Efficienza energetica

Energy management: cos’è e cosa significa per le aziende

Il termine Energy Management fa riferimento a tutte quelle attività avviate da un’organizzazione per gestire in maniera efficace i propri consumi

01 Mar 2022

Gianluigi Torchiani

efficienza energetica

Energy management: in un momento quello attuale caratterizzato dal Caro Bollette, rappresenta una delle parole chiave del mondo dell’energia. Ma che cosa si intende esattamente con Energy management? Quali sono le sue implicazioni? Chi interessa veramente? Vediamolo nel dettaglio.

Cosa significa energy management?

Partiamo innanzitutto dalla definizione di Energy management: si intendono tutte quelle attività utili per gestire efficacemente l’energia in un’organizzazione (piccola, media o grande), sia essa un’impresa, un Comune o un ente privato/pubblico, con lo scopo di ridurne i consumi e aumentarne l’efficienza nell’utilizzo. In senso esteso anche un semplice privato potrebbe mettere in atto delle strategie di energy management per gestire i propri consumi energetici individuali (abitazione, trasporto), ma solitamente questo aspetto non è incluso nel significato comune attribuito a questo termine. Piuttosto, ci troviamo di fronte all’energy management quando un’organizzazione (privata o pubblica) sta effettuando azioni organizzative, tecniche e comportamentali in modo economicamente corretto, con l’obiettivo di migliorare le sue prestazioni energetiche, mantenendo nel tempo i miglioramenti raggiunti. Questi target possono essere raggiunti attraverso l’implementazione di nuove tecnologie o buone pratiche più efficienti dal punto di vista energetico o che, comunque, consentano di monitorare puntualmente i consumi energetici stessi. D’altra parte, l’Energy Management non si esaurisce soltanto nella realizzazione di interventi di efficienza energetica: fondamentale è anche l’elaborazione delle strategie di efficientamento (inclusa la valutazione degli obiettivi), la successiva fase di verifica dei risultati, nonché di aggiornamento delle politiche e degli stessi obiettivi, quando necessario.

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Sostanzialmente per mettere in atto una seria e corretta azione di energy management in un contesto organizzativo possono essere previste quattro diverse fasi:
1) Raccolta dei dati energetici e misurazione del consumo di energia
2) Individuazione delle opportunità per risparmiare energia
3) Realizzazione delle azioni
4) Monitoraggio dei progressi e miglioramento continuo

Ovviamente è impossibile parlare di Energy management senza fare riferimento agli energy manager, ovvero alla figura professionale maggiormente chiamata a dare attuazione a una strategia di questo tipo. Come mette in evidenza Fire (Federazione Italiana per l’uso razionale dell’energia) l’energy manager è un soggetto che ha il compito di gestire ciò che riguarda l’energia all’interno di un’azienda, un ente pubblico, o più in generale una struttura, verificando i consumi, ottimizzandoli e promuovendo interventi mirati all’efficienza energetica e all’uso di fonti rinnovabili. L’energy manager, inoltre, è tenuto occuparsi degli acquisti di energia elettrica e altri vettori energetici, cercando innanzitutto di ridurre i costi, mantenendo al contempo la piena disponibilità dei servizi.
La figura dell’energy manager, intesa come tecnico responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia, è stata promossa in Italia con la Legge 10/91 al fine di stimolare il controllo dei consumi e la diffusione di buone pratiche di risparmio energetico presso i soggetti pubblici e privati caratterizzati da consumi rilevanti. Sono infatti obbligate alla sua nomina le aziende industriali con consumi oltre i 10.000 tep, ma anche le organizzazioni dei settori civile, trasporti e terziario oltre i 1.000 tep

 Miglioramento dei propri consumi

L’Energy Management, come abbiamo visto, è strettamente connesso al miglioramento dei consumi energetici. Le aziende di tutti i settori possono infatti ridurre le spese energetiche per tagliare i propri costi operativi, ma anche per ottenere vantaggi ambientali (riduzione delle emissioni) e ritorni positivi da un punto di vista dell’immagine. Senza dubbio, i requisiti e le pratiche specifiche per ottenere un miglioramento dell’efficienza energetica variano a seconda del settore di appartenenza e delle specificità aziendali, ma esistono una serie di principi fondamentali e di tecniche/tecnologie che possono essere applicati trasversalmente. Ad esempio irrinunciabile è una fase di asset iniziale – che permetta di scoprire le eventuali sacche di inefficienza interne – e il successivo monitoraggio dei consumi energetici, ormai sempre più spesso attuato tramite l’impiego soluzioni IoT o digitali. Il presupposto di queste operazioni è che soltanto la conoscenza puntuale dei parametri energetici possa consentire di mettere in atto gli opportuni interventi di efficientamento.

Una volta individuate le anomalie nei consumi è poi possibile intervenire: per quanto riguarda l’illuminazione, qualsiasi organizzazione può dotarsi di lampade e corpi illuminanti più efficienti (come i Led), di dispositivi per la regolazione del flusso, nonché di sensori di luminosità e di presenza. In tutti i contesti è possibile intervenire sulla climatizzazione degli ambienti, rendendola più efficiente con caldaie ad alta efficienza o pompe di calore accoppiate con contabilizzazione, valvole termostatiche, ecc. Un’altra possibilità per un efficace energy management è quelle di aumentare l’autonomia energetica interna, investendo nell’autoproduzione: questo significa, quasi sempre, puntare su tecnologie come fotovoltaico e cogenerazione. L’acquisto di motori elettrici di nuova generazione, in particolare nel settore industriale (ma anche nel civile), può consentire consistenti risparmi di elettricità. In ambito trasporti, risparmi consistenti possono essere ottenuti attraverso soluzioni software per la gestione aziendale e la mobilità elettrica/condivisa.

A chi è rivolto

Come abbiamo descritto in precedenza, Energy Management significa prestare un’attenzione sistematica all’energia con l’obiettivo di migliorare continuamente le prestazioni energetiche delle organizzazioni, pubbliche e private. Non è quindi necessario essere per forza un’azienda industriale per mettere in atto politiche e strategie di energy management. Ancora meno noto è che le utility energetiche, così come le altre società di servizi pubblici, adottino da tempo strategie di energy management per garantire che le loro centrali elettriche e le fonti di energia rinnovabile generino una quantità energia sufficiente per soddisfare la domanda. Anche il settore pubblico, come descriveremo nel paragrafo successivo, può implementare delle strategie di energy management. Un altro errore da non commettere è quello di pensare che l’energy management sia soltanto una questione per le grandi organizzazioni o per le imprese particolarmente energivore. Anche le Pmi, seppure escluse dall’obbligo di nomina di energy manager e dalla diagnosi energetica obbligatoria, possono trarre numerosi benefici dall’adozione di una strategia tesa al risparmio energetico, che può essere effettuata magari appoggiandosi a dei consulenti energetici esterni. Insomma, l’attuazione di una strategia di energy management è fattibile per tutte le organizzazioni, anche se chiaramente i vantaggi sono superiori per quelle aziende che hanno consumi energetici importanti in relazione al proprio fatturato.

Energy management nel settore pubblico

Come abbiamo detto, anche la PA ha la possibilità di mettere in atto delle strategie di energy management, che possono risultare particolarmente utili in tempi di spending review e ottimizzazione degli sprechi. Inoltre, oltre ai benefici associati a un uso corretto dell’energia, c’è da considerare che le decisioni della PA possono svolgere un ruolo di esempio e di apripista per la società, stimolando i cittadini e le imprese del territorio a fare altrettanto. Permettendo anche di sostenere le aziende impegnate nel mercato dell’efficientamento e delle fonti rinnovabili. Alcune amministrazioni pubbliche sono tenute per legge alla nomina di un energy manager, a cui spetterà il compito di mettere in atto le opportune azioni di energy management. La soglia oltre la quale diventa obbligatoria la nomina, espressa in tonnellate equivalenti di petrolio (tep), è per le P.A. pari a 1.000 tep/anno. La nomina va effettuata entro il 30 aprile di ogni anno e i consumi di riferimento per il calcolo delle soglie sono quelli dell’anno antecedente l’anno della nomina stessa. Eppure, come abbiamo raccontato recentemente su Energyup.Tech, la PA continua purtroppo a manifestare tassi di inosservanza elevati dell’obbligo di nomina, frenando così la spinta del settore pubblico verso la transizione ecologica. Le ragioni di questo ritardo, secondo Fire, risiedono essenzialmente nello scarso interesse verso la tematica energetica di una parte delle amministrazioni pubbliche.

I benefici

Molte organizzazioni restano riluttanti a concentrarsi sull’energy management o a investire in misure di efficienza energetica. Il problema vale soprattutto per quelle aziende in cui la componente energia non incide in misura considerevole sul fatturato aziendale e dove quindi la logica resta quella di concentrare risorse e investimenti soltanto sulle attività ritenute fondamentali per il business. In questi casi, purtroppo, il rischio è di accorgersi dell’importanza dell’energy management soltanto in momenti particolari, ovvero in occasione di rialzi generalizzati dei prezzi dei beni energetici. Eppure, i vantaggi di una buona strategia di energy management vanno al di là della riduzione delle spese correlate all’energia. Il primo aspetto da considerare è la riduzione del rischio d’impresa: più un’organizzazione spende in energia, maggiore è il rischio che la volatilità dei beni energetici possa incidere sulla sua redditività, condizionando investimenti e scelte future.

L’aspetto ambientale e di sostenibilità è poi sempre più connaturato a una efficace politica di energy management: buona parte delle imprese sono tenute a ridurre sempre più nel tempo le proprie emissioni nocive. E l’efficientamento energetico di processi e produzioni, quasi sempre, rappresenta una strada obbligata per raggiungere questi traguardi. I progetti di efficienza, proprio per il loro impatto ambientale positivo, possono essere anche “spesi” in ottica di marketing e per rafforzare le relazioni con clienti e fornitori. Non va poi trascurato che gli investimenti in efficienza in Italia consentono di accedere a una serie di incentivi e meccanismi, il più noto dei quali è quello dei Certificati Bianchi. Infine, è ormai noto che l’adozione di una politica di energy management trascina con sé opportunità che vanno al di là degli aspetti meramente energetici: spesso e volentieri i progetti di efficienza comportano il ridisegno di processi industriali e modalità organizzative, con un impatto positivo sulla produttività e non solo.

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Gianluigi Torchiani

Nato a Cagliari nel 1981, giornalista professionista, scrive da quindici anni di tecnologia ed energia. Dal 2014 è editor per il Gruppo Digital360

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