Smart city: quando una città si può dire intelligente - Energyup

Sostenibilità

Smart city: quando una città si può dire intelligente

Internet of things, big data, reti 5G ed energia rinnovabile. Sono gli ingredienti indispensabili. Ecco i maggiori esempi in Italia e nel mondo

06 Nov 2020

erica corradi

Quanto si parla di smart city ci si riferisce a città in grado di gestire in maniera ottimale le risorse energetiche disponibili: un programma urbanistico che mira all’ottimizzazione e innovazione dei servizi pubblici in modo da correlare le infrastrutture cittadine con il capitale umano, intellettuale e sociale di chi le abita. Le politiche mondiali si stanno mobilitando per sensibilizzare le persone verso la sostenibilità ambientale. Sempre più città stanno adottando misure di gestione energetica intelligente, tanto da conferirgli la qualifica di smart city: una città che non spreca, che gestisce e ottimizza le risorse del proprio territorio. Per questo motivo le smart city vengono associate al concetto più ampio di Local Energy Communities (LEC), cioè Comunità Energetiche Locali in cui la cooperazione tra i consumatori (o prosumers – consumatori e produttori al contempo) mira al raggiungimento di una crescente autonomia, sostenibilità ed efficienza energetica. Non si parla dunque della sola digitalizzazione, bensì di una rivoluzione energetica, politica, dei trasporti e delle infrastrutture. Ma come funziona e quando una città può definirsi “smart”?

smart city
Boston

Cosa sono le smart city e quali sono le tecnologie coinvolte

Le smart city sono città capaci di gestire al meglio le risorse disponibili, diventando energeticamente autosufficienti e dall’economia sostenibile. Città che tengono conto della qualità della vita del cittadino, migliorando i servizi pubblici attraverso le innovazioni e l’evoluzione digitale. Idealmente, le smart city sono dotate di un’elevata connettività, condizione necessaria per l’interazione tra oggetti (che scambiano informazioni attraverso l’Internet of Things – IoT), la guida autonoma grazie alla sensoristica installata nei veicoli che consente loro di comunicare con l’ambiente circostante, i semafori intelligenti, la domotica… tutto ciò dunque è reso possibile dalla miriade di sensori di cui è piena la smart city, che generano una grande quantità di dati (i cosiddetti Big Data), i quali vengono poi elaborati mediante algoritmi in una apposita piattaforma Cloud che li renderà informazioni da utilizzare, ad esempio per alimentare servizi più evoluti e in tempo reale, consentendo alle amministrazioni una gestione sempre più efficiente.

Non solo: tutta questa connettività avviene anche a livello energetico. I vari vettori come la rete elettrica, idrica, del gas, e altro, sono interconnessi tra loro, formando una vera e propria rete energetica capace di veicolare la richiesta in base alla domanda e viceversa. Questo è reso possibile dalle nuove tecnologie, quali: il V2X (V2G o V2B, Vehicle to Grid o Vehicle to Building, rispettivamente), che permette la transizione di energia elettrica in maniera bidirezionale, consentendo quindi di caricare il veicolo quando c’è molta produzione elettrica, oppure scaricandolo fornendo energia alla rete o all’edificio. Oppure attraverso la sempre maggiore disponibilità di energia proveniente da fonti rinnovabili, i cui dispositivi possono essere collegati a sistemi di accumulo, consentendo quindi di immagazzinare energia in eccesso e consumarla poi in seguito, quando necessario. Insomma, digitalizzazione, innovazione e sostenibilità sono le parole chiave alla base di una smart city.

Da smart city a Local energy community

Dal concetto di smart city a quello di Local energy community (LEC), il passo è breve: ciò che fa la differenza è il fatto che le ultime sono governate da politiche nazionali ed europee. La Local Energy Community può essere definita come un insieme di utenze energetiche che decidono di effettuare scelte comuni dal punto di vista del soddisfacimento del proprio fabbisogno energetico, al fine di massimizzare i benefici derivanti da questo approccio collegiale, grazie all’implementazione di soluzioni tecnologiche poli-generative per la generazione distribuita di energia e la gestione intelligente dei flussi energetici. Sono governate da politiche europee: partendo dal più datato Accordo di Parigi, passando poi per i due pilastri, il Clean Energy Package e il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). In Italia, il recente documento consultivo di ARERA, 112/2020/R/EEL, ha introdotto nuovi spunti di riflessione ad esempio sul Business Model delle LEC e sul Balance Serving Provided.

Il ruolo del cittadino

Diventa sempre più importante e centrale il ruolo del cittadino che non è più solo semplice spettatore bensì protagonista della rivoluzione energetica della smart city. Il coinvolgimento della comunità locale avviene attraverso l’uso del programma di demand/response, il cui scopo principale è quello di modulare la domanda energetica locale in modo da veicolare la richiesta in base alla produzione. Si basa quindi su eventi di modulazione, monitorando in tempo reale la richiesta energetica con la produzione e sfrutta un’applicazione che il gestore di rete impiega per interagire con il cittadino: quando si prevedono problemi di stabilità della rete, dovuti ad uno sbilanciamento tra domanda e produzione, mediante algoritmi implementati con lo scopo di ottimizzare la rete, si invia al cittadino una notifica al fine di ridurre o aumentare il consumo di energia; il cliente designato modula i propri consumi/la propria generazione (sia in modalità automatica che manuale) e la modulazione di carico viene resa disponibile all’operatore di rete. Inoltre, a seguito della verifica della corretta fornitura del servizio, il cliente riceve la remunerazione concordata in fase di contrattualizzazione.

Esempi di smart city nel mondo

L’Eden Strategy Institute, società di consulenza specializzata nello studio delle città del futuro, ha stilato la classifica delle prime 50 smart city, la “Top 50 Smart City Governments”. Sul podio si posiziona Londra, seguita nelle prime dieci posizioni da Singapore, Seoul, New York City, Helsinki, Montreal, Boston, Melbourne, Barcellona e Shanghai. La storia di queste metropoli insegna come l’investimento in infrastrutture moderne, all’avanguardia e sostenibili le abbia rese protagoniste di una grande trasformazione.

Questa classifica analizza inoltre i diversi approcci allo sviluppo di smart city nel mondo: indaga il ruolo che le amministrazioni cittadine svolgono nel guidare una strategia di smart city, oltre a celebrare le conquiste tecnologiche delle città stesse. Offre inoltre strumenti efficaci per aiutare i governi a coordinare meglio le loro iniziative di smart city, fornendo spunti di riflessione sulla comprensione della condizione umana e il potere dei cittadini.

Questa classifica degli anni 2018/19 ha studiato 140 città intelligenti, da cui i primi 50 governi delle città intelligenti sono stati classificati in dieci vettori:

1) Chiarezza di visione;

2) Leadership;

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3) Budget;

4) Fornitura di incentivi finanziari;

5) Programmi di supporto;

6) Disponibilità al talento;

7) Approccio incentrato sulle persone;

8) Sviluppo di un ecosistema dell’innovazione;

9) Attuazione di politiche “intelligenti”;

10) Track Record di iniziative e progetti precedenti.

Infine, sono state condotte interviste con i funzionari della città per convalidare i fatti, misurare i risultati e conoscere le sfide e i percorsi unici intrapresi da ciascuna città. Uno studio importante che funge sicuramente da strumento di partenza per comprendere come si può diventare una smart city e su cosa è necessario investire.

smart city

Shanghai

Le smart city in Italia

In Italia, invece, il rapporto nazionale che misura la capacità di adattamento delle 107 città capoluogo nel percorso di trasformazione verso la città 4.0 – intelligente, digitale, inclusiva e sostenibile – è elaborato ogni anno da FPA – ForumPA, ed è l’ICity Rank. La classifica ICR è stilata a partire da 6 indici che corrispondono alle 6 dimensioni “misurabili” della qualità urbana:

1) Solidità economica;

2) Mobilità sostenibile;

3) Tutela ambientale;

4) Qualità sociale;

5) Capacità di governo;

6) Trasformazione digitale.

Le prime 10 smart city italiane sono, in ordine di classifica, Milano, Firenze, Bologna, Bergamo, Torino, Trento, Venezia, Parma, Modena e Reggio nell’Emilia.

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Importante spunto per i Comuni italiani è la “Italian Smart Cities (ora Agenda Urbana)”, piattaforma nazionale italiana promossa e realizzata da ANCI che raccoglie le esperienze progettuali implementate dalle città italiane nell’ottica smart. All’interno della piattaforma le città raccontano le loro iniziative innovative, i bisogni a cui rispondono, i costi sostenuti, gli impatti avuti sulla qualità della vita delle persone e le condizioni di replicabilità in altri contesti urbani. La piattaforma realizzata da ANCI risulta essere uno strumento operativo di mappatura, raccolta e catalogazione degli interventi progettuali sulle Smart Cities in tutto il territorio nazionale. Ha l’obiettivo di offrire un supporto a Comuni di ogni dimensione sia in termini di idee ed esperienze da replicare, sia per la creazione di una rete di soggetti in grado di promuovere innovazione nei territori e tocca temi come quello dell’efficientamento energetico, della mobilità sostenibile, dell’agenda digitale, dell’innovazione sociale, della governance urbana.

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