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Risparmio energetico

Efficienza energetica che cos’è e come funziona

L’efficienza energetica rappresenta una delle chiavi fondamentali per arrivare alla decarbonizzazione e mitigare gli effetti del climate change

27 Ago 2021

Gianluigi Torchiani

Efficienza energetica: una parola ricorrente nelle parole dei politici, nei documenti elaborati dalle associazioni ambientaliste, nonché in moltissime normative che riguardano imprese e semplici privati. Ma che cosa è esattamente l’efficienza energetica? Quali sono i benefici? Quali gli incentivi previsti per la diminuzione dei consumi?
A queste e altre domande cercheremo di rispondere in questa speciale guida all’efficienza energetica, che cercherà di evidenziare le principali sfaccettature di questo tema, fondamentale nell’ottica della decarbonizzazione della società e della riduzione dell’impatto del climate change.

Una definizione

Come sempre, partiamo da una definizione: in parole estremamente semplici efficienza energetica significa semplicemente utilizzare meno energia per svolgere lo stesso compito o attività, abbattendo così gli sprechi energetici e le inefficienze. Facendo un esempio pratico, fare efficienza energetica significa adottare un motore elettrico di nuova generazione, che per produrre un manufatto impiega una quantità di elettricità minore rispetto all’impianto presente sino a quel momento in azienda. Questo esempio è relativo all’industria, ma esistono enormi opportunità di miglioramento dell’efficienza in ogni settore dell’economia, che si tratti di edifici, trasporti, industria o generazione di energia. Con enormi vantaggi dal punto di vista della mitigazione del climate change: anche se le energie rinnovabili svolgeranno un ruolo fondamentale nel raggiungere questo obiettivo, il miglioramento dell’efficienza energetica è il modo più economico, e spesso il più immediato, per ridurre l’uso di combustibili fossili e le relative emissioni umane.

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Efficienza energetica: i benefici

Ma vediamo più da vicino i benefici dell’efficienza energetica, secondo quanto riassunto da un’analisi del Fire (Federazione Italiana per l’Uso razionale dell’energia). Innanzitutto occorre considerare che, nonostante le recenti diminuzioni del prezzo dell’energia legate all’emergenza Covid-19, il valore dell’energia è destinato a continuare a variare nel tempo e a mantenersi a livelli elevati. Anche l’adozione delle fonti rinnovabili, in particolare, richiede investimenti negli impianti e infrastrutturali destinati a riverberarsi sul prezzo finale di vendita dell’energia

In quest’ottica, una maggiore efficienza energetica consente di ridurre i rischi di gestione del budget energetico (imprese e famiglie) e di contrastare la fuel poverty (famiglie). Anche perché un kilowattora risparmiato produce un beneficio superiore a qualunque possibile sconto offerto in bolletta. Tra l’altro, la presenza di imprese italiane nel settore dell’efficientamento energetico è consistente e, dunque, la promozione delle relative tecnologie ha ricadute importanti sul comparto industriale sia a livello nazionale, sia a livello internazionale. In effetti, la realizzazione dei progetti di efficientamento energetico coinvolge numerose figure professionali (progettisti, esperti in gestione dell’energia –EGE, energy service company – ESCO, produttori di tecnologie, installatori e manutentori, etc.), assicurando dunque ricadute positive in termini di occupazione. Inoltre, oltre al tema ambientale, una maggiore efficienza energetica può assicurare a un Paese come il nostro (ma in generale all’intera Europa) – fortemente dipendente dall’estero per il suo approvvigionamento di materie prime energetica – una maggiore sicurezza e autonomia dal punto di vista energetico, riequilibrando anche la bilancia commerciale.

Non solo risparmi in bolletta

Insomma, il beneficio dell’efficienza energetica non è legato soltanto alla possibilità di risparmiare soldi in bolletta: nonostante si tratti di un elemento significativo, questo elemento da solo non sarebbe sufficiente a smuovere gli investimenti verso l’efficienza energetica. Il tema è infatti dirimente soltanto per una piccola parte dell’imprese manifatturiere, ossia le circa 3000 aziende classificate come energivore, ovvero ad elevati consumi di energia in relazione al fatturato. È chiaro che per queste imprese l’abbattimento dei consumi ha conseguenze dirette e immediatamente avvertibili sui volumi di business. Per il restante 99% delle imprese (e ancora di più per i semplici consumatori privati) conseguire risparmi energetici risulta sicuramente utile, ma difficilmente può rappresentare una priorità rispetto ad altre voci di costo. In altri termini, è difficile rallegrarsi di una diminuzione del 10% dei consumi quando questa pensa sull’1% o poco più del proprio fatturato.

Occorre, piuttosto guardare agli altri benefici connessi: tra questi la riduzione dei costi di manutenzione e gestione, la diminuzione delle emissioni climalteranti e/o nocive (che può portare anche a un miglioramento dell’immagine aziendale), il miglioramento delle condizioni di lavoro, la riduzione dei rischi connessi alle forniture, una qualità dei prodotti più elevata. Ad esempio, tramite l’installazione delle lampade a led si ottiene ovviamente un risparmio energetico e minori emissioni climalteranti, ma anche una migliore qualità (sia in termini di tonalità di colore, sia come direzionalità del flusso luminoso), una riduzione dei costi di manutenzione (durata delle lampade), una maggiore sicurezza e minori problemi di funzionamento.

La bassa intensità energetica dell’Italia

Occorre fare una premessa: fare efficienza energetica in Italia non è per nulla semplice. Ma non per ragioni culturali o tecniche. Bensì per un problema opposto: in rapporto con altri Paesi, europei e non, in Italia esiste una certa attenzione all’efficienza energetica fin dagli anni Settanta, ovvero dai tempi della prima crisi petrolifera. L’Italia è infatti dei Paesi a maggior efficienza energetica, con una intensità energetica (ovvero l’energia necessaria per produrre una data quota di Pil) primaria inferiore di circa il 18% rispetto alla media UE. Nel 2018 l’intensità energetica primaria dell’Italia è pari a 91,4 tep/M€2015 , segnando una diminuzione dell’2,4% rispetto al 2017, in linea con l’andamento decrescente osservato a partire 2006, dopo il picco registrato nel 2005. L’Italia continua a presentare valori di intensità energetica primaria inferiori sia alla media dei paesi dell’Unione Europea (104,9 tep/M€2015) che a quelli appartenenti all’area Euro (104,5 tep/M€2015). Cosa significa questo? Che non è forse possibile ottenere ulteriori diminuzioni dei consumi energetici? No, però questi dati stanno a evidenziare come i risparmi più facili da ottenere siano già stati raggiunti negli anni passati. Dunque per raggiungere risultati migliori dovranno essere effettuati investimenti più importanti e articolati: per questo motivo, spesso e volentieri l’efficienza energetica deve essere sostenuta da appositi incentivi statali (sui quali torneremo più avanti).

Gli obiettivi dell’Italia al 2030

In effetti il nostro Paese, nell’ambito del quadro europeo in materia di energia e clima al 2030, ha stabilito dei precisi obiettivi nazionali per la diminuzione dei consumi con il PNIEC. Secondo cui l’Italia deve perseguire un obiettivo indicativo di riduzione dei consumi al 2030 pari al 43% dell’energia primaria e al 39,7% dell’energia finale rispetto allo scenario di riferimento del 2007. Si tratta di una riduzione di circa 51 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) da qui al 2030, per una riduzione annua di quasi 9,3 Mtep/anno sino al 2030. Come si raggiungeranno questi obiettivi? Il PNIEC individua nel settore civile (insieme ai trasporti) il principale motore degli interventi di efficientamento, con una riduzione dei consumi di energia di circa 5,7 Mtep annui: in particolare il settore residenziale è chiamato a contribuire per 3,3 Mtep a tale contrazione, mentre il terziario dovrebbe ridurre i propri consumi di 2,4 Mtep, grazie agli interventi di riqualificazione edilizia e installazione di pompe di calore, oltre a un forte efficientamento dei dispositivi di uso finale. Un altro contributo rilevante è destinato ad arrivare dal settore trasporti che, grazie a interventi di spostamento della mobilità passeggeri privata verso la mobilità collettiva e/o smart mobility, del trasporto merci da gomma a rotaia e all’efficientamento dei veicoli, dovrebbe riuscire a contribuire per circa 2,6 Mtep. Meno impegnativi sono i target per il settore industriale, che conseguirebbe una riduzione dei consumi di circa 1,0 Mtep: questo è dovuto al fatto che tale comparto, in tutti gli ultimi decenni ha investito parecchio sull’efficienza energetica.

Come ottenere una diminuzione dei consumi

Secondo Fire c’è comunque ancora spazio per in interventi di efficientamento in ambito industriale: dalla valorizzazione del calore recuperato (in sinergia con l’intensificarsi dei controlli ambientali) sia dai fumi di scarico che dagli effluenti liquidi, all’impiego di combustibili di scarto quali il CSS (Combustibile solido secondario), ai processi innovativi come l’arricchimento di alcuni gas con membrane, all’efficientamento dei forni con l’uso diretto dell’ossigeno sia, infine, ai comandi dei motori elettrici con inverter. Pratiche innovative quali la Power Quality Analysis (PQA) stanno prendendo sempre più piede negli ultimi anni.
In ambito civile, invece, sono possibili vari interventi che riguardano principalmente l’involucro edilizio (isolamento e coperture trasparenti efficienti), la climatizzazione (caldaie ad alta efficienza o pompe di calore accoppiate con contabilizzazione, valvole termostatiche e regolazione adeguata, pompe di calore, l’introduzione di sistemi di cogenerazione e reti di teleriscaldamento, raffrescamento centralizzato e sistemi ad accumulo di freddo); la produzione di acqua calda per usi sanitari (solare termico, sistemi tradizionali efficienti);l’efficientamento dell’l’illuminazione (lampade e corpi illuminanti efficienti, dispositivi per la regolazione del flusso, sensori di luminosità e di presenza). In generale, per tutti i comparti, il monitoraggio dei consumi energetici, sempre più spesso ottenibile tramite soluzioni IoT o digitali, rappresenta una chiave fondamentale per l’efficienza energetica: soltanto la conoscenza permette infatti di scoprire le eventuali sacche di inefficienza e mettere così in atto gli opportuni interventi di efficientamento.

Efficienza energetica: gli incentivi

Per promuovere l’efficienza energetica sono disponibili diversi strumenti di incentivazione: tra questi le detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione, il conto termico e il sistema dei Certificati bianchi. Chiamati anche Titoli di Efficienza Energetica (TEE), i certificati bianchi sono il principale meccanismo di incentivazione dell’efficienza energetica nel settore industriale, delle infrastrutture a rete, dei servizi e dei trasporti, ma riguardano anche interventi realizzati nel settore civile e misure comportamentali.
Il GSE riconosce un certificato per ogni TEP di risparmio conseguito grazie alla realizzazione dell’intervento di efficienza energetica. Su indicazione del GSE, i certificati vengono poi emessi dal Gestore dei Mercati Energetici (GME) su appositi conti. Il Conto Termico incentiva interventi per l’incremento dell’efficienza energetica e la produzione di energia termica da fonti rinnovabili per impianti di piccole dimensioni. I beneficiari sono principalmente le Pubbliche amministrazioni, ma anche imprese e privati, che potranno accedere a fondi per 900 milioni di euro annui, di cui 200 destinati alle PA. Le detrazioni fiscali interessano gli investimenti sull’efficienza energetica del patrimonio edilizio: il cd. ecobonus al 110% è stato da ultimo prorogato per l’anno 2020, con la legge di bilancio, Legge n. 160/2019 nonchè ulteriormente potenziato nel D.L. n. 34/2020 (cd. Decreto Rilancio). Un ulteriore misura, è il Fondo Nazionale per l’efficienza energetica (FNEE), che supporta gli interventi necessari al raggiungimento degli obiettivi nazionali di efficienza energetica, promuovendo la realizzazione di interventi di efficientamento con il coinvolgimento di istituti finanziari, nazionali e comunitari, e investitori privati sulla base di un’adeguata condivisione dei rischi. In particolare, il Fondo sostiene gli interventi di efficienza energetica realizzati dalle imprese, ivi comprese le ESCO, e dalla Pubblica Amministrazione, su immobili, impianti e processi produttivi. Il Fondo è una “misura a sportello”, pertanto le domande sono valutate in base all’ordine cronologico di arrivo e non ci sono graduatorie. Gli incentivi – prestiti a tasso agevolato e garanzie su operazioni di finanziamento – vengono gestiti da Invitalia. Le risorse finanziarie stanziate per l’incentivo ammontano a 310 milioni di euro.

Gli energy manager

Esistono poi tante altre normative che hanno a che fare con la diffusione dell’efficienza energetica: in Italia esiste l’obbligo di condurre, con cadenza quadriennale e da parte di soggetti qualificati, una diagnosi energetica per le imprese di grandi dimensioni (criterio basato sul numero di dipendenti e fatturato e/o bilancio) e per imprese con consumi rilevanti di energia che accedono alla c.d. agevolazione per utenti energivori.
Rilevanti sono anche gli obblighi previsti per energy manager, ossia dei soggetti che hanno il compito di gestire ciò che riguarda l’energia all’interno di un’azienda, un ente pubblico, o più in generale una struttura, verificando i consumi, ottimizzandoli e promuovendo interventi mirati all’efficienza energetica e all’uso di fonti rinnovabili. In particolare scatta l’obbligo di nomina (annuale) dell’Energy Manager qualora i consumi superino i:

1.000 tep/anno per i soggetti del terziario e della Pubblica Amministrazione
10.000 tep/anno per le imprese del settore industriale

Efficienza energetica nel mondo: l’allarme della IEA

Sinora abbiamo descritto l’efficienza energetica nel nostro Paese. Ma che cosa si può dire dell’efficienza energtica a livello globale? Secondo la Iea il quadro non è dei più rosei: nel 2019 si è assistito al più debole progresso dell’efficienza energetica del decennio, che minaccia il raggiungimento degli obiettivi climatici internazionali e rende i prossimi tre anni un periodo critico per invertire questa preoccupante tendenza. Il ritmo già lento del progresso globale sull’efficienza energetica è destinato a rallentare ulteriormente nel 2020 a causa degli impatti economici della crisi Covid-19, acuendo la sfida per il raggiungimento degli obiettivi energetici e climatici internazionali e rendendo critica un’azione di governo più forte, secondo il Rapporto Energy Efficiency 2020, ultima edizione dell’aggiornamento annuale IEA sugli sviluppi globali dell’efficienza energetica. I dati riportati indicano tendenze ben al di sotto del livello di progresso necessario per raggiungere gli obiettivi condivisi a livello mondiale per affrontare il cambiamento climatico, ridurre l’inquinamento atmosferico e aumentare l’accesso all’energia. Secondo il Rapporto, le tendenze deludenti sono state intensificate da un crollo negli investimenti durante la crisi economica innescata dalla pandemia: nel complesso, gli investimenti nell’efficienza energetica a livello mondiale dovrebbero diminuire del 9% nel 2020.

L’efficienza energetica nel 2019

Secondo la relazione annuale del Ministero dello Sviluppo economico sull’energia nazionale, nel 2019 gli investimenti in efficienza energetica, attestatisi intorno ai 4 miliardi di euro, sono correlati per oltre l’85% alle Detrazioni Fiscali per la riqualificazione energetica degli edifici. Nel medesimo anno, secondo le stime del GSE, le ricadute occupazionali temporanee legate agli interventi di efficientamento energetico superano le 48.200 Unità di Lavoro. Si è registrata, tra il 2019 e il 2020, una crescita degli investimenti in efficienza energetica effettuati dalla Pubblica Amministrazione e sostenuti dal meccanismo del Conto Termico che passano da 105 milioni di euro a oltre 150 milioni di euro. Sono stati invece sostanzialmente stabili gli investimenti supportati dai Certificati Bianchi e dai Titoli di Efficienza Energetica destinati alla Cogenerazione ad Alto Rendimento (CAR). 

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Gianluigi Torchiani

Giornalista classe 1981, scrive abitualmente di tecnologia ed energia. Editor Gruppo Digital360

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