Analisi

La Smart Home aiuta il risparmio energetico

Dai dati dell’Osservatorio Smart Home del Politecnico di Milano un’analisi sull’impatto che dispositivi smart e connessi possono avere sulla riduzione dei consumi energetici e di conseguenza sulla riduzione della spesa in bolletta. Interessanti anche le prospettive future in ottica case green

Pubblicato il 21 Feb 2023

An unrecognizable man holding a smartphone with smart home control system.

Circa 330 euro l’anno per un bilocale di 70 mq, fino a 460 euro per un trilocale di 110 mq. O, per essere più precisi, 800 smc e 850 kWh l’anno nel caso del bilocale e 1.100 smc e 1.200 kWh l’anno nel caso del trilocale.
Sono questi i risparmi possibili grazie all’efficientamento dei consumi energetici ottenibile utilizzando in modo più consapevole gli strumenti della Smart Home.
Sono questi dati molto interessanti che emergono dalla nuova edizione dell’Osservatorio Smart Home della School of Management del Politecnico di Milano presentati nei giorni scorsi.
Un report, quello appena annunciato, che ha scelto di dedicare un focus specifico proprio al tema energetico, non limitandosi a misurare la crescita del segmento nel quadro più generale dei dispositivi e delle soluzioni per la Smart Home, ma cercando di capirne i possibili impatti.

Nella Smart Home -20% di consumi elettrici e -23% di consumi per il riscaldamento

“Ci siamo resi conto – spiega Giulio Salvadori, Direttore dell’Osservatorio Internet for Things – che i consumatori stanno acquistando dispositivi smart legati all’ambito energetico sia in ragione degli incentivi come Ecobonus e Superbonus, sia perché iniziano a capire che sono utili per risparmiare”.
E i numeri sopra citati lo dimostrano: si parla di una riduzione dei consumi energetici che può raggiungere il 20% nel caso dell’elettricità e il 23% nel caso del riscaldamento, con una conseguente ricaduta positiva sulle bollette.
“È interessante sottolineare – prosegue Salvadori – che la stessa attenzione si ritrova anche nelle aziende produttrici. Le loro comunicazioni verso l’esterno non puntano solo su comfort o servizi, ma portano l’attenzione sul tema del risparmio energetico, nella consapevolezza di toccare un tasto sensibile per i consumatori”.
Non è fenomeno transitorio.
Nelle stime dell’Osservatorio stiamo parlando di un fenomeno destinato a durare nel tempo.
“Le prospettive di medio periodo vanno tutte a impattare sul tema energetico – prosegue Salvadori – anche in considerazione di alcuni aspetti di scenario, come le direttive sulle case green: la Smart Home potrebbe infatti favorire il miglioramento delle classi energetiche”.
Per restare sui numeri, nel 2022, il mercato italiano della Smart Home ha raggiunto un valore complessivo di 770 milioni di euro, in crescita del 18% anno su anno, ma con una spesa pro capite ancora contenuta, attestata sui 13 euro pro capite.
Un risultato nell’insieme positivo, influenzato, tuttavia, dal difficile scenario geopolitico.
“Nelle nostre stime, se non ci fossero stati problemi legati alla guerra legati avremo avuto una crescita il 33%. Non possiamo negare che il 2022 sia stato influenzato anche da problematiche legate alla carenza di componenti, dagli stock out”.
In questo contesto, la parte del leone è proprio rappresentata da prodotti come caldaie, termostati e condizionatori connessi per riscaldamento e climatizzazione, che valgono qualcosa come 155 milioni di euro.
Seguono soluzioni per la sicurezza, che pensano per 150 milioni  di euro sulla spesa complessiva, elettrodomestici connessi (140 milioni), smart speaker (137 milioni) e tutta la pletora di dispositivi intelligenti quali lampadine, casse audio, smart plug …

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Serve ancora un passaggio culturale

Se dunque l’attenzione dei consumatori c’è e tutto sommato c’è anche la propensione a spendere, c’è un passaggio culturale che deve ancora compiersi.
L’81% dei consumatori è assolutamente disponibile ad adottare comportamenti virtuosi e il 42% si dice convinto rispetto alla possibilità di acquistare dispositivi ed elettrodomestici che consumano meno.
Parallelamente, però, sono ancora pochi coloro che “sfruttano gli oggetti smart per il monitoraggio dei consumi in tempo reale (17%), che gestiscono tramite scenari riscaldamento e raffrescamento (11%), ancora meno quelli che gestiscono sistemi di accumulo e autoproduzione da fonti rinnovabili (4%) o attivano servizi per ottimizzare i consumi (2%)”.

È un percorso in fieri, che, secondo Salvadori, vedrà i consumatori sempre più parte attiva del cambiamento “soprattutto se si svilupperanno nuovi servizi che vedono i produttori di elettrodomestici collaborare con i player del mondo energy. Parliamo di nuovi servizi alimentati dall’intelligenza artificiale che consentono, ad esempio, di utilizzare gli elettrodomestici, come lavatrice o lavastoviglie, sfruttando i costi orari più convenienti”.
Senza dimenticare, naturalmente, il PNRR, che ha in sé voci che spingono sull’acceleratore della Smart Home. Il piano prevede infatti una dotazione di 11 miliardi di euro per tutto quello che ruota intorno agli smart building. Quattro miliardi sono destinati all’assisted living, quindi sulla cura del paziente, mentre 7 sono su Smart Grid, autoconsumo, comunità energetiche, consumi idrici…

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