Aziende

Jump Facility, un approccio integrato a facility ed energy management

Elisabetta Bracci, fondatrice di Jump Facility, racconta il peculiare approccio di JUMP al facility management. Che punta molto anche sulla digitalizzazione

27 Mar 2020

Gianluigi Torchiani

Elisabetta Bracci, Fondatrice di Jump Facility

La relazione tra i facility manager e gli energy manager non sempre fila liscia: spesso i responsabili della gestione dell’energia lamentano una sorta di isolamento in azienda, senza una reale comunicazione con la figura deputata alla manutenzione degli impianti aziendali. Tutto questo, com’è facile da capire, non favorisce il raggiungimento di una maggiore efficienza energetica, ma anzi, può essere foriero di frizioni interne e problematiche di varia natura. Ma un’alternativa esiste ed è quella dell’approccio integrato al tema del facility management che Jump Facility, azienda di consulenza in ambito Facility, ha messo in atto a partire dalla sua fondazione nel 2017, come racconta Elisabetta Bracci, Fondatrice e Innovation Manager: “Mi sono sempre occupata di facility management, prima in studi tecnici poi in aziende nazionali e internazionali. Nel 2017 mi sono licenziata da una multinazionale del settore tabacco, dove ricoprivo il ruolo di manager del comparto facility, construction, energy e general service. Osservando le innovazioni e le best practices dei miei colleghi europei e studiando tutto quello che succedeva all’estero ho deciso di fondare Jump Facility. Un’iniziativa che mi era stata sconsigliata praticamente da tutti, nell’erronea convinzione che nell’ambito facility si potesse puntare soltanto al taglio e alla riduzione dei costi”.

L’approccio integrato di Jump Facility

Elisabetta Bracci, Fondatrice di Jump Facility

Tutt’altra impostazione, invece, è stata scelta da Jump Facility, che ha deciso di proporsi come vero e proprio partner delle imprese per l’efficienza e l’innovazione in ambito servizi ed infrastrutture, lavorando su tre pilastri: Operations, performance e digitalizzazione. Quest’ultima, in particolare, è ritenuta da Jump Facility la parte più importante: la logica è che se un’azienda si impegna nella digitalizzazione dell’aspetto produttivo deve per forza fornire strumenti digitali adeguati anche a chi gestisce tutta la infrastruttura di supporto, altrimenti la sua evoluzione rischia di rimanere soltanto a metà. “Non si può avere una produzione tecnologicamente e digitalmente innovativa secondo i criteri del 4.0 e gestire l’aspetto manutentivo affidandosi soltanto alle classiche chiavi inglesi. L’azienda che decide di percorrere la strada tecnologica e digitale, deve digitalizzare tutti i suoi processi per avere la massima redditività e concorrenzialità di mercato. Il nostro approccio al facility management è dunque estremamente orientato al futuro”.

I limiti dell’approccio diviso

In particolare, la scelta di Jump Facility è stata quella di sposare un approccio integrato al facility management. Che si contrappone al classico approccio “diviso”, in cui esiste cioè una netta separazione tra chi si occupa di manutenzione, i responsabili dei cantieri e gli addetti alla gestione dell’energia. Un’impostazione dove ogni professionista si trova a perseguire i propri obiettivi, che non è detto che siano sempre coincidenti con quelli degli altri. Senza una condivisione comune degli obiettivi e una cultura aziendale evoluta diventa così difficile far funzionare al meglio le aziende negli attuali contesti di business. Al contrario l’approccio integrato prevede di default degli obiettivi comuni, poiché lavorando in uno stesso team facility ed energy manager collaborano continuamente ed efficacemente. Ad esempio condividendo la scelta dei nuovi impianti da installare. ” Le aziende spesso hanno dovuto nominare un energy manager per rispondere agli obblighi di legge. Questa figura rischia poi di rimanere solo un job title formale ma non sostanziale, senza riuscire efficacemente a lavorare, anche perché di solito priva di un reale budget. Dal nostro punto di vista funzionano molto bene quelle aziende dove è la stessa persona a occuparsi di entrambi gli aspetti (facility ed energy management) oppure dove esiste un unico team. Se invece un’organizzazione assegna due obiettivi diversi a due team composti da persone differenti si crea necessariamente un problema. Al contrario è molto meglio far collaborare le persone su obiettivi e numeri comuni”.

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I benefici della manutenzione predittiva

Ritornando più propriamente all’aspetto facility, la digitalizzazione imperante dovrebbe portare le aziende a scommettere su un modello di manutenzione predittiva, oggi purtroppo ancora spesso appannaggio di poche grandi imprese:
“Ad oggi molte PMI sottovalutano un approccio strutturato al risk management delle infrastrutture ed utilities. Spesso per la manutenzione il budget è risicatissimo, quindi molti facility manager intervengono sugli impianti solo a fronte di guasti che comportano dei fermi. Approcciarsi in maniera predittiva alla manutenzione comporta un costo immediato – come quello di dotarsi di un sistema di gestione delle informazioni che arrivano direttamente dalle macchine – che in realtà sarebbe inferiore al costo di un fermo improvviso degli impianti. È un problema culturale, perché in realtà la manutenzione predittiva attuata tramite la sensoristica e la tecnologia IoT permette di far lavorare gli impianti al massimo della loro efficienza. Questo porta tre vantaggi: minori consumi, minor obsolescenza e continuità del business. È infatti sufficiente un guasto a una cabina di media tensione per far saltare l’intera attività produttiva di una azienda. Insomma, viviamo in un momento storico in cui le aziende che guardano al proprio orticello non ottengono il miglior risultato possibile, neppure in ambito facility”, conclude la fondatrice di Jump Facility.

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Gianluigi Torchiani

Giornalista classe 1981, scrive abitualmente di tecnologia ed energia. Editor Gruppo Digital360

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