Report

Benefici ambientali ed economici per le aziende che investono nell’innovazione digitale

Un recente report di I-Com mette in evidenza tutte le potenzialità del nuove tecnologie digitali, anche in ambito energy

26 Lug 2022

Secondo la Global e-Sustainability Initiative (GESI), la tecnologia ha il potenziale di contribuire a tutti i 17 obiettivi Onu per lo sviluppo sostenibile. La svolta potrebbe essere rappresentata soprattutto dalla crescente capacità di generare, catturare e trasmettere dati digitali e di analizzarli per metterli al servizio degli obiettivi di sostenibilità. Ma quello che è ancora meno noto è che le aziende che investono e si impegnano nell’adozione di pratiche di sostenibilità finalizzate al miglioramento del proprio impatto su ambiente e persone registrano una serie di benefici, di breve e lungo periodo. Questa la principale evidenza che emerge dallo studio “Le transizioni gemelle: digitale e sostenibilità alleati per cambiare l’Italia” realizzato dall’Istituto per la Competitività (I-Com) e Join Group (società benefit di business advisory) nell’ambito di Futur#Lab, il progetto nato dalla collaborazione tra I-Com e WINDTRE . Il report evidenzia in particolare come i vantaggi abbiano un effetto di lungo periodo: l’anticipazione delle scelte in tema di sostenibilità, la chiara identificazione della missione e degli obiettivi in tale ottica garantisce un rafforzamento del posizionamento strategico delle aziende in una prospettiva di beneficio comune e impatto positivo.

Secondo lo studio, le tecnologie digitali svolgono già adesso un ruolo essenziale per accelerare la transizione verso modelli di sostenibilità, anche in ambito energetico, come prevede il paradigma Smart Energy: un’area strategica per l’uso strategico delle reti e della connettività in termini di sostenibilità è costituita dall’Internet delle cose (IoT), in particolare in termini di monitoraggio e di ottimizzazione dei consumi energetici, sia a livello di imprese che di abitazioni, sia per quanto concerne le infrastrutture. Nel 2021 circa il 32,2% delle aziende (con almeno 10 addetti) aveva fatto uso di uno o più dispositivi o sistemi interconnessi IoT (il 20,2% ne aveva utilizzati almeno due), mostrando una maggiore propensione tra le grandi imprese (poco meno del 60%) rispetto a quelle dimensioni più contenute (30,5%). Inoltre, a livello settoriale, l’utilizzo dell’IoT è diffuso soprattutto tra le aziende che operano nel settore delle utilities, il 46% delle quali utilizza almeno un dispositivo IoT.

Per quanto concerne le famiglie, la diffusione di dispositivi per il risparmio energetico, sebbene in forte crescita (58% dal 2017 al 2021), si attesta solo al 3,4%. Gli strumenti maggiormente efficaci in Italia risultano essere i termostati smart e i controlli intelligenti per l’aria condizionata, che però nel 2021 erano utilizzati da meno del 2% delle famiglie. Sebbene le proiezioni indichino un raddoppio nella diffusione di questi apparecchi entro il 2025,  secondo I-Com sarebbe opportuno incentivare l’adozione di tali dispositivi sia a livello di comunicazione istituzionale, sia tramite altri strumenti normativi che possano massimizzare il combinato disposto tra il tentativo di ridurre emissioni e consumi e l’attenzione per il risparmio economico.

In particolare, appare fondamentale sostenere le piattaforme cardine della Digital Transformation, ovvero l’infrastrutturazione del 5G per l’abilitazione dei servizi propri dell’IoT e dei relativi vantaggi in termini di efficienza e sostenibilità, e incentivare il digitale applicato al tema della decarbonizzazione mediante politiche che favoriscano l’efficientamento degli spostamenti, la dematerializzazione dei processi, la gestione più efficiente delle operations (es. data center) e l’incremento delle attività di monitoraggio e valutazione degli impatti. Al momento, a livello di diffusione di reti di nuova generazione, l’Italia risulta indietro rispetto ai Paesi più avanzati in termini di copertura 5G standalone, che a maggio 2021 raggiungeva appena il 7,3% del territorio nazionale. Fortunatamente, le intenzioni di investimento degli operatori mostrano per il 2026, anche in assenza di intervento pubblico, una copertura del 95% del territorio nazionale, con le regioni del Mezzogiorno che presenterebbero una copertura prossima al 100%.

Infine, anche alla luce della crescente centralità che sta assumendo il tema anche a livello governativo, con l’istituzione dell’Agenzia per la Cybersecurity e la pubblicazione della strategia per la cybersicurezza, il report evidenzia come potrebbe essere opportuno incentivare l’adozione di servizi di cybersicurezza da parte delle aziende (anche non strategiche), in particolare offerti in cloud, così da estendere e rafforzare il livello di fiducia nell’innovazione che le istituzioni stanno cercando di implementare per i servizi essenziali dello Stato con la previsione del perimetro di sicurezza cibernetica

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