Politiche Energetiche

Cosa significano i 280 GW di rinnovabili in più per l’Italia annunciati da Terna

Le recenti dichiarazioni del numero uno di Terna, Stefano Donnarumma, spiega Michele Masulli, Direttore area energia di I-Com, evidenziano il forte interesse da parte degli operatori per il nostro paese

30 Set 2022

Gianluigi Torchiani

L’Italia potrebbe collegare in pochi mesi alla rete 280 GW di fonti rinnovabili? Il principale tema di cui si parla in questi giorni tra gli addetti e lavori e non del mondo energia è rappresentato dalle recenti dichiarazioni rilasciate dall’amministratore delegato di Terna Stefano Donnarumma: “”La vera alternativa al gas russo sono le fonti rinnovabili. A fine agosto le richieste di connessione alla rete di Terna sono pari a 280 GW, circa 4 volte gli obiettivi che l’Italia si è data al 2030: realizzare i 70 GW previsti dal piano europeo Fit for 55 porterebbe a un risparmio di oltre 26 miliardi di metri cubi di gas, valore sostanzialmente pari alle quantità che il nostro Paese ha importato dalla Russia negli ultimi dodici mesi”.

L’interesse crescente per l’Italia

Michele Masulli, Direttore dell’area Energia presso l’Istituto per la Competitività (I-Com),

Ma che cosa dunque si intende con 280 GW, un dato pari oltre 10 volte la capacità installata fotovoltaica attuale dell’Italia? Abbiamo raccolto il parere di Michele Masulli, Direttore Area energia di I-Com (Istituto per la Competitività): “I 280 GW segnalati da Terna sono un dato estremamente confortante e positivo, perché dimostra la volontà degli operatori – investitori, sviluppatori d’impianti e altri soggetti – di investire in Italia. È anche un’ulteriore conferma della disponibilità di risorsa rinnovabile nel nostro Paese. In particolare alcune regioni della Penisola, infatti, dispongono di sole e vento notevoli, anche nella comparazione con altri Stati europei. Già nel piano di sviluppo di Terna dello scorso anno, in cui veniva monitorata l’evoluzione delle richieste di connessione sia all’alta tensione sia alla media e bassa tensione, si potevano leggere numeri elevati, anche se sensibilmente inferiori a quelli riportati in questi giorni da Donnarumma: erano circa un terzo rispetto a quanto annunciato oggi, segno di una crescita davvero significativa. 280 GW sono moltissimi. Si pensi che nei primi 6 mesi dell’anno si è installato 1 GW di fotovoltaico, un dato comunque superiore rispetto agli anni precedenti, in cui c’era stata una sostanziale stagnazione della nuova capacità. ”.

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Gli ostacoli da superare

Ma riusciremo davvero a installare questi 280 GW di impianti semplificando i processi autorizzativi? “Chiaramente più il dato sulle richieste di nuove installazioni è alto, maggiore è la possibilità di avere effettivamente un’elevata quota di nuova capacità installata, dal momento che non tutte le richieste andranno a termine. I 280 GW di cui si parla sarebbero oltremodo sufficienti a raggiungere immediatamente gli obiettivi nazionali in materia di fonti rinnovabili previsti per il 2030, ma il dato va certamente contestualizzato per diversi motivi. Innanzitutto si tratta di richieste che si trovano in diverse fasi del processo di connessione, ad esempio in relazione alla Soluzione Tecnica Minima Generale e alla Soluzione Tecnica Minima di Dettaglio. Inoltre, questi dati andrebbero incrociati con quelli degli iter autorizzativi, notoriamente un collo di bottiglia significativo allo sviluppo di capacità rinnovabile in Italia, in modo da verificare quanti di questi impianti si trovano in uno stato di maturità autorizzativa. In aggiunta, parliamo di richieste che almeno in parte insistono sulle stesse aree geografiche e che quindi parzialmente si escludono l’une con le altre. È legittimo, inoltre, prevedere che la gran parte di queste richieste di connessione riguardi impianti fotovoltaici (maggioritari nelle richieste rispetto all’eolico e agli accumuli) perlopiù localizzati nel Sud Italia e nelle Isole, cioè le zone a più alta disponibilità di risorse energetica primaria, ma ad inferiore consumo elettrico. Come noto, infatti, la maggioranza del fabbisogno nazionale di elettricità è concentrata nel Centro-Nord. Sarà necessario, nell’ambito della riforma del PNIEC, rivedere pertanto gli obiettivi di crescita delle rinnovabili per macroregione tenendo conto di questa tendenza che intensifica la localizzazione degli impianti nel Mezzogiorno. Terna, tuttavia, è già attiva nell’elaborazione di scenari di redistribuzione delle rinnovabili, così da pianificare adeguatamente lo sviluppo della rete evitando criticità legate all’overgeneration e alla possibile congestione di alcune arterie primarie di trasmissione, data questa direzionalità molto netta dei flussi di potenza da Sud verso Nord. La crescita delle rinnovabili pone infatti una importante sfida alle infrastrutture elettriche, in termini capacità di integrazione delle fonti intermittenti e di gestione della rete. Proprio tra pochi giorni chiudono i bandi del PNRR, che dovranno essere aggiudicati entro fine anno, per le smart grid, che aumenteranno la hosting capacity per la distribuzione di energia rinnovabile e l’elettrificazione dei consumi energetici, e il miglioramento della resilienza climatica della rete del sistema elettrico. Essi prevedono una dotazione superiore ai 4 miliardi di euro, destinati ai concessionari della distribuzione e al TSO, segno che la necessità è evidente e che si sta lavorando molto in tal senso”.

Gli effetti sulla bolletta energetica

Donnarumma, nel suo intervento, aveva anche messo in evidenza i benefici per la bolletta energetica delle nuove installazioni, evidenziando che, “È dunque fondamentale accelerare il più possibile i processi di autorizzazione degli impianti eolici e fotovoltaici, considerato anche che il costo effettivo dell’energia prodotta ad esempio da un impianto solare è di circa 5 volte più basso del valore registrato nei primi sei mesi dal PUN”. Un’impostazione condivisa anche da Masulli: “La quota di ore in cui sono le rinnovabili a dettare il prezzo sul mercato elettrico è oggi estremamente ridotta, se riuscissimo ad aumentare in misura significativa i volumi prodotti da energia verde è chiaro che avremmo la possibilità di abbattere i prezzi, soprattutto nelle ore centrali della giornata. Già 70/80 GW al 2030, come si prevede per conseguire gli obiettivi del Fit for 55, e una crescita significativa degli accumuli cambierebbero in maniera non trascurabile la situazione energetica del Paese”.

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Gianluigi Torchiani

Nato a Cagliari nel 1981, giornalista professionista, scrive da quindici anni di tecnologia ed energia. Dal 2014 è editor per il Gruppo Digital360

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