Speciale Elezioni Politiche

Energia e ambiente: i punti programmatici del Terzo Polo

L’alleanza tra Azione e Italia Viva scommette sull’indipendenza dal gas russo per una questione di sicurezza nazionale, che passerebbe dai rigassficatori e dalla produzione interna. Sul lungo termine, spazio al nucleare

31 Ago 2022

Gianluigi Torchiani

Continua il nostro viaggio alla scoperta delle proposte in materia di energia e ambiente dei partiti politici italiani. Dopo Centrodestra, Centrosinistra e Movimento 5 Stelle, oggi parliamo del cosiddetto Terzo Polo, con un breve paragrafo aggiuntivo riservato alle soluzioni avanzate dagli altri movimenti minori. Il Terzo Polo, lo ricordiamo, è lo schieramento di centro frutto dell’alleanza raggiunta a metà agosto tra Azione di Carlo Calenda e Italia Viva di Matteo Renzi.

Il programma del Terzo Polo

Il programma dell’alleanza dedica molto spazio alla questione energetica, tema che sta poi ricorrendo in questi giorni anche in tutti gli interventi televisivi e mediatici dei due leader. In particolare, si punta ad affrontare la questione energetica in tre fasi: nel breve periodo l’obiettivo è affrancarsi dalla dipendenza dal gas russo, per una questione di sicurezza nazionale.

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In questa direzione si punta alla costruzione rapida dei rigassificatori galleggianti che consentano l’importazione di gas naturale liquefatto in sostituzione di quello russo, nonché ad aumentare la produzione di gas nazionale riattivando e potenziando gli impianti già esistenti, anche valutando possibili partnership con le imprese di produzione del gas per la condivisione dei costi in cambio di forniture a prezzi concordati. A livello europeo il Terzo Polo sostiene la necessità del Price cap europeo per il gas importato, nonché di intervenire sul prezzo della CO2.

Il programma di medio periodo punta invece a ridurre del 55% le emissioni entro il 2030, ma con un approccio che evidenzia un certo scetticismo su un sistema elettrico basato unicamente sulle sole rinnovabili. Nello studio si evidenzia il rischio che la capacità rinnovabile intermittente complessivamente installata possa superare i 140 GW, “con conseguenti problemi di congestione delle linee di trasmissione e fabbisogno di grandi capacità di accumulo”. In questo senso “Per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 al 2030 è quindi necessario sviluppare sin da ora strumenti alternativi come i sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 prodotta dalle centrali termoelettriche”.

Il ruolo del nucleare

Nel lungo periodo (2030-2050) c’è invece il punto più discusso del programma di Calenda, ovvero il ritorno all’energia nucleare. Il Terzo Polo ’sostiene che l’obiettivo “emissioni zero” al 2050 “passa da una forte elettrificazione degli usi di energia, con un fabbisogno elettrico tra il doppio e il triplo dell’attuale. Per questo è necessario utilizzare il giusto mix di generazione, che includa rinnovabili e nucleare, impiegando le migliori tecnologie disponibili”. Nel documento programmatico non si fa riferimento a obiettivi specifici di installazione, ma poco prima della crisi di Governo Azione aveva presentato le sue proposte, ribadite anche in questi giorni, che prevedono l’installazione entro il 2050 di 40 GW di centrali elettronucleari, con reattori a fissione di nuova generazione (dalla 3^ generazione evoluta in avanti). “Ipotizzando una potenza media di 5 GW per centrale (indicativamente con 3-4 reattori a centrale, a seconda della taglia unitaria), sarebbero necessarie 8 centrali”.

Le altre istanze portate avanti dal Terzo Polo sono più in linea con quelle degli altri partiti: si legge infatti della necessità di abbassare i consumi di energia, aumentando il calore generato da fonti rinnovabili non nocive per l’ambiente”, nonché di “decarbonizzare i trasporti”, prevenire il “dissesto idrogeologico”, “Recuperare e realizzare nuovi invasi e bacini per trattenere le acque piovane” e “ristrutturare la rete idrica”. L’analisi dei programmi del Terzo Polo, sotto parecchi punti di vista – a partire dal nucleare e dallo sfruttamento delle risorse fossili nazionali”, evidenzia una certa vicinanza alle proposte del Centrodestra, più che a quelle del Centrosinistra, mentre è piuttosto distante rispetto alle soluzioni propugnate dal M5S.

Gli altri partiti

Ovviamente oltre ai quattro poli principali esistono tutta un’altra serie di altri partiti minori che proveranno a superare la difficile soglia di sbarramento del 3%. A titolo di esempio citiamo Unione Popolare guidata dall’ex magistrato Luigi De Magistris, che propugna la “Nazionalizzazione del settore energetico a partire da Enel Green Power (al momento controllata da Enel al 100%), per creare un’azienda pubblica che investa su energie rinnovabili e quindi garantire autonomia energetica al paese e un progressivo controllo pubblico su tutto il settore energetico”, nonché lo “Stop a ogni progetto di estrazione petrolifera in Italia, nessun sostegno pubblico ai combustibili fossili e blocco dei finanziamenti a progetti fossili entro il 2024”, e “ Trasporto pubblico a basso costo, gratuito per i meno abbienti, con un abbonamento unico a livello nazionale sul modello di Spagna e Germania”.

Invece Italexit di Gianluigi Paragone propone la “Costituzione di un’agenzia italiana per l’energia (con un’opportuna presenza sul territorio mediante uffici decentrati), o trasformazione del ruolo dell’ENEA, con la seguente dotazione e le seguenti finalità (connessione con il dipartimento economia e finanze)”, di “Introdurre un meccanismo di tassazione alla frontiera per l’energia prodotta con fonti fossili affinché non entrino in concorrenza sleale con le fonti nazionali rinnovabili” e la “completa solarizzazione a saturazione dello spazio disponibile (escluso quindi il solo versante nord) di tutte le superfici coperte (edifici residenziali e industriali, aree parcheggio...”.
Tutti i programmi dei partiti politici che parteciperanno alle elezioni del 25 settembre sono disponibili a questo indirizzo per ulteriori approfondimenti.  Concluderemo il nostro speciale elezioni nei prossimi giorni con la pubblicazione dell’intervista a Michele Masulli, Responsabile energia di I-Com, che ci aiuterà a comprendere le principali sfide che attenderanno il nuovo governo in materia di energia a partire dal prossimo autunno.

@RIPRODUZIONE RISERVATA
Gianluigi Torchiani

Nato a Cagliari nel 1981, giornalista professionista, scrive da quindici anni di tecnologia ed energia. Dal 2014 è editor per il Gruppo Digital360

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