Smart city

Smart city e partenariato pubblico privato, tutti i vantaggi

L’applicazione del PPP può portare a una accelerazione della procedura amministrativa, all’acquisizione di competenze esterne e minori rischi su tematiche digitali, a migliori forme di gestione e coordinamento e a una maggiore rapidità nell’utilizzo di fondi europei

05 Giu 2020

Sebastiano Gadaleta

Formula 4.0, innovation manager, autore di "Innova senza errori"

Le smart city sono un argomento all’ordine del giorno per la capacità di migliorare i centri urbani, e rispondere a esigenze particolari, legate anche al Covid-19 (verificare assembramenti, videosorveglianza intelligente etc.). Si parla sempre più spesso di tecnologie e applicazioni smart da parte degli attori istituzionali, per le loro elevate potenzialità in termini di innovazione tecnologica applicata alla città, efficientamento energetico e operativo dei nuclei urbani.

Ad oggi è diffuso l’utilizzo dei servizi smart city in genere attraverso bandi di gara che hanno aggiudicato lavori dedicati a settori specifici, che rappresentano uno dei pilastri della smart city nel migliore dei casi. Spesso ci sono bandi per lavori e tecnologie spot su servizi specifici, quali videosorveglianza etc.

L’etimo dell’ormai nota espressione smart city, vale a dire “città intelligente”, non è sufficiente a illustrare cosa realmente rappresenta questo nuovo tipo di città. Spesso, infatti, la si identifica, semplicemente e impropriamente, con un mero centro urbano cui sono applicate tecnologie innovative, app per alcuni servizi e magari con una rete di trasporti interconnessa.

In realtà il concetto è molto più ampio e racchiude al suo interno una corposa quantità di indici per differenti settori che ne definiscono gli elementi principali.

Cosa si intende per smart city

Una città è smart, in buona sostanza, se soddisfa determinati parametri di riferimento relativamente ad aree tematiche e livelli di riferimento “smart”: economy, mobility, environment, people, living e governance presenti nell’agglomerato urbano ipotizzato. Tali valori individuano la vera essenza della città intelligente: ovvero non singole tecnologie, bensì piattaforme di utilizzo comune e organico, da definirsi anche multiforme che abbraccia elementi di natura fisica e di digitale. Realizzare una smart city, dunque, vuol dire investire nei cambiamenti delle persone nelle integrazioni degli elementi hardware e software presenti già in città o da implementare, tutto finalizzato a:

(i) migliorare la sostenibilità e la qualità di vita e di lavoro di cittadini e imprese;

(ii) aumentare l’efficienza e l’accessibilità dei servizi;

(iii) ridurre inquinamento e degrado ambientale.

La smart city per tanto è un agglomerato di tecnologie necessarie alla gestione dei pilastri smart sopra individuati che però come definito da illustri autori, devono essere considerate sfide sistemiche e non solo tecnologiche.

Il PPP applicato alle smart city

Le potenzialità delle smart city sono tante, perciò si è sempre alla ricerca di un modello che favorisca logiche di forte interconnessione tra il settore pubblico e quello privato con l’obiettivo di adottare, un modello di sviluppo capace di generare contemporaneamente ritorni sociali, ambientali e produttivi, tali da consentire l’intervento privato all’interno di servizi di concessione smart city.

Proprio con riferimento a quei processi di stretta interconnessione e collaborazione che possono crearsi tra operatori economici e P.A., anche al fine della realizzazione di progetti di smart city, a livello nazionale il D.Lgs. n. 50/2016 c.d. “Codice dei Contratti Pubblici” offre uno strumento operativo particolarmente rilevante ed efficace: il Partenariato pubblico privato (“PPP”).

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Il PPP è uno strumento che riteniamo utile dal punto di vista organizzativo e finanziario della c.d. “città intelligente”: il Partenariato pubblico privato che però deve toccare diversi temi relativi alla smart city.

Uso e abuso del PPP hanno riguardato l’efficientamento energetico e la pubblica illuminazione, spesso troppo limitante per essere definito smart city. Tutti gli altri pilastri della smart city invece vengono spesso trattati a parte con fondi propri delle amministrazioni.

Invece è necessario guardare a un nuovo modello di smart city anche avendo coraggio attraverso modelli di concessione di servizi ampi.

Sebbene ancora poco utilizzato dalle amministrazioni pubbliche (al netto di pubblica illuminazione o servizi di efficienza energetica)– e ciò per alcuni aspetti particolarmente “complessi” relativi alla sua strutturazione –, il PPP, disciplinato dall’art. 180 del Codice, rappresenta uno strumento decisamente rivoluzionario in particolare su un tema innovativo come la smart city: esso consente, alle P.A. di accedere a know how specifico, a competenze specialistiche a tecnologie proprietarie degli operatori privati e spesso anche ai suoi capitali.

Anac definisce i contratti di Partenariato pubblico privato un’eccellente “forma di cooperazione tra il settore pubblico e quello privato finalizzato alla realizzazione di opere e alla gestione di servizi”, nell’ambito della quale i rischi legati all’operazione che si intende porre in essere sono “suddivisi tra le parti sulla base delle relative competenze di gestione del rischio”. Su questo elementi della procedura amministrativa del PPP ci aiuteranno a comprendere meglio (vedi matrice dei rischi)

Sono diverse le declinazioni che può presentare un contratto di PPP: esso può avere le caratteristiche (i) della finanza di progetto (o project finance), (ii) della concessione di costruzione e gestione, (iii) della concessione di servizi, (iv) della locazione finanziaria di opere pubbliche, (v) del c.d. contratto di disponibilità̀ o di qualunque altra procedura di realizzazione in partenariato di opere o servizi che presentino le caratteristiche tipiche di un Partenariato pubblico privato.

In una operazione di PPP il privato è stimolato alla “partnership” con la P.A. in quanto può essere remunerato attraverso i ricavi di gestione provenienti da un canone riconosciuto dall’amministrazione ad esempio per la gestione di servizi smart city o da qualsiasi altra forma di contropartita economica; la P.A. chiede al privato nella fase negoziale del project l’output a lei più confacente con individuazione delle opere che ritiene più funzionali (dall’efficientamento dell’illuminazione pubblica alla realizzazione di hub digitali urbani, alla videosorveglianza o integrazione app comunali e servizi software vari.) proprio grazie al legame e all’accesso alla strumentazione dell’operatore economico.

Spesso le tecnologie smart city devono essere realizzate in simultanea per effetti positivi di naturata operativa. Conviene includere all’interno di progetti di città intelligente, pubblica illuminazione e servizi smart in quanto si opererebbe sugli stessi pali della pubblica illuminazione inserendo sensori, telecamere per videosorveglianza etc., così come sugli stessi scavi dei cavi elettrici si crea la rete in fibra realizzando chiare economie.

I vantaggi di un PPP applicato alla smart city

Il processo di PPP può essere rivoluzionario in termini di tempi e modi per le amministrazioni che ne fanno uso secondo quanto riportato sotto:

  1. accelerazione della procedura amministrativa
  2. acquisizione di competenze esterne e minori rischi su tematiche digitali
  3. migliori forme di gestione e coordinamento.
  4. rapidità nell’utilizzo di fondi europei.

Accelerazione dal punto di vista amministrativo. L’iter sin qui presentato prevede degli step ben identificati:

  1. presentazione dello studio di fattibilità da parte del soggetto proponente;
  2. analisi dello stesso studio e realizzazione di metodologie comparative, quali Public sector comparator e analisi della matrice dei rischi.
  3. pubblicazione del bando e scelta del soggetto vincitore.

Si consideri che nel caso il comune dovesse adoperarsi in autonomia gli step sarebbero:

  1. bando per studio di fattibilità.
  2. individuazione esperto incaricato per studio di fattibilità e analisi di quanto ricevuto.
  3. pubblicazione del bando per lavori da aggiudicare;
  4. rischi in capo all’ente.

Oltre al tempo ridotto per arrivare a un bando di servizi smart, punto centrale nella strutturazione di un PPP di successo, è rappresentato dalla c.d. “allocazione dei rischi” definita nella matrice dei rischi. Le P.A., infatti, devono, nelle proprie valutazioni di convenienza, identificare gli specifici rischi connessi alla costruzione e gestione dell’opera mutuo proprio o cedendo il servizio in concessione con il PPP.

Acquisizione di competenze esterne e minori rischi su tematiche digitali. Risulta difficile per le PA in particolari quelle più piccole che non sono agglomerati urbani, identificare modelli di riferimento anche in termini di gestione di un progetto unitario di smart city.

Migliori forme di gestione e coordinamento. La smart city è una sfida organizzativa, sociale e sistemica. Coinvolge i dipendenti della pa, coinvolge i cittadini e la loro iterazione con le tecnologie e le semplificazioni hardware e software. Il progetto pertanto è più difficile da gestire che da realizzare solo dal punto di vista tecnologico.

Rapidità nell’utilizzo di fondi europei. Si potrebbe realizzare un project con finanziamento parziale alle infrastrutture attraverso l’utilizzo di fondi europei, in modo tale da poter ridurre il gap tra fondi europei spesi e non. In questo modo si avrebbe sia un effetto moltiplicativo degli investimenti sul territorio sia un più rapido impegno di spesa.

Infatti nel project l’amministrazione può contribuire al massimo per il 49% dei costi di investimento del progetto e pertanto si potrebbe finanziare la parte infrastrutturale dell’investimento e non finanziare la quota servizi (sviluppo software etc.).

Questo genera un effetto leva di investimenti privati pari almeno al doppio del capitale investito dalla P.a.

Primi segnali di applicazione

Non da ultimo è stato istituito un tavolo un tavolo di lavoro per discutere di smart mobility e di logistica 4.0, organizzato dal ministero dello Sviluppo economico e da Agid a cui hanno partecipato i rappresentanti del ministero dell’Istruzione e dell’Università, del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di Consip e dei rappresentanti delle città che stanno sperimentando il 5G, oltre a numerosi tra centri di ricerca ed aziende private.

Obiettivo del tavolo sarà una mobilità e di una logistica intelligente, autonoma e a impatto zero che abbia come Focus il PPP applicato a questi elementi di smart city.

Conclusioni

Il PPP come modello di sviluppo di una smart city può non limitarsi alle aree di intervento identificate dal mise, bensì divenire sistemico. Il nostro paese ha bisogno di modelli di gestione che consentano la piena concessione di servizi smart city in modo tale da gestire in forma organizzata e unitaria servizi che riguardano videosorveglianza, pubblica illuminazione e servizi software intelligenti. Soprattutto in questo periodo, questo modello di sviluppo di smart city di PPP finanziato parzialmente da fondi europei e capitali privati potrebbe divenire volano di un rilancio oggi più che mai atteso con la conseguenza di sviluppare città trasformate dal punto di vista digitale.

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