Energy Management

Mapei: efficienza energetica come parte integrante di un percorso di sostenibilità

Roberto Stellino, Energy manager del Gruppo Mapei, racconta gli interventi di efficientamento effettuati negli ultimi anni dal gruppo. Spiegando come si debba muovere l’EM in un contesto industriale

24 Feb 2022

Gianluigi Torchiani

Roberto Stellino, Energy manager del Gruppo Mapei

L’efficienza energetica come parte rilevante di un percorso aziendale già avviato da diversi anni verso la sostenibilità ambientale. Così può essere riassunto il peculiare approccio all’energia del Gruppo Mapei, uno tra i maggiori produttori mondiali di prodotti chimici per l’edilizia. Con 91 consociate in 57 Paesi, 84 stabilimenti produttivi operanti in 35 Paesi e 32 laboratori di Ricerca&Sviluppo in 20 Paesi, il Gruppo occupa circa 11.000 dipendenti in tutto il mondo, con un fatturato consolidato di 2,8 miliardi euro nel 2020. Nella convinzione che la sostenibilità rappresenti un asset fondamentale per l’azienda, i prodotti e le soluzioni Mapei sono realizzati con materiali che salvaguardano l’ambiente e la salute degli applicatori e degli utilizzatori e sono sviluppati per ridurre i consumi energetici.

L’efficienza energetica per Mapei

In Italia, come racconta a Energyup.Tech, Roberto Stellino, Energy manager del Gruppo Mapei, Mapei è attiva con tre stabilimenti produttivi a Robbiano di Mediglia (principale impianto del Gruppo), Latina e San Cesario sul Panaro e con un centro di distribuzione a Sassuolo. Complessivamente sul territorio nazionale l’azienda ha un fabbisogno energetico annuale di circa 50 milioni di kWh di elettricità e 170 milioni di kWh di energia termica (prevalentemente gas naturale). Si tratta di volumi importanti ma Mapei non ricade comunque nella classificazione di impresa energivora prevista dalle normative nazionali. “L’efficienza energetica si inserisce in una strategia più ampia del Gruppo Mapei che si basa su 4 Pilastri: sostenibilità, internazionalizzazione, specializzazione e ricerca e sviluppo. In questo contesto il dipartimento Energia in Mapei è collocato all’interno delle operations dell’engineering: questo significa che, quando sono avviati progetti importanti il nostro team ne viene subito a conoscenza, valutando se esista l’opportunità di realizzarli in maniera efficiente da un punto di vista energetico”.

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Gli interventi realizzati

Non a caso, Mapei ha realizzato negli ultimi anni numerosi interventi di efficientamento, ad esempio tramite il rinnovamento la maggioranza delle centrali di produzione di energia termica, dotate di sistemi ad altissima efficienza, certificati dal Gse. Nel 2020 c’è stata poi l’installazione presso lo stabilimento Vinavil di Villadossola di un nuovo compressore ad alta efficienza, meglio capace di rispondere ai fabbisogni di aria compressa del sito produttivo, che ha permesso una riduzione di quasi il 9% rispetto all’energia elettrica prelevata dalla rete. Un altro progetto estremamente significativo ha riguardato l’ottimizzazione sulle linee di produzione per l’essicazione delle dispersioni copolimeriche: “In questo caso è stato fatto un lavoro che ha portato a un miglioramento dell’efficienza del 15%. Detto in maniera estremamente semplificata: prima, scaldando il gas, producevamo un fluido termovettore che andava a essiccare i nostri prodotti, ora invece abbiamo studiato una tecnologia tale da eliminare questo passaggio intermedio, in modo che il gas sia in grado di effettuare direttamente l’essicazione”. Sono stati previsti anche dei progetti di relamping, ovvero di sostituzione delle lampadine al neon con quello a led, soprattutto nei principali stabilimenti industriali di Latina e Mediglia.

Il ruolo dell’autoproduzione

Sul fronte dell’autoproduzione, sono inoltre presenti tre impianti di cogenerazione, installati presso gli stabilimenti delle consociate Vinavil, Polyglass e Vaga, con un prossimo passaggio verso la trigenerazione: “Abbiamo in programma un grosso investimento in un impianto, che passerà da 1 MW a 2,7 MW elettrici, con un’efficienza globale che aumenterà dal 60% ad circa il 90%. Sinora, infatti, non riuscivamo a sfruttare i cascami termici a temperatura più bassa della cogenerazione: ora potremo associare al cogeneratore un sistema frigorifero ad assorbimento per la produzione di acqua refrigerata, che impiegheremo per il processo produttivo in sostituzione di altre macchine frigorifere”. All’autoproduzione contribuiscono anche due impianti fotovoltaici da circa 800 kWp (quindi di grandi dimensioni) presenti presso i siti della Capogruppo di Mediglia e Latina. “Si tratta di impianti costruiti sopra i nostri stabilimenti; ci siamo appoggiati a un partner esterno che ha effettuato l’investimento per nostro conto, mentre noi acquistiamo l’energia elettrica prodotta. In futuro vogliamo estendere il numero di impianti solari; di alcuni attendiamo soltanto le autorizzazioni, altri sono in fase di sviluppo interno. A differenza del passato, inoltre, effettueremo degli investimenti diretti”.

L’impatto del caro energia

Mapei, come tutte le altre attività produttive del Paese, è interessata alla corsa dei prezzi dei beni energetici, anche se non in modo così drammatico come in altre realtà: “Non abbiamo dovuto prendere misure estreme come il blocco della produzione. In generale comunque l’impatto è stato importante, con i prezzi che sono più che raddoppiati rispetto ai valori del 2019. Abbiamo limitato i danni grazie alle strategie di hedging, coprendoci con dei contratti a medio-termine. Ma già oggi l’impatto è inevitabilmente enorme. ln questo senso, abbiamo accelerato le approvazioni dei progetti di efficientamento che erano già in corso. Abbiamo anche amplificato la sensibilizzazione dei responsabili di stabilimento, nella convinzione che la prima fonte rinnovabile sia il risparmio energetico. Detto questo, tutti gli interventi che potremmo prevedere non avranno mai i tempi di reazione del mercato, che ha visto i prezzi aumentare anche del 30/40% in una sola settimana”.

Il ruolo dell’energy manager

In questo il lavoro e le competenze dell’energy manager sono forse ancora più importanti rispetto al recente passato: “Personalmente ho studiato al Politecnico di Torino, laureandomi in ingegneria energetica e nucleare. Successivamente per otto anni ho lavorato in una multinazionale dell’automotive, occupandomi di manutenzione ed energia. Dopo aver fatto l’energy manager in un’altra multinazionale del settore, ormai da un anno e mezzo faccio parte della famiglia Mapei. Nel frattempo ho anche seguito un master sull’energy management presso il Politecnico. Insomma, dopo una formazione profondamente tecnica ho poi avuto modo di approfondire aspetti finanziari, di management e autorizzativi e legali, che non sono certo da trascurare. L’energy management, come dico sempre, è composto da 3 pilastri: l’efficientamento energetico, acquisti e contrattuale e la parte normativa e legale. Quest’ultima, in particolare, rappresenta il rischio più alto da considerare per i progetti”. Ma quali sono le doti che deve possedere un buon energy manager di una multinazionale come Mapei? “Dal mio punto di vista occorre sapersi interfacciare con degli interlocutori molto diversi tra di loro, dai tecnici agli impiegati degli enti statali, fino ai colleghi della parte amministrativa e finanziaria: tutte persone che hanno dei background e degli interessi estremamente differenti. Dunque occorre esprimere i concetti in maniera semplice. È fondamentale anche l’approccio all’innovazione: bisogna avere sempre un approccio proattivo a tutto quello che c’è di nuovo e anche di sconosciuto sul mercato”.

Le conseguenze della trasformazione digitale

Già oggi gli strumenti digitali supportano il lavoro quotidiano di energy management in Mapei, ma per il futuro è all’orizzonte la sfida dell’intelligenza artificiale: “La trasformazione digitale ha reso possibile semplificare il lavoro dell’energy manager, permettendoci di sfruttare al meglio il nostro tempo. Oggi siamo in grado di monitorare ormai tutti i parametri ( temperature, pressioni, portata, ecc) in tempo reale, anche accorgendoci di anomalie da un punto di vista energetico, che un tempo potevano essere notate solo in bolletta, anche con un paio di mesi di ritardo. Il problema è questi sistemi di gestione spesso si sono sviluppati in maniera autonoma gli uni rispetto agli altri. Perciò, nel momento in cui occorre tradurre le informazioni prodotte in azione, soprattutto in risposta a quello che succede in un mercato così volatile, occorre affidarsi alla figura di un’analista che interpreti i dati e li traduca in istruzioni. In futuro potremmo vedere una maggiore sinergia tra questi sistemi, grazie all’utilizzo di AI e machine learning: nel caso della cogenerazione, ad esempio, la AI potrebbe permettere di trovare soluzioni più efficienti in funzione del mercato, del performance della macchina e dei fabbisogni istantanei delle utenze. Stiamo vagliando alcune proposte in tal senso, ma ancora forse il mercato non è abbastanza maturo”, conclude l’energy manager.

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Gianluigi Torchiani

Nato a Cagliari nel 1981, giornalista professionista, scrive da quindici anni di tecnologia ed energia. Dal 2014 è editor per il Gruppo Digital360

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