Energy manager: un mestiere in crescita, nonostante i ritardi della PA - Energyup

Efficienza energetica

Energy manager: un mestiere in crescita, nonostante i ritardi della PA

Dario Di Santo, Managing Director di Fire, evidenzia come il numero di nomine da parte dei soggetti obbligati sia aumentato soprattutto nel 2020. E anche l’attenzione delle organizzazioni a questa figura, complessivamente, appare in crescita

23 Dic 2021

Gianluigi Torchiani

Dario Di Santo, Managing director di Fire

La transizione ecologica passa anche da una maggiore diffusione dell’efficienza energetica, come abbiamo scritto più volte. La diminuzione dei consumi energetici, a sua volta, è legata non soltanto all’utilizzo di tecnologie adeguate, ma anche alle scelte effettuate dalle persone inserite negli specifici contesti aziendali. Ovvero, soprattutto, dagli energy manager – le figure che hanno il compito di gestire l’energia all’interno di un’organizzazione – , le cui nomine da parte dei soggetti obbligati sono in aumento nel nostro Paese (+18% dal 2014 al 2020), tanto che al 2020 si potevano contare su 1.702 nominati, a cui vanno aggiunte 761 nomine da parte di soggetti volontari. Delle prospettive degli energy manager nel nostro paese abbiamo parlato con Dario Di Santo, Managing Director di FIRE, Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia, associazione di riferimento per l’efficienza energetica e che dal 1992, su incarico del Ministero dello Sviluppo Economico a titolo non oneroso, coordina la rete degli energy manager individuati ai sensi della Legge 10/91, recependone le nomine e promuovendone il ruolo attraverso varie iniziative.

Gli effetti della pandemia

A proposito della crescita degli energy manager, l’opinione di Di Santo è che “Negli ultimi anni la tendenza è stata continuativamente quella di una crescita, non ci sono stati dal 2014 ad oggi degli andamenti differenti: il numero di energy manager è sempre cresciuto anno dopo anno. Difficile dire però se l’incremento 2019-20 fosse atteso: sicuramente nel tempo l’attenzione verso questa figura è aumentato, a prescindere dall’obbligo di legge, peraltro largamente disatteso nella PA. Questo, in parte, può giustificare l’aumento del 2020, ma non è sufficiente a spiegarlo del tutto: c’è da evidenziare che il 2020 è stato un anno po’ particolare, per effetto della pandemia. La scadenza standard del 30 aprile per la nomina degli energy manager era stata infatti posticipata al 21 luglio. Avere questo periodo aggiuntivo ha fatto sì che tutti quei soggetti che hanno effettuato le nomine dopo il 30 aprile siano stati inseriti nelle nostre statistiche, al contrario degli altri anni. Tanto che ci aspettiamo che i numeri del 2021, anno in cui non c’è stata una proroga di questo tipo, saranno inferiori e non altrettanto brillanti. Però – detto questo – è un segnale positivo che le nomine continuino ad aumentare, sia da parte dei soggetti obbligati che di quelli volontari. Tanto più che in quest’ultimo caso esistono incentivi, bonus o altri fattori a spingere la nomina degli Energy manager. È un segnale, inoltre, di quanto si sia rafforzata l’attenzione intorno a questa figura. D’altronde, se si vuole fare la transizione energetica servono le persone, non bastano le tecnologie o gli incentivi”.

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Il disinteresse della PA

Eppure, in questo contesto di crescita c’è un dato poco rassicurante: la PA continua purtroppo a manifestare tassi di inosservanza elevati dell’obbligo di nomina, frenando così la spinta del settore pubblico verso la transizione ecologica. Le ragioni di questo ritardo, secondo Fire, non sono particolarmente complesse: “La causa risiede essenzialmente nello scarso interesse: non c’è una ragione procedurale, operativa o pratica che possa giustificare questi dati nella PA rispetto a un’impresa privata di grandi dimensioni. Lo dimostra il fatto che nella branca della PA più energivora, quella della sanità, la situazione sia diversa, con un tasso di nomine superiore. Ma, comunque, riscontriamo che ancora oggi numerosi enti di dimensioni rilevanti ancora non effettuano le nomine e questo non possiamo che registrarlo in maniera negativa. Speriamo che la situazione possa cambiare nel tempo: la Regione Siciliana è stata un esempio virtuoso in tal senso: sono stati previsti degli incentivi per i Comuni che hanno aderito al Patto dei sindaci, che prevedono però l’obbligo di nomina degli energy manager, accompagnati anche da appositi corsi di formazione. Il risultato è che in Sicilia si è registrato un deciso incremento delle nomine da parte dei soggetti obbligati”.

L’identikit degli Energy manager

Ma chi sono oggi gli Energy manager italiani? Difficile tracciare un identikit complessivo, dal momento che la situazione è estremamente variegata. Anche se la figura più in linea con la carica di energy manager potrebbe essere quella dell’ingegnere energetico, nella pratica si trova poi un po’ di tutto, dai laureati in giurisprudenza a quelli in economia, capaci di ottenere anche risultati estremamente positivi. Gli uomini sono in grande prevalenza, mentre le donne – nonostante una crescita degli ultimi anni – restano una minoranza degli energy manager (9%). “Tra gli energy manager italiani si trova un po’ di tutto: sia in termini di inquadramento, che di percorso di studi (c’è una predominanza di percorsi di tipo ingegneristico ma abbiamo EM provenienti da tutte le facoltà). Lo stesso vale per le attività svolte: ci sono energy manager più focalizzati sulle attività di gestione degli impianti, altri più sull’approvvigionamento e generazione energia, ecc. Ci sono Energy manager molto vicini ai decisori aziendali e molto coinvolti nelle scelte strategiche aziendali, mentre in altre realtà tutto questo non avviene. Permangono anche differenze sui mezzi per portare avanti scelte e investimenti: c’è chi ha risorse dedicate, chi no, alcuni sono costretti a confrontarsi esclusivamente con il payback time, mentre altri hanno più libertà di azione.”.

L’importanza della certificazione EGE

Relativamente alla formazione, secondo Fire un parametro di riferimento è la certificazione come EGE (Esperto gestione dell’energia) secondo la norma UNI CEI 11339. “In generale la formazione è importante, la certificazione EGE attesta un percorso di studio o esperienziale adeguato e la capacità di superare un esame scritto e orale, sviluppando così competenze che sono indispensabili per lavorare in ambito energetico. In effetti l’efficienza energetica è un tema molto tecnico, complicato e complesso. Non è casuale che a parole tutti la invochino, ma quando poi potrebbe essere realmente applicabile – basti pensare il recente dibattito sul caro energia – nessuno ne parla più. E perché se ne scordano? Perché se non si è addetti ai lavori è difficile applicarla. Dunque la certificazione è molto utile, non solo per gli energy manager ma per tutti i professionisti che lavorano in questo contesto. In particolare la certificazione è importante quando la nomina degli energy manager ricade su dei consulenti esterni: è chiaro che in questo caso la figura deve essere per forza tecnicamente valida. Nelle grandi organizzazioni è invece importante soprattutto che l’energy manager sia un dirigente, cioè un soggetto in grado di incidere effettivamente sulle scelte aziendali e di influenzarne le decisioni. Si tratta anche di una testimonianza di quanto l’organizzazione abbia compreso l’importanza di questa figura e la inquadri nel modo opportuno. Il massimo dei risultati, comunque, si ottiene quando l’impresa adotta un sistema di gestione dell’energia Iso 5001 : in questo caso è presente tutto ciò che serve a far lavorare al meglio l’energy manager (target, controlli, obiettivi, ecc). L’aspetto fondamentale, comunque, è che le aziende riescano a comprendere che l’energia non è soltanto un mezzo per ridurre i costi, ma bensì una leva per migliorare il core business aziendale”.

Una figura più considerata

In definitiva, oggi gli Energy manager sono più o meno considerati rispetto al passato all’interno delle aziende italiane? Anche in questo caso, la risposta non può essere univoca:” Da una nostra indagine che abbiamo condotto lo scorso, abbiamo anno, abbiamo riscontrato un certo miglioramento generale. Però la situazione è molto variegata, con alcune imprese che vanno anche a ritroso, altre ancora che adottano un approccio conservativo. Però comunque abbiamo notato una crescita continua della competenza sul tema: rispetto al passato si trovano sempre più energy manager competenti e coinvolti nelle scelte aziendali, in particolare nelle imprese che hanno compreso l’importanza del tema energia”, conclude Di Santo.

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Gianluigi Torchiani

Giornalista classe 1981, scrive abitualmente di tecnologia ed energia. Editor Gruppo Digital360

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