Generazione Distribuita

Comunità energetiche: obiettivi sfidanti, ma il quadro normativo è finalmente pronto

Michele Masulli, Direttore Area Energia di I-Com, mette in evidenza come i 2 GW previsti dal PNRR non potranno essere raggiunti senza il contributo degli operatori del sistema energetico

Pubblicato il 16 Gen 2023

Numeri e opportunità degli impianti solari

Sulle comunità energetiche siamo probabilmente al punto di svolta: dopo anni di discussione e risultati tutto sommato deludenti, ora il quadro regolatorio capace di sostenere questo meccanismo sembra essere finalmente pronto. Nelle scorse settimane, infatti, l’ARERA ha reso pubblico il nuovo TIAD (‘Testo integrato autoconsumo diffuso), un testo unico che regola le modalità per valorizzare l’autoconsumo diffuso, con indicazioni chiare e semplificazioni procedurali rispetto alla disciplina transitoria vigente dal 2020, in attuazione dei decreti legislativi 199/21 e 210/21. Nel TIAD rientrano tutti i sistemi per l’autoconsumo diffuso: gruppi di autoconsumatori che agiscono collettivamente in edifici e condomini, comunità energetiche e autoconsumatori individuali su rete pubblica. Come racconta a EnergyUp.Tech Michele Masulli, Direttore area energia di I-Com, “Si tratta di una delibera molto attesa che definisce il quadro delle regole in materia di comunità energetiche e autoconsumo. Prima di questo atto esisteva soltanto una disciplina transitoria del 2020, che ora è dunque superata. Nel TIAD vengono fornite delle definizioni univoche per varie tipologie di configurazioni, dall’autoconsumo alle comunità energetiche e vengono definiti anche i criteri per l’accesso. Non solo: entro qualche settimana il Ministero dovrebbe anche pubblicare il decreto che definisce criteri e modalità di concessione degli incentivi per le comunità energetiche e, a quel punto, il quadro normativo e regolatorio dovrebbe essere finalmente completo”.

Gli obiettivi italiani

Michele Masulli, Direttore Area Energia di I-Com,

Anche perché con il Dlgs 199/2021 le Comunità energetiche avevano già ricevuto una spinta importante, in particolare attraverso l’aumento della potenza degli impianti installati (passata da 200 kW a 1 MW) e della stessa estensione territoriale, che ora fa riferimento all’area geografica sottesa alla cabina primaria e non più alla cabina secondaria. Tutto, insomma, sembra essere pronto per spingere le comunità energetiche, anche alla luce degli sfidanti obiettivi imposti dal PNRR: “Le attese sono sicuramente tante rispetto alle comunità energetiche perché il PNRR fissa degli obiettivi che sono molto sfidanti: nel Piano è stato stabilito l’obiettivo di installare 2 GW tra autoconsumo e CER entro alla fine del 2026. Il problema è che, secondo i dati del GSE, al 30 settembre 2022  erano attive circa 54 configurazioni tra autoconsumo collettivo e Cer, per la maggioranza concentrate nel Nord Italia, mentre scarsa è purtroppo la presenza nelle regioni del Sud e delle isole, dove pure la presenza delle rinnovabili è maggiore. La potenza installata da queste configurazioni, tutte basate sul fotovoltaico, è di appena 1 MW. Dunque, considerato il nuovo limite massimo di almeno 1 MW di potenza, entro i prossimi quattro anni dovranno essere costituite perlomeno 2.000 comunità energetiche, ma vista la taglia media molto piccola delle comunità dovranno essere esponenzialmente di più. In così poco tempo è sicuramente un salto di scala notevole, però occorre considerare che l’Italia ha messo sul piatto 2 miliardi di euro di incentivi e si tratta di contributi a fondo perduto”.

e-book
Smart Manufacturing e Industry 4.0: come “iniettare” intelligenza nei processi
Manifatturiero/Produzione
Smart manufacturing

Il ruolo degli operatori del mondo energy

Difficile pensare che questo sviluppo possa avvenire in maniera spontanea e autonoma, considerato anche che costituire e gestire le comunità energetiche non è certo una cosa di poco conto: “Le comunità energetiche sono una macchina abbastanza complessa, il cui funzionamento richiede diverse competenze, ad esempio giuridiche per la costituzione della stessa e la gestione dei rapporti. Ma occorrono anche capacità tecniche di gestione dell’infrastruttura, informatiche, manageriali e progettuali, dal momento che gli asset vanno dimensionati correttamente, manutenuti, ecc. Si tratta insomma di un qualcosa che non può essere messa in piedi facilmente da pochi condomini o da un piccolo Comune.  Non è casuale, d’altra parte, che sinora siano state costituite appena 54 sole comunità energetiche nonostante se ne parli molto. In questo senso, dunque, attori e operatori di mercato (Esco, utility, ecc) potranno dare un importante contributo, vista anche l’estensione del perimetro e l’innalzamento della potenza. Occorre poi considerare che i semplici privati tendono ad avere una certa avversione al rischio in ambito energetico. Ecco perché i comuni possono svolgere un ruolo significativo dal punto di vista della fiducia, perché sono l’istituzione più vicina ai cittadini e possono dunque svolgere un ruolo di garanzia nei confronti delle iniziative portate avanti dagli operatori di mercato”, spiega Masulli.

I benefici delle Comunità energetiche

Ma cosa bisogna aspettarsi alla fine dalle comunità energetiche? Quale sarà il loro contributo alla transizione energetica e alla decarbonizzazione?  “I benefici del modello delle comunità energetiche sono numerosi: in particolare, c’è la possibilità di combattere la povertà energetica non soltanto in una logica di sussidio, ma anche attraverso la trasformazione del consumatore in una figura di prosumer, dunque mettendo in condizione i clienti finali di emanciparsi in maniera definitiva da una condizione di disagio. Un vantaggio anche la possibilità di coinvolgere in maniera più significativa i cittadini nei percorsi di trasformazione energetica, ecologica, sul solco della tradizione italiana delle cooperative energetiche. Le comunità energetiche potrebbero prestare anche dei servizi di rete, contribuendo anche alla flessibilità del sistema elettrico. In ogni caso le comunità energetiche rappresentano una grande possibilità, anche senza bisogno di pensare che possano da sole cambiare radicalmente il sistema energetico”, conclude il Direttore di Area Energia di I-Com.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Gianluigi Torchiani

Nato a Cagliari nel 1981, giornalista professionista, scrive da quindici anni di tecnologia ed energia. Dal 2014 è editor per il Gruppo Digital360

Articolo 1 di 5