Efficienza Energetica

Smart Building: la riconversione degli edifici italiani vale un risparmio energetico del 20%

Secondo la prima edizione della Community Smart Building di The European House – Ambrosetti la riconversione in senso smart degli edifici italiani assicurerebbe un risparmio complessivo tra i 12 e i 14 miliardi di Euro

Pubblicato il 09 Mag 2023

La riconversione degli edifici italiani chiave efficiente e smart permetterebbe di abbattere i consumi energetici del settore del 20-24% e quelli idrici del 4-5%, tagliando del 19-28% le emissioni del settore edilizio. Queste le indicazioni estremamente rilevanti che arrivano dal Rapporto Strategico della prima edizione della Community Smart Building di The European House – Ambrosetti, nata proprio con l’obiettivo di mappare il fenomeno Smart Building nel nostro Paese. Il tema, è facile da comprendere, è particolarmente rilevante per il nostro Paese per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione e i target energetici previsti a livello europeo, considerando che oltre la metà degli edifici (56%) risulta essere in classe energetica F e G.  Riconvertire, dove possibile e conveniente, gli edifici italiani dotandoli di tecnologie efficienti e smart consentirebbe non solo i vantaggi energetici e ambientali citati in precedenza, ma assicurerebbe un risparmio complessivo tra i 12 e i 14 miliardi di Euro (considerando 10,8-11,9 miliardi per consumi energetici e 1,6- 1,8 miliardi per quelli idrici) a livello di Sistema-Paese, pari a circa il 20-22% delle spese per consumi energetici delle famiglie italiane nel 2022. Questo si tradurrebbe ogni anno in un risparmio netto complessivo pro-capite circa pari a 230 Euro.

La filiera italiana

Ma che cos’è esattamente uno Smart Building? Secondo l’analisi di Fondazione Ambrosetti  un Edificio Intelligente si basa su tecnologie quali Building Management Systems (BMS) e applicazioni digitali e di gestione che, grazie alle piattaforme di integrazione e di controllo, sono in grado di interagire e integrarsi con le tecnologie e prodotti all’interno dell’edificio, caratterizzate nei seguenti cluster: impianti di produzione e distribuzione dell’energia, connettività, raffrescamento e riscaldamento, sicurezza, gestione della risorsa idrica, illuminazione, comfort e well-being, sensori e attuatori, elevatori e smart meter. 

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Stante questa definizione, l’Italia essere ben posizionata nello sviluppo di queste tecnologie. A dimostrarlo è l’elevata quota di brevetti sul totale europeo, che riflette l’impegno del Paese a ridurre le emissioni di gas serra e promuovere pratiche edilizie sostenibili: l’Italia nel 2021 è il terzo Paese in Europa per la quota di brevetti nelle tecnologie di mitigazione del cambiamento climatico legate agli edifici (7,4%), dietro solo a Germania (35,1%) e Francia (15,4%).

“Come emerge dal Rapporto Strategico della prima edizione della Community Smart Building, investire nell’Edificio Intelligente rappresenta una priorità, sia per poter rispettare gli obiettivi di decarbonizzazione, sia per cogliere tutti i benefici in termini di economici, ambientali e sociali – sottolinea Lorenzo Tavazzi, Partner di The European House – Ambrosetti e responsabile della Community Smart Building – . Lo Smart Building rappresenta quindi uno strumento di efficienza e decarbonizzazione e allo stesso tempo è un elemento abilitante delle Smart City, che rappresentano la via di sviluppo necessaria per garantire la sostenibilità e la qualità della vita dei cittadini. In questo senso, l’Italia ha competenze di eccellenza nella catena del valore estesa degli Smart Building (ad esempio per le costruzioni, il design, il materiale elettrico, ecc.); questo sviluppo può rappresentare un’importantissima opportunità industriale e di competitività per il nostro Paese. Tuttavia, per favorire questa ‘rivoluzione’ è necessario identificare gli standard associati, così da poter affermare una definizione univoca di Edificio Intelligente e un modello equilibrato e di lungo periodo di sostegno agli investimenti con una governance integrata e coordinata delle competenze di policy”.

“Partire dalla definizione di standard e dalle tecnologie che possono abilitare l’evoluzione del patrimonio immobiliare Italiano in chiave di sostenibilità ed efficienza per poi passare a proporre modelli a sostegno dello sviluppo dell’intera filiera, è la chiave per accelerare l’adozione di strategie che facilitino l’innovazione, la riduzione degli impatti ambientali e, al contempo, la qualità della vita di ciascuno in città connesse, moderne e aperte a nuovi modelli partecipativi e di coesione sociale. Vediamo nell’elettrificazione la chiave di volta per questa transizione verso modelli di building energeticamente autosufficienti, integrati in un sistema che valorizzi le fonti energetiche rinnovabili, a garanzia di una consistente riduzione delle emissioni. La tecnologia è pronta a sostenere questo cambiamento, sia che si tratti di ammodernamento di strutture già esistenti che di realizzazione di nuovi progetti immobiliari”, ha aggiunto Andrea Vicario, Building Application Manager  Electrification di ABB, una delle aziende partner del report. 

Come spingere gli Smart Building

Da Fondazione Ambrosetti sono poi arrivate tre formule per favorire l’ulteriore diffusione degli “Edifici Intelligenti”:

  1. Definire gli standard per affermare una definizione univoca di Edificio Intelligente.  L’idea è di definire e ampliare gli standard associati all’Edificio Intelligente, includendo anche le tecnologie smart e dimensioni chiave, così da affermare di conseguenza una definizione univoca e olistica di Edificio Intelligente, che veda l’edificio come la somma di tutte le parti coinvolte, sia le componenti esterne sia le tecnologie interne. Inoltre, si suggerisce di promuovere la determinazione della classe energetica degli edifici includendo anche gli interventi sui prodotti e sulle tecnologie che lo caratterizzano (elettrodomestici, impiantistica, illuminazione, erogatori, elevatori, ecc.) e di considerare l’integrazione delle tecnologie smart e il risparmio idrico come temi fondativi nel concetto di efficienza di un edificio e inserire nei regolamenti edilizi dei Comuni italiani fondi strutturati e con capacità di spesa per l’efficientamento idrico negli edifici.
  2. Sviluppare un modello operativo per la sostenibilità degli investimenti. La Community chiede di adottare come modello operativo generale uno schema di “obblighi incentivati”, con requisiti minimi di legge associati a schemi di incentivi e misure di accompagnamento. Si propone inoltre la creazione di uno sportello unico (“one stop shop”) che guidi i cittadini nei processi di ristrutturazione e di un “Libretto di manutenzione della casa” digitale.
  3. Favorire filiere industriali ed ecosistemi dell’innovazione legati alle tecnologie smart per gli edifici. Come policy di lungo periodo, la Community Smart Building propone la creazione di un organismo di coordinamento interministeriale trasversale sui temi della transizione energetica nel settore degli edifici e di un polo nazionale sulle tecnologie dell’Edificio Intelligente, istituendo un centro di competenza e di trasferimento tecnologico.
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