Crisi energetica

La Ue cerca un’alternativa al gas russo: al via il programma REPowerEU

Circa il 45% del gas naturale importato dall’Unione europea proviene proprio dalla Russia. Secondo la proposta della Commissione, sarebbe possibile diminuire drasticamente queste importazioni in appena un anno

09 Mar 2022

Gianluigi Torchiani

Oltre alla tragedia che si sta consumando sui campi di battaglia, l’invasione russa dell’Ucraina ha avuto effetti evidenti sui prezzi dei beni energetici. Che come, abbiamo raccontato nelle scorse settimane, erano interessati già da diversi mesi da un notevole aumento, a sua volta effetto della ripresa post Covid e dei primi segnali di tensioni internazionali. La guerra in atto ha estremizzato queste dinamiche: in Italia, nella settimana compresa tra lunedì 28 febbraio e domenica 6 marzo, il GME ha registrato un prezzo medio di acquisto dell’energia elettrica (PUN) pari a 325,64 euro/MWh, in crescita del +50,3% rispetto alla settimana precedente.

Il peso del gas russo

Il motivo di questo aumento risiede innanzitutto nella forte dipendenza dell’Europa dal gas naturale importato dalla Russia, che oggi è fortemente complicata dalla guerra e dalle tensioni in atto. Basti pensare che nel 2021 l’Unione Europea ha importato una media di oltre 380 milioni di metri cubi (mcm) al giorno di gas tramite gasdotto dalla Russia, ovvero circa 140 miliardi di metri cubi (bcm) per l’anno nel suo complesso. Inoltre, circa 15 miliardi di metri cubi sono stati consegnati sotto forma di gas naturale liquefatto (GNL). I 155 miliardi di metri cubi totali importati dalla Russia hanno rappresentato circa il 45% delle importazioni di gas dell’UE nel 2021 e quasi il 40% del suo consumo totale di gas. Percentuali simili interessano anche l’Italia, dove in più il gas naturale – a causa di scelte strategiche effettuate nei decenni passati – rappresenta la fonte più utilizzata per la generazione elettrica, oltre che per il riscaldamento, aggravando così ulteriormente la nostra dipendenza dalle importazioni russe. La produzione nazionale, come rileva un’analisi di I-Com, è inoltre piuttosto limitata: nel 2021 in Italia sono stati estratti 3,34 miliardi di metri cubi di gas, pari al 4,4% dei consumi totali, con un calo del 18,8% rispetto ai 4,1 miliardi del 2020.

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Il piano REPowerEU

Di fronte alla crisi russo-ucraina, l’Unione Europea (nel frattempo finita nella lista nera di Mosca) ha lanciato ieri un piano, ribattezzato REPowerEU, con cui punti diversificare le fonti di approvvigionamento di gas, accelerare la diffusione di gas rinnovabili e sostituire il gas nel riscaldamento e nella produzione di energia, rendendo così possibile ridurre di due terzi la domanda dell’UE di gas russo già entro la fine dell’anno.

Due sono i pilastri che caratterizzeranno REPowerEU:
– Diversificazione degli approvvigionamenti di gas, grazie all’aumento delle importazioni (GNL e via gasdotto) da fornitori non russi e all’aumento dei volumi di produzione e di importazione di biometano e idrogeno rinnovabile;
– riduzione più rapida dell’uso dei combustibili fossili nell’edilizia, anche abitativa, nell’industria e a livello di sistema energetico grazie a miglioramenti dell’efficienza energetica, all’aumento delle energie rinnovabili e all’elettrificazione e superando le strozzature infrastrutturali.

Inoltre, la Commissione europea intende presentare entro aprile una proposta legislativa che preveda che gli impianti di stoccaggio sotterraneo di gas in tutta l’UE siano riempiti per almeno il 90 % della capacità entro il 1º ottobre di ogni anno. La proposta comporterebbe il monitoraggio e l’applicazione dei livelli di riempimento e integrerebbe accordi di solidarietà tra gli Stati membri. La situazione emergenziale è tale che REPowerEU prevede anche una deroga alle dinamiche del libero mercato: nel documento si legge infatti che “La Commissione esaminerà tutte le possibilità per l’adozione di misure di emergenza volte a limitare l’effetto di contagio dei prezzi del gas sui prezzi dell’energia elettrica, ad esempio stabilendo limiti di prezzo temporanei. Valuterà inoltre le possibili soluzioni per ottimizzare l’assetto del mercato dell’energia elettrica tenendo conto della relazione finale dell’Agenzia dell’UE per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (ACER) e di altri contributi relativi ai vantaggi e svantaggi dei meccanismi alternativi di tariffazione per mantenere l’energia elettrica a prezzi accessibili, senza perturbare l’approvvigionamento e gli ulteriori investimenti nella transizione verde”. Inoltre, la Commissione consulterà gli Stati membri anche in merito alla necessità e all’ambito di applicazione di un nuovo quadro temporaneo di crisi per gli aiuti di Stato che consenta di fornire aiuti alle imprese colpite dalla crisi, con particolare riferimento a quelle energivore.

Il ruolo della transizone energetica

Con le misure previste dal piano REPowerEU – secondo la Commissione Ue – si potrebbe eliminare gradualmente l’utilizzo di almeno 155 mld di m3 di gas fossile, equivalenti al volume importato dalla Russia nel 2021. Quasi due terzi di tale riduzione potrebbero essere conseguiti entro un anno, ponendo fine all’eccessiva dipendenza dell’UE da un fornitore ormai diventato troppo scomodo. Come ha messo in luce Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione: “Dobbiamo diventare indipendenti dal petrolio, dal carbone e dal gas russi. Non possiamo assolutamente fare affidamento su un fornitore che ci minaccia esplicitamente. Dobbiamo agire ora per attenuare l’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia, diversificare le fonti di approvvigionamento di gas per il prossimo inverno e accelerare la transizione verso l’energia pulita. Quanto più velocemente passeremo alle energie rinnovabili e all’idrogeno, associati a una maggiore efficienza energetica, tanto più velocemente saremo di fatto indipendenti e in controllo del nostro sistema energetico. Discuterò le idee della Commissione con i leader europei a Versailles nel corso di questa settimana e mi impegnerò poi per attuarle rapidamente con la mia squadra”.

Le conseguenze sull’Italia e le decisioni Usa

In questa direzione vanno anche le parole del ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani: “Per ridurre la dipendenza dal gas russo abbiamo bisogno di differenziare e incrementare tutte le altre fonti energetiche, risparmiare migliorando l’efficienza di sistema. Per metà anno circa la metà del gas russo sarà sostituito da altre fonti”.
Le indicazioni contenute nel piano RePower EU sono ancora più ambiziose di un recente documento della IEA sul tema, secondo cui la UE avrebbe potuto ridurre le importazioni di gas russo da parte dell’Unione europea di oltre 50 miliardi di metri cubi, ovvero di oltre un terzo, entro un anno. Quasi in contemporanea con l’annuncio di Bruxelles, dall’altra parte dell’Oceano il presidente Usa Joe Biden ha comunicato lo stop alle importazioni di petrolio da Mosca: nel 2021, circa l’8% delle importazioni statunitensi di petrolio e prodotti petroliferi provenivano proprio dalla Russia.

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Gianluigi Torchiani

Nato a Cagliari nel 1981, giornalista professionista, scrive da quindici anni di tecnologia ed energia. Dal 2014 è editor per il Gruppo Digital360

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