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Gas radon, cos’è, dove si trova e perché è pericoloso per la salute umana

Presente in natura, nel terreno, il radon può essere rilevato anche negli ambienti chiusi ed essendo radioattivo, in alte concentrazioni può causare l’insorgere di neoplasie. Ecco come si misura e la normativa vigente in Italia

21 Feb 2020

Graziano Esposito

Privacy Consultant

Il gas radon, rappresentato nella tavola periodica con il simbolo Rn, costituisce un gas nobile e radioattivo di origine naturale; è inodore, incolore e insapore, quindi non è percepibile dai nostri sensi. Inizialmente nel 1896 il fisico francese premio nobel Henri Becquerel scoprì la radioattività, successivamente due anni più tardi i coniugi Curie isolarono il polonio e il radio, e nel 1900 il fisico tedesco Dorn scoprì che i sali di radio esalavano un gas radioattivo, il radon appunto.

In seguito alla scoperta di questi elementi radioattivi, in maniera molto veloce ed evidente si associarono i rischi e la pericolosità dell’esposizione alle radiazioni, infatti già tra i lavoratori delle miniere della Sassonia si ipotizzava la presenza nell’aria di una tipologia di polvere che danneggiava i polmoni; grazie a indagini approfondite e specifiche sui minatori di uranio, si scoprì che il radon era in grado di provocare il cancro ai polmoni. A tutt’oggi è considerato molto pericoloso per la salute umana poiché le particelle alfa, nel momento in cui vengono inalate possono danneggiare il Dna delle cellule con conseguente generazione di tumore ai polmoni.

Che cos’è il radon e dove si trova

Il radon purtroppo è presente nella crosta terrestre, lo troviamo nelle rocce, nel terreno, quasi ovunque, in quantità più o meno variabile, ma la principale sorgente è rappresentata dal suolo. Anche alcuni materiali edili che derivano da rocce vulcaniche, che vengono estratti da cave o derivanti da lavorazioni dei terreni, come il tufo, rappresentano ulteriori sorgenti di radon. Il radon, rappresenta un gas e quindi può spostarsi e sfuggire dalle porosità del terreno, riuscendo a dispendersi nell’acqua o nell’aria, per cui in atmosfera e nei luoghi all’aperto la sua concentrazione non raggiunge mai livelli elevati, al contrario invece nei luoghi chiusi come case, uffici, scuole ecc., può registrare dei valori che possono rappresentare un rischio potenziale per la salute dell’uomo, in particolare per soggetti particolari come i fumatori.

La sua distribuzione in un luogo chiuso, ad esempio una stanza, avviene in maniera uniforme, e i suoi prodotti di decadimento si attaccano al particolato (polveri, aerosol) dell’aria, e si vanno a depositare sulle superfici dei muri, dei mobili ecc., e successivamente vengono respirati. Nonostante il nostro sistema respiratorio sia efficace, piccole quantità si trasferiscono dai polmoni nel sangue e, anche, negli altri organi, creando danni in particolare alle cellule dei bronchi.

Come accennato precedentemente, il radon è presente anche nell’acqua potabile, anche se fortunatamente in quantità decisamente inferiori rispetto alla sua presenza in atmosfera, ma comunque espone lo stomaco a radiazioni ionizzanti.

Secondo le stime in possesso dell’Istituto Superiore di Sanità, circa il 10% dei nuovi casi di carcinoma polmonare è attribuibile al radon, mentre addirittura nelle statistiche a livello mondiale, il radon è considerato il contaminante radioattivo più pericoloso negli ambienti chiusi

Come e chi effettua le misurazioni

Il parametro per la misurazione della concentrazione di radon in aria, secondo il Sistema di Unità Internazionale (SI), è espressa in Becquerel per metro cubo (Bq/m3) dove il Becquerel rappresenta il numero di disintegrazioni di una sostanza radioattiva al secondo.

Per effettuare le misurazioni della concentrazione di radon in aria esistono due tecniche principali: le tecniche passive, per misurazioni a lungo termine, e le tecniche attive, prevalentemente per misure di breve durata.

  • Misuratori passivi; sono dosimetri di piccole dimensioni (circa 8 x 8 x 6 cm), che vengono posizionati in punti strategici dell’edificio per periodi mensili (3-6 mesi), non hanno necessità di collegamenti elettrici, e successivamente vengono prelevati e analizzati, fornendo una notevole precisione della misura. Il dosimetro è costituito da un contenitore (camera di diffusione) in cui è alloggiata un particolare polimero sensibile alle radiazioni alfa emesse dal 222Rn.
  • Misuratori attivi; sono degli strumenti elettrici portatili che molto velocemente permettono la campionatura e la misurazione della concentrazione del gas radon nell’ambiente; l’utilità principale consente di effettuare misurazioni diverse in condizioni di misure diverse (sistema di riscaldamento spento e acceso, ventilazione accesa o spenta, etc.). Hanno risultati diversi dai dosimetri passivi, fornendo risultati approssimativi di tipo puntuale, rappresentativi per le condizioni di quell’ora e quel giorno.

Attualmente in Italia non esiste una specifica legislazione sulle concentrazioni limite in ambito residenziale, ma per salvaguardare e tutelare la protezione dei lavoratori sono stati introdotti degli obblighi contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti, tramite il D.Lgs n. 241 del 26.05.2000 (G.U. n. 203 del 31.08.2000 N.140/L).

L’Art.74 della Direttiva 2013/59/Euratom recita che “Gli Stati membri stabiliscono livelli di riferimento nazionali per le concentrazioni di radon in ambienti chiusi”, indicando che la concentrazione di attività in aria non deve essere superiore a 300 Bq/m3. Lo Stato Italiano, per quanto riguarda la situazione residenziale, ancora non ha emanato le disposizioni nazionali che attuino tali indicazioni, ma in attesa di un prossimo recepimento, il riferimento da prendere in considerazione per gli edifici esistenti, riferimento limite, equivale a 300 Bq/m3.

Le misurazioni vengono effettuate da diversi professionisti e/o società specializzate sparse su tutto il territorio nazionale, con esperienza ultradecennale, e forniscono sia i servizi per la misurazione del gas radon che le bonifiche dei siti contaminati. Le misurazioni del gas radon vengono svolte mediante i dosimetri passivi a tracce nucleari in comodato d’uso, posizionati e disposti in vari punti dell’edificio, spesso seguendo criteri di norme UNI e ISO.

Un intervento classico e pratico solitamente si suddivide in più fasi:

  1. Il sopralluogo per elaborare un Piano di Campionamento e posizionamento in relazione della planimetria del locale e dell’edifico;
  2. La disposizione dei dosimetri suddividendoli in due semestri, quindi apponendo il primo dosimetro, a opera di un tecnico, posizionandolo in un punto strategico dell’edificio;
  3. Il ritiro del dosimetro del 1° semestre e il successivo posizionamento del dosimetro del 2° semestre;
  4. Il ritiro del dosimetro del 2° semestre, sempre a opera di un tecnico, e l’invio dei dosimetri presso un laboratorio scelto e accreditato, per l’elaborazione di un rapporto di prova, in funzione dell’analisi dei dosimetri a opera di un Esperto Qualificato in Radioprotezione di III grado.
  5. L’elaborazione di una Relazione Finale, che allegata al rapporto di prova del laboratorio, va inoltrata al Comune dove è ubicato il locale/abitazione e all’ARPAC.

I fattori che determinano i costi e il prezzo dell’intervento sono fondamentalmente due: il numero di dosimetri da impiegare e la grandezza della superfice dei locali, mediamente il rapporto d’impiego prevede un dosimetro per circa 100mq.

Livelli di concentrazioni e provvedimenti regionali

Diverse regioni hanno effettuato campagne di misurazioni allo scopo di aumentare la conoscenza della distribuzione territoriale della concentrazione di radon e di individuare le aree regionali a elevata probabilità di alte concentrazioni di radon. Le indagini hanno interessato un numero di Comuni un po’ più alto rispetto a quelli coinvolti nella prima indagine nazionale, misurando circa 25000 abitazioni suddivise in 17 regioni. Purtroppo non tutte le misurazioni sono state pianificate adottando gli stessi criteri, ad esempio alcune hanno interessato solo le abitazioni poste al piano terra, oppure hanno riguardato solo uno specifico periodo dell’anno.

Vengono riportate alcune informazioni sintetiche, sui risultati delle indagini sulla concentrazione di radon effettuate dagli enti e istituti preposti, estrapolate e contenute nell’Archivio Nazionale Radon (A.N.R.).

I valori medi regionali misurati in queste indagini vanno da 35 Bq/m3 a 170 Bq/m3.

Mappa concentrazione del radon nelle regioni italiane –  Istituto Superiore di Sanità

Nell’ormai lontano anno 2001, sulla G.U. numero 276 del 27/11/2001 veniva pubblicato il Piano Nazionale Radon, elaborato dal Ministero della Salute, che a distanza di circa 20 anni non ha sortito grandi risultati, considerato che il gas radon rappresenta secondo alcune statistiche la seconda causa di neoplasie nel nostro paese.

Una delle ultime regioni che ha attuato un provvedimento, attraverso l’emanazione di un’apposita legge, è stata la Campania, che attraverso la legge regionale n. 13 del 8 luglio 2019 “Norme in materia di riduzione dalle esposizioni alla radioattività naturale derivante dal gas radon in ambiente confinato chiuso” indica e stabilisce i livelli limite di concentrazione per le nuove costruzioni (Art. 3) e per gli edifici già esistenti (art. 4).

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