Decarbonizzazione

Cosa serve all’Italia per sbloccare il suo potenziale nell’idrogeno verde

Un brief di CDP fa il punto su questa risorsa, che potrebbe soprattutto servire a decarbonizzare l’industria

Pubblicato il 14 Feb 2024

Quali sono le barriere allo sviluppo dell’idrogeno verde (prodotto cioè a partire dalle fonti pulite) nel nostro Paese? Alcune risposte interessanti arrivano da un brief recentemente rilasciato da CDP. Il punto di partenza è naturalmente la rilevanza crescente nel dibattito energetico e industriale di questa fonte, in virtù della flessibilità e versatilità con cui può contribuire alla decarbonizzazione dell’economia. Il dato di fatto è che ad oggi l’idrogeno è prodotto quasi esclusivamente utilizzando fonti fossili ed è impiegato prevalentemente come materia prima non energetica nella raffinazione petrolifera e nella chimica.
Negli scorsi anni la strategia europea sull’idrogeno, il pacchetto Fit-for-55, la Comunicazione REPowerEU e i fondi NextGenerationEU hanno dato notevole slancio alle prospettive di sviluppo dell’idrogeno verde, con obiettivi molto ambiziosi al 2030.
Eppure, avverte il report, l’idrogeno risente di un’efficienza di conversione limitata: l’energia prodotta è pari a circa il 60% di quella immessa. L’impiego di idrogeno verde dovrebbe, quindi, essere orientato principalmente alle applicazioni per cui un utilizzo diretto dell’energia elettrica non è ad oggi possibile.

Dove impiegare l’idrogeno verde

In particolare, l’idrogeno verde potrebbe offrire il contributo maggiore alla decarbonizzazione se usato nei settori industriali hard-to-abate, cioè i comparti dove l’elettrificazione è tecnicamente non percorribile o economicamente poco vantaggiosa e che in Italia rappresentano l’85% dei consumi di gas naturale dell’industria.
Ma quali sarebbero i passaggi necessari? Secondo CDP, se in Italia si volesse già soddisfare l’attuale domanda di idrogeno con idrogeno verde e sostituire un quinto dell’attuale consumo di gas da parte dell’industria italiana, sarebbe necessario un fabbisogno addizionale di potenza da fonti rinnovabili tra i 25 e i 30 GW, equivalente a circa il 50% dell’attuale capacità rinnovabile installata in Italia.
Come facile da intuire si tratta di valori molto elevati, il cui conseguimento è ostacolato da molteplici barriere, tra cui soprattutto i costi di produzione ben più elevati rispetto alle fonti fossili che dovrebbero sostituire e una domanda di mercato ancora molto ridotta, in assenza di incentivi e obblighi minimi.
Eppure, nello sviluppo del mercato dell’idrogeno, l’Italia gode di alcuni punti di forza rispetto ai principali paesi europei: tra questi un sistema manifatturiero ai primi posti nell’UE per produzione di tecnologie termiche e meccaniche convertibili all’idrogeno. Inoltre il nostro Paese può contare su una rete del gas capillare, in parte importante riadattabile facilmente al transito dell’idrogeno. Inoltre la crescente produzione di energie rinnovabili e lo sviluppo del biometano rendono questa fonte facilmente integrabile nel sistema energetico. L’Italia naturalmente può vantare una posizione geografica strategica come hub energetico, per i flussi provenienti dal Nord Africa, come previsto anche dalla programmazione UE di sviluppo delle infrastrutture dell’idrogeno.

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I necessari cambiamenti di policy

In definitiva, secondo il report, per cogliere queste opportunità è fondamentale l’adozione di adeguate policy per completare il contesto regolatorio necessario a favorire un utilizzo maggiore dell’idrogeno verde. Tra queste:
– l’elaborazione di una strategia nazionale che indirizzi gli sforzi verso il consolidamento della filiera e il perseguimento degli obiettivi di decarbonizzazione;
– l’implementazione di meccanismi di incentivazione per la produzione di idrogeno verde, che si affianchino a quelli già previsti dal PNRR, così da colmare il gap di costo rispetto alle fonti fossili;
– semplificare i processi autorizzativi e accelerare l’attuazione delle misure previste nel PNRR;
– proseguire sulla strada già intrapresa di sostegno alle attività di ricerca e innovazione e sviluppo industriale

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