Sostenibilità

Le opportunità delle rinnovabili per l’agricoltura

Il settore agricolo può contare su condizioni di partenza molto favorevoli all’installazione di impianti da fonti pulite. Il PNNR spinge ulteriormente verso la produzione energetica green

10 Gen 2022

Gianluigi Torchiani

Agricoltura ed energie rinnovabili: tra questi due mondi esiste un rapporto non sempre semplice e lineare, ma senza dubbio ricco di interessanti opportunità e molto probabilmente destinato ad arricchirsi nel prossimo futuro. Anche per via di un altro fenomeno connesso strettamente alla diffusione delle energie rinnovabili, ovvero il climate change: da un lato, l’agricoltura è molto esposta ai cambiamenti climatici, dal momento che le attività agricole sono direttamente dipendenti dalle condizioni climatiche. D’altra parte, il settore agricolo stesso contribuisce alle emissioni di gas serra, dovute all’uso di combustibili fossili e a pratiche agricole che riducono la capacità del suolo di immagazzinare carbonio, nonché all’impiego di fertilizzanti e prodotti agrochimici industriali. Questo basta a spiegare perché la diffusione delle rinnovabili assicura un duplice beneficio: per la società nel suo complesso e per gli operatori del settore agricolo.

I benefici del connubio agricoltura-rinnovabili

Il comparto, d’altra parte, presenta un elevato fabbisogno energetico causato, ad esempio, dalle tecnologia e dai macchinari utilizzati nella produzione che richiedono elettricità, riscaldamento e raffreddamento. Già oggi esistono molte tecnologie di energia rinnovabile che possono aiutare le aziende agricole a soddisfare queste esigenze energetiche in modo più sostenibile, contribuendo così alla riduzione delle emissioni inquinanti a cui accennavamo in precedenza. Oltre ai benefici ambientali, l’uso delle energie rinnovabili presenta anche altre benefici per le imprese agricole, assimilabili a quelli garantiti alle imprese appartenenti a tutti i settori produttivi.

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Tra questi c’è la riduzione dei costi operativi e la dipendenza dall’energia acquistata dagli operatori energetici. Secondo quanto si può leggere nel PNNR, “L’Italia è tra i paesi con il più alto consumo diretto di energia nella produzione alimentare dell’Unione Europea (terza dopo Francia e Germania). I costi energetici totali rappresentano oltre il 20 per cento dei costi variabili per le aziende agricole, con percentuali più elevate per alcuni sottosettori produttivi.
In questo periodo di forti rincari dei prezzi dell’energia, ha evidenziato recentemente Coldiretti, gli agricoltori italiani sono stati costretti ad affrontare rincari fino al 50% per il gasolio necessario per le attività che comprendono l’estirpatura, la rullatura, la semina e la concimazione. Il rincaro dei costi energetici riguarda anche il riscaldamento delle serre per fiori e ortaggi. Il rincaro dell’energia ha conseguenze su altri costi di produzione come quello per gli imballaggi, dalla plastica per i vasetti dei fiori all’acciaio per i barattoli, dal vetro per i vasetti fino al legno per i pallet da trasporti e alla carta per le etichette dei prodotti che incidono su diverse filiere, dalle confezioni di latte, alle bottiglie per olio, succhi e passate, alle retine per gli agrumi ai barattoli smaltati per i legumi

In secondo luogo c’è la concreta possibilità di generare entrate extra, mettendo a rendimento i tetti dei propri capannoni (come nel caso del fotovoltaico) oppure delle eccedenze delle proprie attività (come nel caso del biogas/biometano). Ultimo aspetto, ma non meno importante, è il miglioramento della sicurezza energetica, poiché l’autoproduzione di energia rende le aziende agricole meno esposte a blackout o a disservizi energetici di varia natura.

Vantaggi di partenza e ostacoli

C’è poi un’altra considerazione da fare: rispetto agli altri settori produttivi, il comparto agricolo può godere di presupposti di partenza più favorevoli per la produzione di energia rinnovabili. Le aziende agricole, infatti, hanno a disposizione risorse naturali, come piante e legno, a portata di mano e la stessa superficie consente investimenti su scala più ampia rispetto alle aree urbane. Anche i rifiuti organici degli animali possono essere convertiti in energia, promuovendo l’economia circolare e riducendo le emissioni di metano.

Eppure, nonostante i benefici e le risorse disponibili, esistono molte barriere che ancora oggi ostacolano l’uso e la produzione di FER in agricoltura in Europa. Secondo il rapporto finale (2019) del Focus Group EIP-AGRI “Energie rinnovabili in azienda”, ci sono fattori finanziari, tecnici, sociali, normativi, delle risorse naturali e di altro tipo che impediscono alle aziende agricole di avviare un percorso a basse emissioni. Tanto per fare alcuni esempi, le energie rinnovabili possono risultare piuttosto costosi rispetto alle fonti tradizionali; le nuove tecnologie possono richiedere nuove competenze non sempre presenti in azienda. Un punto dolente, molto spesso, è la presenza di norme e regolamenti che non supportano la vendita di elettricità in eccesso, oppure le procedure di autorizzazione eccessivamente complesse e così via.

Insomma, le aziende agricole hanno spesso e volentieri bisogno di essere sostenute nella loro transizione verso l’energia pulita. Ovviamente la disponibilità di sovvenzioni, sussidi e tariffe incentivanti può fare la differenza negli investimenti delle aziende agricole nel breve termine. Più sul lungo termine, però, la disponibilità di soft skills, quali competenze e formazione, costituiscono importanti fattori abilitanti. Inoltre, la diffusione e la condivisione di esperienze di successo sull’uso e la produzione delle energie rinnovabili in ambito agricolo può essere un fattore chiave per spingere le imprese del settore.

Agricoltura-rinnovabili oggi

Al di là dei possibili e necessari passi in avanti che dovranno essere fatti nel prossimo futuro, è indubbio che già oggi il settore agricolo contribuisce in maniera importante alla generazione di energie rinnovabili. Proprio perché, come abbiamo accennato in precedenza, il comparto può contare su ottimi pre requisiti di partenza: la superficie a disposizione, in molti casi, consente l’agevole installazione di impianti solari (e persino eolici) anche di grandi dimensioni. Inoltre, il settore agricolo è un importante fornitore di biomassa, sia attraverso i residui della produzione agricola e zootecnica, o producendo colture per bioenergia, biocarburanti o materie prime biomateriali.

Le applicazioni della geotermia

Un’ulteriore possibilità è rappresentata dallo sfruttamento della geotermia a bassa entalpia: in particolare gli usi agricoli dei fluidi geotermici comprendono l’agricoltura a cielo aperto ed il riscaldamento di serre. L’acqua calda può essere usata nell’agricoltura a cielo aperto per irrigare e/o riscaldare il suolo.
Nell’agricoltura a cielo aperto, il controllo della temperatura può
consentire di:
• prevenire i danni derivanti dalle basse temperature ambientali,
• estendere la stagione di coltivazione
• aumentare la crescita delle piante ed incrementare la produzione
• sterilizzare il terreno
L’utilizzazione più comune dell’energia geotermica in agricoltura è il riscaldamento di serre, che è stato sviluppato su larga scala in molti paesi. Ovviamente, gli agricoltori possono anche combinare diverse tecnologie contemporaneamente.
Secondo l’iniziativa Farming For Future promossa dal CIB, Comitato Italiano biogas, esistono una serie di azioni che gli agricoltori possono immediatamente attuare in materia di energia:

1. Favorire la produzione di energia elettrica in cogenerazione da biogas e/o da solare in ambito aziendale;
2. Sviluppare la meccanizzazione a biometano (anche bioLNG), usare biometano in CHP ad alto rendimento ed in tutte le motorizzazioni ed utilizzi dell’energia non facilmente elettrificabili;
3. Elettrificare ovunque possibile gli usi finali dell’energia promuovendo la produzione di mezzi agricoli a propulsione elettrica

L’agrovoltaico

Per quanto riguarda invece il fotovoltaico in agricoltura, l’attenzione in questa fase è concentrata soprattutto sull’agrovoltaico: si tratta di una tecnologia che si basa su una combinazione perfetta di energia solare e piante, su terreni agricoli, che prevede la combinazione di colture e pannelli solari per la produzione di energia. In particolare, i pannelli solari sono sopraelevati su un sottobosco di piante, consentendo la produzione di energia pulita e la contemporanea prosecuzione dell’attività agricola. IL PNNR prevede un apposito finanziamento di 1,1 miliardi per sostenere queste installazioni, con l’obiettivo di arrivare a installare a regime una capacità produttiva da impianti agrovoltaici di 1,04 GW, che produrrebbe circa 1.300 GWh annui, con conseguente riduzione delle emissioni di gas serra.

La misura di investimento nello specifico prevede:
i) l’implementazione di sistemi ibridi agricolturaproduzione di energia che non compromettano l’utilizzo dei terreni dedicati all’agricoltura, ma contribuiscano alla sostenibilità ambientale ed economica delle aziende coinvolte, anche potenzialmente valorizzando i bacini idrici tramite soluzioni galleggianti;
ii) il monitoraggio delle realizzazioni e della loro efficacia, con la raccolta dei dati sia sugli impianti fotovoltaici sia suproduzione e attività agricola sottostante, al fine di valutare il microclima, il risparmio idrico, il recupero della fertilità del suolo, la resilienza ai cambiamenti climatici e la produttività agricola per diversi tipi di colture.

Ulteriori 1,5 miliardi di euro sono destinati a un progetto definito come Parco Agrisolare, che ha l’obiettivo di incentivare l’installazione di pannelli ad energia solare sulle infrastrutture agricole, senza consumo di suolo. L’obiettivo finale è arrivare a una potenza installata di circa 0,43 GW, realizzando contestualmente una riqualificazione delle strutture produttive oggetto di intervento, con la rimozione dell’eternit/amianto sui tetti, ove presente, e/o il miglioramento della coibentazione e dell’areazione.”

Le potenzialità di biogas e biometano

Altro caposaldo della rivoluzione green del settore agricolo è quella del biogas-biometano. Il biogas è particolarmente adatto al comparto perché può essere ricavato a partire dalla fermentazione di biomasse. agricole (produzioni agricole dedicate, sottoprodotti, scarti agricoli, rifiuti di giardinaggio), reflui zootecnici (deiezioni animali), rifiuti agroindustriali, frazione organica dei rifiuti solido urbani (FORSU) e reflui di fogna. Il biometano, invece, è un particolare biogas purificato, ottenuto grazie a opportuni trattamenti chimico-fisici (purificazione o upgrading), tanto da essere idoneo alla successiva fase di compressione per l’immissione nella rete del gas naturale. il PNRR si pone l’obiettivo di riconvertire e migliorare l’efficienza degli impianti biogas agricoli esistenti verso la produzione totale o parziale di biometano (si mantiene quota parte di produzione elettrica) da utilizzare sia nel settore della Cogenerazione e produzione energetica efficiente e distribuita, riscaldamento e raffrescamento industriale e residenziale sia nei settori terziario e dei trasporti. Non solo: il piano nazionale prevede di supportare la realizzazione di nuovi impianti per la produzione di biometano (attraverso un contributo del 40% dell’investimento), sempre con le stesse destinazioni.

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Gianluigi Torchiani

Nato a Cagliari nel 1981, giornalista professionista, scrive da quindici anni di tecnologia ed energia. Dal 2014 è editor per il Gruppo Digital360

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