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AWS: così il cloud spinge l’efficienza energetica

Philippe Desmaison Technology Executive Advisor – Sustainability Ambassador di AWS, evidenzia anche l’importanza delle fonti rinnovabili nella strategia complessiva di decarbonizzazione perseguita dal gruppo

28 Giu 2022

Gianluigi Torchiani

Philippe Desmaison, Technology Executive Advisor - Sustainability Ambassador AWS

La nostra vita professionale e personale si svolge sempre di più all’interno di piattaforme e applicazioni digitali. Dietro il loro funzionamento, sempre più spesso, ci sono i mega data center dei grandi provider del cloud, che assicurano lo spazio e la potenza di calcolo necessaria. Ma i data center sono dei luoghi decisamente energivori, dal momento che l’elettricità serve non soltanto ad alimentare i server ma anche a impedire un pericoloso surriscaldamento dei locali e degli apparati. La proliferazione delle attività digitali e del numero data Center, dunque, obbliga dunque i big dell’IT a guardare con particolare attenzione all’efficienza energetica e alla sostenibilità ed, effettivamente, una svolta di questo tipo appare già in atto. AWS ad esempio, come racconta a Energyup.Tech Philippe Desmaison Technology Executive Advisor – Sustainability Ambassador di AWS, sembra aver imboccato effettivamente questa strada, grazie anche al supporto decisivo della tecnologia cloud. “La sostenibilità è importante non soltanto per noi, ma anche i nostri clienti e i nostri dipendenti. Circa il 3-4% della Co2 emessa a livello globale è legata alle attività digitali, è qualcosa che dobbiamo tenere conto. Per questo motivo nel 2019 Amazon ha lanciato l’iniziativa Climate Pledge, attraverso cui diverse aziende si impegnano a diventare Net Zero dieci anni prima di quanto previsto dagli accordi di Parigi, cioè entro il 2040”. Un approccio che, sottolinea Desmaison, è particolarmente sfidante, dal momento che si tratta di eliminare completamente i consumi di carbonio e non di nasconderli mediante qualche tecnologia (come ad esempio la Cattura e sequestro della CO2). Per questo motivo è previsto uno speciale fondo da 2 miliardi di dollari, il Climate pledge Fund, dedicato appositamente a finanziare le startup capaci di sviluppare progetti e innovazioni volti alla riduzione del carbonio.

Come minimizzare l’impatto ambientale nel cloud

Ma se la sostenibilità è importante per AWS, lo è altrettanto per le sue centinaia di migliaia di clienti? “Sempre più spesso i clienti si rivolgono ad AWS chiedendoci cosa possono fare per la sostenibilità. Per questo motivo abbiamo sviluppato un approccio che cerca di spiegare concretamente cosa sia possibile fare. Il modello è quello della condivisione delle responsabilità: come provider noi siamo responsabili della sicurezza del cloud, mente il cliente della sicurezza nel cloud. Per la sostenibilità è esattamente la stessa cosa: noi ci occupiamo della sostenibilità del cloud, cercando di creare il cloud più green possibile, ma i clienti sono comunque responsabili dell’utilizzo che ne fanno. Per questo motivo assicuriamo al cliente un tool, direttamente integrato nella console, che rende disponibili le informazioni relative alla propria carbon footprint su AWS, ribattezzato Customer carbon footprint tool. Inoltre il nostro AWS Well-Architected, il concetti essenziali, i principi progettuali e le best practice di architettura per progettare ed eseguire carichi di lavoro sul cloud, si è da poco arricchito di un nuovo pilar sulla sostenibilità. Si tratta di una via per dare ai nostri clienti le migliori best practices per minimizzare il loro impatto ambientale nel cloud, esistono diverse architetture che sono in grado di ottenere risultati importanti in tal senso”.

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Perchè il cloud è più efficiente

Ciò non toglie che, secondo AWS, il cloud sia energeticamente più efficiente dell’on premise, addirittura con un fattore di uno a cinque: Desmaison fa riferimento, in particolare, a una ricerca condotta da 451 Research su oltre 300 aziende che gestiscono i propri data center in diverse industry tra Francia, Germania, Irlanda, Spagna e Svezia. Secondo cui le aziende possono ridurre il proprio consumo energetico di quasi l’80% spostando i carichi di lavoro di elaborazione dai data center locali ad AWS. Lo studio evidenzia anche che, rispetto alle risorse tecnologiche di un’azienda europea media, i server cloud sono circa tre volte più efficienti dal punto di vista energetico e i data center AWS sono fino a cinque volte più efficienti. “La principale differenza rispetto all’on premise è che con lo stesso server cloud si condividono le risorse con differenti clienti, dunque è per questo motivo che il cloud è intrinsecamente più efficiente da un punto di vista energetico. Inoltre utilizziamo Graviton 2, un processore ARM con ottime performance in termini di watt utilizzati, di cui presto arriverà una terza versione”. L’idea di AWS è che si possa impiegare il cloud, per rendere le organizzazioni complessivamente più green, non soltanto relativamente all’IT. In altre parole tutta una serie di tecnologie che possono essere fruite attraverso il cloud, come big, data, Ai e IOT possono aiutare le imprese a misurare i progressi fatti e reagire rapidamente.

Il ruolo delle rinnovabili

Molto importanti sono poi gli impegni sul fronte delle rinnovabili: l’obiettivo a breve termine è quello di alimentare Amazon con il 100% di energia rinnovabile entro il 2025. Già oggi, con oltre 15,7 GW di capacità di energia rinnovabile, Amazon è il più grande acquirente di energia rinnovabile a livello globale in Europa. In Italia, attualmente con la formula dei PPA (Power Purchase Agreement), sono operativi due impianti Mazara e Paterno per complessivi 66 MW, mentre è in cantiere un ulteriore progetto solare su scala industriale nel sud Italia da 40 MW di energia rinnovabile: Le rinnovabili sono davvero importanti per noi, perché i data center hanno consumo energetico importanti. Come AWS abbiamo un approccio proattivo che punta alla creazione di nuovi progetti da Fer. Ne abbiamo più di 300 a livello globale e ogni progettoè basato su PPA, lavoriamo con le utility per rendere disponibili nuovi impianti da fonti pulite per i nostri clienti”, conclude Desmaison.

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Gianluigi Torchiani

Nato a Cagliari nel 1981, giornalista professionista, scrive da quindici anni di tecnologia ed energia. Dal 2014 è editor per il Gruppo Digital360

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