Strategie

Come la Ue potrà affrontare l’emergenza gas nel prossimo inverno

L’analisi di I-Com (Istituto per la Competitività) mette in evidenza le politiche dell’Unione Europea per sopperire alla scarsità di import di gas dalla Russia. I rischi per l’Italia

25 Lug 2022

Michele Masulli

L’indipendenza dal gas naturale russo figura oggi tra gli obiettivi principali delle politiche europee soprattutto con l’avvicinarsi dell’inverno. Facendo a meno delle forniture di gas (e in generale di tutte le fonti fossili) dalla Russia, gli Stati UE intendono fiaccare la più significativa delle entrate del bilancio russo e la maggiore fonte di finanziamento del conflitto ucraino. Per questo, già nel mese di giugno, nell’ambito del sesto pacchetto di sanzioni, la Commissione UE aveva introdotto un embargo parziale e progressivo sulle importazioni di petrolio e di prodotti petroliferi.

Le minacce russe

Tanti, nella dimensione europea, hanno sollecitato l’adozione di una misura simile anche per il mercato del gas. Tuttavia, da metà giugno e più ancora con il recente blocco di Nord Stream, va accrescendosi il timore che sia la Russia stessa a ridurre in misura cospicua le esportazioni di gas verso l’Europa, allo scopo di impedire agli Stati UE di rimpinguare gli stoccaggi per volumi adeguati a trascorrere in maniera serena il prossimo inverno. L’impennata nei prezzi che ne deriverebbe potrebbe compensare, infatti, la riduzione dei volumi venduti. Sapremo dopo il 21 luglio, data di termine dei lavori su Nord Stream, a quale livello riprenderanno i flussi attraverso le pipeline che collegano la Russia agli Stati UE. Appare chiaro, tuttavia, che, alla crescita esplosiva che i prezzi del gas sperimentano da un anno a questa parte (nel 2021 in Europa i prezzi spot all’ingrosso sono in media annua più che quadruplicati su base annuale), si aggiunge un rischio di fornitura.

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Le azioni per un inverno sicuro e la diversificazione delle forniture

Al fine di fronteggiare possibili situazioni di emergenza nella stagione invernale, la Commissione ha proposto il piano “Save Gas for a Safe Winter”. Esso precede un Regolamento che fisserà per gli Stati membri l’obiettivo di una riduzione del 15% della propria domanda di gas tra agosto 2022 e marzo 2023. Per l’Italia si tratta di più di 10 miliardi di metri cubi (bcm) l’anno, il 6% circa del consumo interno lordo di energia. La Commissione si impegna anche ad accelerare sulla diversificazione delle rotte di approvvigionamento e apre ad acquisti congiunti per provare a rafforzare l’opportunità di accedere a volumi di gas da fonti alternative. Su questo fronte non ci sono carte facili da giocare. Guardando ai dati, la notizia di maggiore rilievo è l’incremento dell’import di GNL, che dovrebbe attestarsi a 150 bcm a fine anno, ma che, per la natura di questo mercato, porta inevitabilmente con sé tensioni sui prezzi. Dalla Norvegia si osserva un flusso in linea con quello registrato nel 2021 mentre il TAP opera secondo la sua capacità massima (10 bcm). Si registra anche una ripresa della produzione interna (+7%) nonostante la decisione del governo olandese di rinunciare al giacimento di Groningen. Non si avverte, invece, un aumento rilevante di import dall’Africa. Al contrario, si osserva una riduzione consistente dei flussi dalla Libia, mentre l’Algeria sta spostando quote di export dalla Spagna all’Italia, per cui diventerà quest’anno il principale fornitore. Anche l’Oxford Institute for Energy Studies ha voluto mettere in guardia da troppo facili entusiasmi sull’incremento degli approvvigionamenti africani nel breve periodo.

Michele Masulli, Direttore dell’area Energia presso l’Istituto per la Competitività (I-Com),

La preoccupazione stoccaggi

Intanto, è la questione stoccaggi a tenere banco. Per quanto riguarda l’UE, a giugno essi si attestavano a 58 miliardi di metri cubi (il 48%), un volume superiore al 2021, ma inferiore del 20% alla media degli ultimi anni. Se i riempimenti dovessero continuare allo stesso ritmo, si arriverebbe al termine della stagione delle iniezioni con stoccaggi pieno al 90%, di pochi punti percentuali sotto la media. Su questa possibilità incide chiaramente quale sarà nei prossimi mesi il livello dei flussi dalla Russia che oggi sperimentano una riduzione consistente su tutte le tratte, oltre all’azzeramento lungo Nord Stream. L’Italia conosce stoccaggi in linea con il 2021, seppure a un prezzo inevitabilmente molto superiore, con una percentuale di riempimento del 67% ad oggi. Ulteriori misure sono state prese di recente in questo ambito. Il Decreto Bollette ha previsto che il GSE, in coordinamento con Snam, funga da operatore di ultima istanza grazie a una dotazione di 4 miliardi di euro.

Uno sguardo all’Italia

D’altronde, l’esposizione nazionale all’import di gas è considerevole. Nel 2021 il grado di dipendenza dalle forniture estere è salito al 93,5% (dal 92,8% del 2020) e si è osservato il minimo storico della produzione nazionale (3,3 miliardi di metri cubi), che ha fatto segnare – 16,7% rispetto al 2020. L’analisi dei contratti di importazione del gas, svolta dall’ARERA e dal MiTE, rivela, inoltre, la vulnerabilità all’andamento dei prezzi sofferta dal Paese. L’indagine, infatti, segnala la sostanziale scomparsa dei contratti di fornitura di lungo termine e, con essi, di meccanismi di stabilizzazione del prezzo su periodi medio-lunghi. Al contrario, secondo l’Autorità di regolazione, pressoché la totalità dei contratti presenta modalità di indicizzazione ai mercati spot. I meccanismi di adeguamento automatico, le rinegoziazioni annuali e clausole che consentono ai fornitori di chiedere revisioni straordinarie del prezzo non proteggono, se non nel breve periodo, dalla variabilità del prezzo, ma costituiscono un fattore di garanzia dei volumi forniti, elemento che oggi vediamo messo in discussione.

Il ruolo della domanda

Per questo da più parti si invocano provvedimenti al fine di rendere maggiormente consapevoli i consumatori, soprattutto il settore residenziale, della potenziale situazione di rischio. Se negli scorsi mesi, infatti, i clienti industriali, sensibili ai prezzi, hanno contenuto la domanda di gas, lo stesso non si può dire delle famiglie. Al proposito, Enea ha diffuso lo studio “Azioni amministrative e comportamentali per la riduzione del fabbisogno nazionale di gas metano” allo scopo di contribuire al contenimento dei consumi di gas nel settore residenziale. Probabilmente ci sarà bisogno di proseguire con maggiore forza e in maniera corale nell’impegno di coinvolgimento della domanda.

  • Con questa prima analisi EnergyUP.Tech avvia una importante collaborazione scientifica ed editoriale con I-COM (Istituto per la competitività), che arricchirà il sito di punti di vista e opinioni autorevoli relativi all’evoluzione del settore energia 
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Michele Masulli

Ricopre attualmente il ruolo di Direttore dell’area Energia presso l’Istituto per la Competitività (I-Com), dove è stato Research Fellow a partire dal 2017. Laureato in Economia e politica economica presso l’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, successivamente ha conseguito un master in “Export management e sviluppo di progetti internazionali” presso la Business School del Sole24Ore. Attualmente è dottorando di Economia applicata presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi di Roma Tre. Si occupa principalmente di scenari energetici e politiche di sviluppo sostenibile, oltre che di politiche industriali e internazionalizzazione di impresa.

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