Speciale Elezioni Politiche

Il programma del Centrosinistra su energia e ambiente

Il PD punta su cinque punti programmatici incentrati soprattutto sul contenimento del caro energia. L’Alleanza Sinistra Verdi scommette sull’ambientalismo e resta scettica sui termovalorizzatori

25 Ago 2022

Gianluigi Torchiani

Continuiamo a raccontare le proposte dei principali partiti e schieramenti politici in materia di energia e ambiente in vista delle elezioni del 25 settembre. Martedì 23 agosto abbiamo dedicato un articolo ai programmi del  Centrodestra, ora è la volta della principale coalizione concorrente, ovvero il Centrosinistra. Che comprende il Partito Democratico, Più Europa, Impegno Civico-Centro Democratico ed Alleanza Verdi Sinistra italiana. Si tratta di una alleanza che, almeno sulla carta, ha sempre manifestato un grande sostegno alla transizione ecologica e alle fonti rinnovabili, mentre nel corso del tempo si è caratterizzata per una forte opposizione al ritorno dell’Italia all’energia nucleare. Ciò non ha impedito in questi anni ai Governi sostenuti dal centrosinistra negli ultimi 25 anni di perseguire una politica energetica che – come peraltro buona parte dell’Europa –  ha portato l’Italia a trovarsi sostanzialmente dipendente dalle importazioni di gas russo. Una situazione che ora, dopo la guerra in Ucraina, presenta i suoi conti. Preoccupando naturalmente anche quella fetta di elettorato economicamente più debole che il centrosinistra si preoccupa storicamente di rappresentare.

I cinque punti del PD

Proprio nell’ottica di combattere il caro energia e di contenere i disagi per la popolazione vanno visti i 5 punti che sono stati rilanciati in maniera importante dal segretario del Partito Democratico, Enrico Letta. Di seguito i cinque punti, che sono stati definiti dallo stesso Letta come la principale proposta in assoluto in vista del 25 settembre:
1) tetto al prezzo dell’elettricità;
2) un nuovo contratto luce sociale;
3) raddoppio del credito d’imposta per gli extra costi energetici delle imprese;
4) piano nazionale per risparmiare energia;
5) tetto UE al prezzo del gas

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Il primo punto prevede il controllo dei prezzi dell’energia elettrica, con l’introduzione in via transitoria per 12 mesi di un regime di prezzi amministrati per l’energia elettrica attraverso la fissazione di un tetto nazionale al prezzo dell’elettricità (100 euro/Mwh) per imprese e utenze domestiche. Il secondo punto fa riferimento all’introduzione di un nuovo contratto ‘luce sociale’ per microimprese e famiglie con redditi medi e bassi con fornitura elettrica prodotta totalmente da fonti rinnovabili e gratuita fino ad un massimo di 1.350 KWh/anno per famiglia (pari al 50% del consumo medio), con prezzi comunque calmierati sulla parte eccedente. La terza misura interessa invece il mondo delle imprese e prevede il “raddoppio del credito d’imposta per compensare per gli extra-costi delle imprese per gas e elettricità a partire dal mese di giugno di quest’anno (dal 25 al 50 per cento per le imprese energivore e gasivore; dal 15 al 30 per cento per le altre imprese), da finanziare con la proroga e l’estensione ad altri settori del contributo straordinario sugli extra profitti delle imprese energetiche. Il quarto punto mira un grande piano nazionale di risparmio energetico, incentivando degli investimenti delle imprese in efficienza energetica, e investimenti su produzione di energia da fonti rinnovabili nel quadro dell’accelerazione alla transizione ecologica. Il quinto punto, cavallo di battaglia del Governo Draghi e presente anche nel programma del centrodestra, parla di “Pressione a livello UE per l’introduzione di un tetto europeo al prezzo del gas”.

Il ruolo del digitale nella transizione green

Su questi temi, insomma, si concentrerà l’attenzione del PD nel mese di campagna elettorale, rendendo anche un po’ superfluo quanto contenuto nel resto del corposo programma elettorale del partito. Sommariamente, comunque, segnaliamo come il punto 4, ovvero il Piano nazionale per il risparmio energetico, punti all’installazione di 85 GW di rinnovabili in più entro il 2030. Un obiettivo che, secondo il PD, porterà alla creazione di circa 500.000 nuovi posti di lavoro. Il partito di Enrico Letta propone anche “una riforma fiscale verde che promuova gli investimenti delle imprese e delle famiglie a difesa del pianeta e del clima e renda economicamente vantaggioso accelerare la transizione ambientale, attraverso la revisione e la stabilizzazione degli incentivi per la rigenerazione energetica e sismica degli edifici e l’estensione del piano “Transizione 4.0” agli investimenti green delle imprese”. Il principale partito del centrosinistra si schiera poi per “la progressiva riduzione dei sussidi dannosi per l’ambiente”, con probabile riferimento a quelli di cui tuttora godono le fonti fossili.

Interessante è la parte relativa al digitale, dal momento che nel programma del PD si può leggere come “La transizione ecologica si intreccia poi con la transizione digitale in molti aspetti, primo tra tutti quello di una migliore programmazione dell’uso del suolo, delle colture e del consumo idrogeologico, in ragione di una più efficace capacità di monitoraggio e tracciamento, la raccolta e condivisione di dati, lo sviluppo dell’agricoltura di precisione”. In questo senso va anche inteso il sostegno allo sviluppo della Mobilità come Servizio Integrato (Mobility as a Service), “che incentivi la condivisione dei dati pubblici sulle condizioni del trasporto intermodale, incluso l’impatto ambientale delle tecnologie impiegate e l’offerta di biglietti unici”.

Le proposte dell’Alleanza Verdi-Sinistra

Per quanto riguarda gli altri partiti presenti nella coalizione di centrosinistra, l’Alleanza Verdi e Sinistra presenta un programma che sposa in toto le richieste dell’ambientalismo. I primi 4 punti programmatici vanno in effetti in questa direzione: il punto 1 è intitolato l’Italia rinnovabile, il 2 l’Italia green, il 3 l’Italia della Mobilità sostenibile, il 4 l’Italia a rifiuti zero. Su questo ultimo punto si intravede una certa distanza con il PD e il resto della coalizione sulla questione dei termovalorizzatori, che è stata una delle cause della caduta del Governo Draghi: nel programma di Verdi e sinistra si legge come “Un piano nazionale per la gestione dei rifiuti deve considerare la termovalorizzazione solo come una soluzione di ultima istanza perché l’incenerimento dei rifiuti non permette il recupero delle materie prime e i prodotti che potrebbero produrre ulteriore valore se riutilizzate o riciclate e reimmesse nel ciclo economico”. Sul fronte delle politiche energetiche l’alleanza propone, unica tra tutti i principali partiti italiani, di “Realizzare un piano che definisca tempi e quantità per il definitivo abbandono del gas metano dal sistema energetico nazionale e garantisca l’uscita dalla generazione a gas nel sistema elettrico entro il 2035”. Sulle rinnovabili gli obiettivi sono più avanzati di quelli del PD: la proposta è di realizzare 60 GW di rinnovabili entro tre anni individuando anche figure di commissari e sub commissari regionali per sbloccare le autorizzazioni.

I distinguo di Più Europa

I punti programmatici di Più Europa, la componente riformista della coalizione, sono invece per certi versi parecchio differenti: il partito di Emma Bonino propone la “Realizzazione di impianti di rigassificazione e realizzazione di un termovalorizzatore per il Comune di Roma”, ma anche di “Rafforzare la ricerca e la cooperazione scientifica sull’energia nucleare” e “Realizzare il deposito nazionale per tutti i rifiuti radioattivi”. Del tutto in linea con l’azione intrapresa in questi mesi dal Governo Draghi sono invece i temi portati avanti da Impegno Civico di Luigi Di Maio.

In conclusione il centrosinistra, nella oggi difficile ipotesi di ottenimento della maggioranza in entrambe le Camere, cercherebbe (seppure con qualche distinguo) di puntare sulla transizione ecologica, provando a coniugare questa posizione con la necessità di attutire nel breve periodo gli effetti della crisi energetica. Il ruolo del nucleare, con tutta probabilità, resterebbe confinato alla ricerca scientifica. Il tema dei rigassificatori, opera su cui la coalizione e il PD stesso sono parecchi divisi, potrebbe invece riaccendere nuove tensioni tra gli attuali alleati.

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Gianluigi Torchiani

Nato a Cagliari nel 1981, giornalista professionista, scrive da quindici anni di tecnologia ed energia. Dal 2014 è editor per il Gruppo Digital360

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