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Impianti fotovoltaici: cosa sono e che vantaggi forniscono 

Gli impianti fotovoltaici rappresentano la fonte di produzione rinnovabile più adatta per famiglia e imprese, come raccontiamo in questa speciale guida

05 Apr 2022

Claudia Costa

Numeri e opportunità degli impianti solari

Gli impianti fotovoltaici sono ormai molto diffusi nel nostro territorio: d’altra parte i rapidi sviluppi tecnologici nel settore del fotovoltaico stanno portando a un’efficienza sempre maggiore e a rendimenti energetici sempre più elevati. Se poi si guarda alle opportunità che ne derivano e sulla spinta degli incentivi statali oggi a disposizione, la generazione di energia rinnovabile in proprio diventa sempre più attraente sia per i privati che per le imprese. Ma come funzionano gli impianti fotovoltaici? Quanta energia producono? Quali sono i vantaggi e i costi?

Fotovoltaico, energia solare come investimento sostenibile  

La transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio e la definizione di un sistema di approvvigionamento energetico sostenibile, sicuro e a prezzi competitivi, passa per lo sviluppo di tecnologie atte a convertire in maniera efficiente le risorse energetiche presenti in natura in energia elettrica, e in grado di trasferire e utilizzare questa energia implicando il minor spreco possibile.

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All’interno del dibattito sullo sviluppo sostenibile, la sostituzione delle fonti di energia altamente inquinanti con quelle rinnovabili rappresenta un obiettivo chiave per ridurre le emissioni di gas ad effetto serra e quindi, arrestare i fenomeni catastrofici legati ai cambiamenti climatici. Se poi a questo, si aggiunge la possibilità di produrre e consumare nello stesso sito (auto-consumare) energia rinnovabile, significa anche accedere in modo più democratico alle risorse energetiche, aprendo ai singoli individui la prospettiva di “indipendenza energetica“. Modello, che promuove lo sviluppo di un’economia solidale fatta di persone, famiglie, realtà produttive e istituzioni.

Il mercato della green energy è cresciuto in modo esplosivo negli ultimi anni, e quella solare rappresenta una delle migliori forme ecologiche di generazione di energia sia per i cittadini che per le imprese e le pubbliche amministrazioni. Così facendo si contribuisce realmente a ridurre l’inquinamento locale e globale, producendo energia elettrica puramente rinnovabile e consumandola in loco senza aumentare l’energia in transito sulla rete elettrica nazionale. Inoltre, la dipendenza eccessiva del nostro Paese dal gas russo, emersa drammaticamente a causa della guerra in Ucraina, è una delle criticità che potrebbe dare nuovo impulso all’investimento sulle rinnovabili, di cui il fotovoltaico è una parte preponderante.

Nei primi due mesi dell’anno, i consumi di energia elettrica in Italia hanno fatto registrare un incremento del 2,1% rispetto al corrispondente periodo del 2021 (+1,7% il valore rettificato). Lo ha reso noto Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione nazionale, i cui dati indicano che il fabbisogno di elettricità nel nostro Paese è stato pari a 25,5 miliardi di kWh, in crescita del 2,8% rispetto allo stesso mese del 2021. Le fonti rinnovabili hanno coperto circa il 30% della domanda: in crescita le fonti di produzione eolica (+32,8%), termica (+19%), fotovoltaica (+16,6%) e geotermica (+1,9%). 

Inoltre, i rapidi sviluppi tecnologici nel settore del fotovoltaico (FV) – che sfrutta una fonte energetica teoricamente inesauribile, quella del Sole – stanno portando a un’efficienza sempre maggiore e a rendimenti energetici sempre più elevati. Questo rende sempre più attraente la generazione di energia in proprio, sia per i privati che per le aziende. Secondo il GSE, gli impianti di produzione elettrica alimentati da fonti rinnovabili installati in Italia a fine 2020, erano poco meno di 949 mila, principalmente impianti fotovoltaici (98,6% del totale), aumentati di quasi 56 mila unità rispetto al 2019 (+6,0%).

Cosa sono e come funzionano gli impianti fotovoltaici

Fondamentalmente, gli impianti fotovoltaici (FV) sono impianti elettrici costituiti dall’assemblaggio di pannelli fotovoltaici che attraverso più celle fotovoltaiche collegate all’interno di uno stesso modulo sfruttano l’energia solare per produrre energia elettrica mediante l’effetto elettro-fisico chiamato per l’appunto “fotovoltaico”, che necessita di una componente elettrica (cavi) ed elettronica (inverter) ed eventualmente di sistemi meccanici-automatici ad inseguimento solare. 

Le celle fotovoltaiche che compongono un pannello sono realizzate con materiali semiconduttori, solitamente il silicio, in grado di assorbire la luce del sole e di convertirla in elettricità. Non appena il sole illumina il pannello, attraverso i suoi fotoni, stimola gli elettroni liberi contenuti nel silicio delle celle fotovoltaiche che generano una tensione e una corrente continua (DC). Questa corrente, insieme alla tensione della cella (che è il risultato del campo o dei campi elettrici generati), determina la potenza che la cella solare può produrre. Potenza che viene ceduta al dispositivo convertitore, chiamato inverter, tramite cavi elettrici specifici.

Nei pannelli solari fotovoltaici, la capacità di picco si riferisce alla quantità di kW installati, mentre la capacità nominale si riferisce alla capacità dell’inverter (l’apparecchiatura elettrica che converte l’elettricità generata dai pannelli in modo che possa essere utilizzata dai consumatori). In linea di principio, la capacità nominale definisce il limite dell’impianto (non si può produrre più di quanto l’inverter possa convertire). Tuttavia, gli impianti fotovoltaici installano sempre una capacità di picco superiore al nominale – più pannelli – per garantire che venga utilizzato il 100% della capacità dell’inverter.

La produzione elettrica annua di un impianto fotovoltaico dipende da vari fattori: dalla radiazione solare annuale del sito (come visionabile sulla mappa di irradiazione annua sottostante); dall’orientamento rispetto al Sud geografico e dall’angolo d’inclinazione dei moduli fotovoltaici; dagli eventuali ombreggiamenti del sito; dalle prestazioni tecniche dei moduli fotovoltaici, dell’inverter e dagli altri componenti dell’impianto; dalle condizioni ambientali di riferimento del sito nelle quali devono operare i moduli fotovoltaici. 

Certo, gli impianti fotovoltaici producono al meglio con la luce diretta del sole, ma funzionano anche con un basso irraggiamento solare, perché in grado di catturare ogni piccola radiazione solare e convertirla in energia fruibile per alimentare una certa unità, a patto di seguire semplici regole di installazione, inclinazione e orientamento dei pannelli. 

Gli impianti fotovoltaici sono principalmente suddivisi in 2 grandi famiglie: 

  • impianti “off grid” o “stand alone”, vale a dire non connessi ad alcuna rete di distribuzione, per cui sfruttano direttamente sul posto l’energia elettrica prodotta e la accumulano all’interno di batterie; 
  • impianti grid connected perché connessi ad una rete elettrica di distribuzione esistente e gestita da terzi e spesso anche all’impianto elettrico privato da servire; 

Una novità per il mercato fotovoltaico italiano riguarda gli impianti cosiddetti “ibridi” che coniugano le tecnologie degli impianti stand alone e grid connected: l’energia prodotta dal campo fotovoltaico va ad alimentare prima le utenze richieste dall’abitazione, l’energia rimasta viene convogliata nelle batterie di accumulo fino a completo caricamento e l’energia residua viene ceduta alla rete e valorizzata con il contratto di Scambio sul Posto. 

Gli impianti fotovoltaici durano in media 25 anni. Prendendo in considerazione i componenti principali: i moduli hanno una durata di vita da 25 a 30 anni, con una diminuzione delle prestazioni energetiche generalmente inferiori al 20% al termine di questo periodo; gli inverter, apparecchi ad alta tecnologia, hanno una durata generalmente inferiore. 

Fonte: Esempio di impianto di autoconsumo in azienda. Portale autoconsumo fotovoltaico, GSE

Impianti fotovoltaici: chi può installarli 

Dimensionamento e requisiti tecnici 

I moduli fotovoltaici possono essere collocati sul tetto, sulla facciata di un edificio o a terra. Durante il sopralluogo, l’installatore verifica la fattibilità considerando: la disponibilità dello spazio necessario per installare i moduli (per ogni 1.000 W di potenza installata occorrono circa 3-4 moduli fotovoltaici); la corretta esposizione e inclinazione della superficie: l’orientamento migliore si ottiene rivolgendo i moduli verso sud, e l’inclinazione dovrebbe essere dai 10° ai 35°; l’assenza di ostacoli che possano provocare ombreggiamenti e quindi ridurre la produzione di energia.  

Oltre al posizionamento dell’impianto, l’energia prodotta per kW installato (producibilità) varia in base anche alla località geografica: al Sud Italia l’irraggiamento è maggiore rispetto al Nord, con una producibilità annuale che è rispettivamente di 1.350 kWh per kWh installato rispetto a 1.150 kWh. È possibile stimare il valore della produzione media annuale in funzione della località geografica in cui è installato l’impianto e del suo posizionamento, sul sito della Commissione europea

I pannelli fotovoltaici devono possedere i seguenti requisiti minimi: Marchio CE (o certificato di conformità CEI/EN/IEC 61730); Certificato di garanzia di almeno 2 anni; Certificato di conformità CEI/EN/IEC 61215.  Qualora si voglia effettuare un confronto tra pannelli fotovoltaici è bene visionare la scheda tecnica del prodotto che riporta tutte le caratteristiche del pannello. Le principali caratteristiche da tenere in considerazione sono: Garanzia sulla potenza; Efficienza; Tolleranza sulla potenza; Coefficiente di temperatura della potenza; Resistenza meccanica. 

 

L’iter autorizzativo per l’installazione degli impianti fotovoltaici

Se si installa un impianto fotovoltaico di potenza fino a 20 kW integrato su tetto e si rispettano i requisiti previsti dalla normativa per accedere al cosiddetto Modello Unico (introdotto dal Decreto del Ministro dello Sviluppo Economico del 19 maggio 2015) è sufficiente compilare il modulo elettronico reso disponibile dal Gestore di Rete territorialmente competente tramite il suo portale internet.  

Si può trovare il sito internet del proprio gestore di rete competente tramite il sito dell’ARERA accedendo al seguente link.

Più in generale, per gli impianti realizzati su tetti di edifici in aree non sottoposte a vincoli (ambientali, storici, artistici, paesaggistici, ecc.), fatte salve le diverse prescrizioni degli strumenti urbanistici comunali, è di norma sufficiente una semplice comunicazione al Comune 

Se invece l’immobile ricade in un’area sottoposta a vincoli bisognerà acquisire il nulla osta paesaggistico dalle autorità competenti sul territorio e richiedere un’autorizzazione ordinaria o semplificata come avviene nel caso di altri interventi edilizi. L’installatore valuterà i casi specifici per consigliare e progettare l’installazione più indicata a ogni esigenza. 

Per approfondimenti relativi agli iter procedurali previsti dalla normativa per la realizzazione di impianti alimentati da fonti rinnovabili si rimanda al link del GSE. 

Un passaggio importante è la richiesta di connessione elettrica per la produzione di energia da inoltrare all’azienda locale che ha in carico la distribuzione di energia elettrica. 

Le imprese e le Pubbliche Amministrazioni che prelevano dalla rete elettrica una quantità di energia elettrica superiore a 500.000 kWh/anno possono accedere alla funzionalità presente sul Portale Autoconsumo Fotovoltaico “Grandi Consumatori”, al fine di richiedere un’analisi tecnico-economica più accurata e partecipare al censimento del potenziale installativo presente in Italia.

I requisiti dell’installatore 

Per la connessione di un impianto fotovoltaico è necessario l’ausilio di un progettista qualificato che studi un progetto accurato e opportunamente calibrato alle proprie esigenze di consumo.  

Come specifica il GSE, il responsabile tecnico della ditta installatrice dell’impianto fotovoltaico deve essere in possesso di uno dei requisiti professionali di cui all’art. 4 comma 1, del regolamento di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 22 gennaio 2008, n. 37, di seguito riportati: 

  1. diploma di laurea in materia tecnica specifica conseguito presso un’università statale o legalmente riconosciuta, o diploma di tecnico superiore;
  2. diploma o qualifica conseguita al termine di scuola secondaria del secondo ciclo con specializzazione relativa al settore delle attività, seguiti da un periodo di inserimento, di almeno due anni continuativi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore;
  3. titolo o attestato conseguito ai sensi della legislazione vigente in materia di formazione professionale, previo un periodo di inserimento, di almeno quattro anni consecutivi, alle dirette dipendenze di una impresa del settore;
  4. prestazione lavorativa svolta, alle dirette dipendenze di un’impresa abilitata nel ramo di attività cui si riferisce la prestazione dell’operaio installatore per un periodo non inferiore a tre anni.

La norma ha inoltre introdotto per i responsabili tecnici delle imprese l’obbligo di aggiornamento triennale conseguibile attraverso l’effettuazione di corsi di formazione al termine dei quali viene rilasciato un attestato di competenza (attestazione FER) che successivamente è trasmesso alla Camera di Commercio la quale aggiorna la visura camerale dell’impresa. 

 

Impianti fotovoltaici: tutti i vantaggi legati all’installazione

 Ma quali sono le ragioni per cui avvicinarsi a questo mercato?

Risparmio in bolletta e valorizzazione dell’energia prodotta 

Scegliere un impianto fotovoltaico significa, innanzitutto, dare un taglio netto alle proprie spese per la corrente elettrica. Come accennato in precedenza, i pannelli fotovoltaici sfruttano l’energia dei raggi solari e la trasformano in elettricità pulita e no cost. Chi si avvale di un impianto fotovoltaico può dunque ridurre gli esborsi legati alla bolletta energetica per quelle che sono le componenti variabili (quota energia, oneri di rete e relative imposte quali accise e IVA); l’energia autoprodotta viene infatti consumata istantaneamente. Così, si persegue l’obiettivo dell’indipendenza energetica rispetto alla rete, con un rientro dell’investimento in circa 3-5 anni. Ad oggi, con il costante rincaro dei costi dell’elettricità e delle materie prime, passare al solare è ancora più utile, proprio per evitare spese esorbitanti in bolletta grazie alla autosufficienza energetica conferita dall’impianto fotovoltaico.

Oltre ad una bolletta alleggerita, produrre energia tramite il fotovoltaico costituisce una fonte di guadagno grazie alla valorizzazione economica dell’energia prodotta dall’impianto e immessa nella rete elettrica. Per impianti di potenza fino a 500 kW, il GSE mette a disposizione il meccanismo di Scambio sul Posto (SSP): una forma di autoconsumo che permette di compensare l’energia elettrica prodotta e immessa in rete in un certo momento con quella prelevata e consumata in un momento diverso da quello in cui avviene la produzione. L’energia prodotta in eccesso rispetto ai consumi viene remunerata dal GSE alle condizioni economiche di mercato. 

In alternativa allo SSP, è possibile sottoscrivere una convenzione per il Ritiro Dedicato (RID) dell’energia da parte del GSE: un servizio per la commercializzazione dell’energia elettrica prodotta e immessa in rete in alternativa al libero mercato. 

Promozione dello sviluppo sostenibile 

Sfruttando l’energia del sole e trasformandola in energia elettrica, un impianto fotovoltaico non produce alcun tipo di inquinamento e quindi contribuisce a combattere in prima linea il riscaldamento globale. L’energia che si utilizza nella produzione di un modulo fotovoltaico viene compensata dallo stesso pannello in meno di un anno dal suo funzionamento, successivamente il modulo solare comincia a produrre energia pulita al 100%.

L’energia solare è disponibile in qualsiasi momento, rinnovabile e sfruttabile per sempre, al contrario delle fonti energetiche convenzionali come carbone, gas, petrolio e nucleare, le cui riserve sono limitate. Questo rende il fotovoltaico, un elemento essenziale in un sistema energetico sostenibile che permette lo sviluppo di oggi senza rischiare quello delle generazioni future. Una volta terminata la vita utile del pannello fotovoltaico, i suoi componenti sono classificati come rifiuti non pericolosi e sono recuperabili a tassi fino al 95%. 

Affidarsi all’energia solare equivale, inoltre, a ridurre l’importazione delle materie prime a scopi energetici e alla possibilità di autoprodurre parte della energia elettrica consumata quando c’è il sole. Emanciparsi corrisponde a spendere meno e meglio. Servendosi di un sistema di accumulo a batteria, inoltre, l’indipendenza energetica dai fornitori tradizionali di energia non è più utopia. Durante il giorno le batterie accumulano l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico per renderle disponibili di sera o al momento del bisogno.  

Inoltre, l’energia solare fotovoltaica è un’energia “nativa”, perché è disponibile praticamente ovunque sull’impianto, il che contribuisce a ridurre le importazioni di energia e a creare ricchezza e occupazione locale. Nello scenario di massima espansione degli impianti fotovoltaici nei vari segmenti (residenziale, commerciale, utility-scale), discusso nel rapporto “EU Solar Jobs 2021″ di Solar Power Europe, si prevede che il mercato del lavoro aumenterà del 115% al 2025 in confronto al 2020.

Per questi motivi, la produzione di energia elettrica attraverso l’energia solare fotovoltaica e il suo uso efficiente contribuisce allo sviluppo sostenibile. 

 

Vantaggi economici 

Ma non finisce qui perché un immobile energeticamente indipendente è un immobile che ha un prezzo commerciale senza dubbio più elevato. Per questo motivo l’installazione di un impianto fotovoltaico ha anche questo tra i vantaggi economici indiretti da considerare. Nel momento in cui si dovesse decidere di mettere sul mercato l’immobile, il venditore potrà chiedere un prezzo più alto. 

Oltre all’incremento del valore commerciale, una casa dotata di un impianto fotovoltaico registra anche un aumento della classe energetica. Questo vantaggio si massimizza soprattutto se il riscaldamento e l’acqua calda sanitaria sono prodotti con l’elettricità, ossia con una pompa di calore. 

Trattandosi di un impianto che non prevede parti in movimento, il fotovoltaico è scarsamente soggetto ad usura e non richiede una manutenzione frequente. Chi se ne serve deve solo preoccuparsi della pulizia dei pannelli e della sostituzione dell’inverter al fine di massimizzare la produzione di energia elettrica. L’inverter, necessario per convertire l’energia solare in elettrica, va cambiato dopo una decina d’anni. Per il resto bisogna porre attenzione soltanto ai cavi, il cui corretto funzionamento è indispensabile per far sì che l’impianto lavori a pieno regime. In entrambi i casi, tuttavia, la spesa da mettere in conto è decisamente bassa. 

 

 

Impianti fotovoltaici: i costi 

Visto lo sviluppo a livello globale, i costi di acquisto di un impianto fotovoltaico si sono decisamente ridotti negli ultimi anni. Il fattore che determina il costo specifico (ovvero per kW) di un impianto è la taglia, e quindi la potenza complessiva in kW. All’aumentare della taglia, il costo specifico diminuisce sia per l’economia di scala sui prodotti che per la minore incidenza dei costi dei servizi accessori come progettazione e installazione. 

Diversi sono comunque i fattori che influenzano il costo finale tra cui la qualità dei prodotti che si decidono di utilizzare, le modalità di installazione dell’impianto come la distanza tra impianto e punto di connessione alla rete (contatore).  I moduli sono la voce di costo variabile (a kW) preponderante; gli inverter la seconda per entità. Se poi si decide di integrare l’impianto ad un sistema di accumulo, subentra un costo aggiuntivo proporzionale alla sua capacità. Ci sono poi i costi legati alla progettazione e installazione, come all’autorizzazione e connessione alla rete. 

Negli ultimi mesi, il costo degli impianti fotovoltaici è cresciuto per diverse ragioni: crisi della produzione in estremo oriente, materie prime costose, alti costi dell’energia e ora incide anche la forte richiesta degli utenti che vogliono “sfilarsi” dai rincari in bolletta. Le detrazioni e il meccanismo della cessione del credito hanno, in ultima istanza, contribuito non poco al rialzo dei prezzi di mercato. La grande richiesta di impianti di questi ultimi tempi causa anche difficoltà a trovare un installatore qualificato, materiale di qualità e certezza dei tempi per l’installazione. 

Fonte: Portale autoconsumo fotovoltaico, GSE

Secondo Rystad Energy, questa situazione critica potrebbe prolungarsi ulteriormente nel tempo, tanto che l’aumento dei prezzi delle materie prime e il sovraccarico delle catene di approvvigionamento potrebbe portare a una riduzione di oltre il 50% dei progetti per i nuovi impianti fotovoltaici. Si prospetta un taglio di 50 GW rispetto i 90 GW predisposti per il 2022. Il momento peggiore per tutte quelle imprese che stanno domandando sempre più energia pulita per avviare la loro transizione ecologica.

Le opzioni economiche a disposizione 

È possibile realizzare un impianto fotovoltaico attraverso tre modalità: 

a. Acquisto con risorse proprie finanziando personalmente la realizzazione dell’impianto, benché le spese da affrontare siano tutte a proprio carico, si possono massimizzare i ritorni economici di cui, in questo caso, si beneficia interamente; 

b. Acquisto tramite Finanziamento: nel caso di scarsa liquidità a disposizione è possibile rivolgersi ad un istituto di credito, il quale attraverso strumenti dedicati – mutuo, prestito, leasing – anticiperà la somma necessaria alla realizzazione dell’impianto. È necessario tenere in considerazione che, rivolgendosi ad un istituto di credito, dovranno essere sostenute anche le spese relative agli interessi per ripagare il credito ottenuto; 

c. Realizzazione e gestione tramite una società di produzione energia o noleggio impianti, talvolta denominata anche Energy Service Company (ESCo): questa modalità prevede che l’Utente non sostenga alcuna spesa iniziale per la realizzazione dell’impianto che rimane interamente a carico della società fornitrice del servizio.

Una delle formule proposte si sostanzia nella vendita all’utente dell’energia prodotta dall’impianto a un prezzo inferiore a quello che l’utente pagherebbe prelevandola dalla rete (sconto sull’energia autoconsumata) e riceve il mandato all’incasso per la remunerazione corrisposta dal GSE in relazione all’energia immessa in rete. 

Altrimenti, l’utente rimane titolare dell’energia prodotta dall’impianto potendo risparmiare sui costi della bolletta e diventando prosumer, beneficia dei ricavi derivanti dalla remunerazione dell’energia prodotta immessa in rete (ad esempio tramite il meccanismo di Scambio sul Posto GSE) a fronte del pagamento di un canone annuo fisso o di un canone di produzione, corrisposto in base all’energia prodotta in eccesso dall’impianto. 

Quando conviene scegliere impianti fotovoltaici  

Perché un impianto fotovoltaico costituisca una scelta conveniente bisogna avere la possibilità di spostare la maggior parte dei propri consumi di energia nelle ore di sole, ovvero massimizzando l’autoconsumo istantaneo dell’energia prodotta dall’impianto (ovvero consumando subito quello che produce l’impianto).  Questo perché immettere l’energia prodotta in eccesso nella rete nazionale ha una resa economica molto bassa rispetto al risparmio ottenibile auto-consumando l’energia prodotta e quindi evitando di prelevarla dalla rete.  

Installare un impianto fotovoltaico può essere considerato un investimento vincente principalmente per il fatto che il suo costo iniziale viene ammortizzato grazie agli sgravi fiscali e tramite l’energia autoprodotta. Se infatti non esistessero delle agevolazioni, la scelta dei pannelli fotovoltaici potrebbe essere rallentata per il timore che i tempi per ammortizzare la spesa siano troppo dilatati. Poter abbattere l’investimento iniziale accorcia il raggiungimento dei benefici in bolletta che sono oggettivi. Inoltre, abbinandolo ad altri impianti, come ad esempio un sistema di accumulo a batteria, si possono massimizzare i suoi benefici. In questo modo, infatti, l’elettricità prodotta dai pannelli viene immagazzinata e può essere usata in un secondo momento. 

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Gli incentivi 

La realizzazione di un impianto fotovoltaico in autoconsumo rientra tra le iniziative che possono accedere al credito di imposta che, per l’annualità 2022 come previsto dall’art. 185 della Legge di Bilancio 2021, consente all’imprenditore di maturare un credito nei confronti dello Stato pari al 6% delle spese sostenute per l’acquisto di beni strumentali nuovi tra cui le componenti impiantistiche delle centrali fotovoltaiche. Al credito d’imposta possono accedere tutte le imprese residenti in Italia, incluse le organizzazioni di soggetti non residenti, indipendentemente dalla forma giuridica, dal settore economico di appartenenza, dalla dimensione e dal regime fiscale di determinazione del reddito. 

C’è poi la “Nuova Sabatini, riconfermata anche dalla Legge di Bilancio 2021: una misura a favore delle micro, piccole e medie imprese sul territorio nazionale che prevede l’erogazione di contributi da parte del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) a copertura di parte degli interessi su finanziamenti, sia bancari che in leasing, finalizzati ad investimenti in nuovi macchinari, impianti e attrezzature, tra cui rientrano gli impianti fotovoltaici, intesi quali beni strumentali all’attività svolta dalla propria azienda. Sono ammessi tutti i settori produttivi, inclusi agricoltura e pesca, ad eccezione di attività finanziarie e assicurative; attività connesse all’esportazione e per gli interventi subordinati all’impiego preferenziale di prodotti interni rispetto ai prodotti di importazione. 

I vantaggi di questa agevolazione sono i seguenti: 

  • contributo a parziale copertura degli interessi pagati dall’impresa su finanziamenti bancari di importo compreso tra 20.000 e 4.000.000 di euro, concessi da istituti bancari convenzionati con il MISE, che attingono sia a un apposito plafond di Cassa Depositi e Prestiti, sia alla provvista ordinaria. Il contributo è calcolato sulla base di un piano di ammortamento convenzionale di 5 anni con un tasso d’interesse del 2,75% annuo (valido anche per il fotovoltaico);
  • accesso prioritario al Fondo centrale di Garanzia nella misura massima dell’80%.

Tale meccanismo non è accessibile a privati, condomìni e alle pubbliche amministrazioni. 

In continuità con il D.M. 06/07/2012 e il D.M. 23/06/2016, da cui eredita parte della struttura, il D.M. 04/07/2019 ha il fine di promuovere, attraverso un sostegno economico, la diffusione di impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili di piccola, media e grande taglia. Gli impianti che possono beneficiare degli incentivi previsti dal Decreto sono quelli fotovoltaici di nuova costruzione, eolici on shore, idroelettrici e infine, a gas di depurazione. Potranno presentare richiesta di accesso agli incentivi solo gli impianti risultati in posizione utile nelle graduatorie di una delle sette procedure concorsuali di Registro o Asta al ribasso sul valore dell’incentivo, redatte dal GSE sulla base di specifici criteri di priorità. 

L’iscrizione ai Registri o alle Aste può essere effettuata per impianto singolo o per più impianti in forma aggregata, purché tutti di nuova costruzione.  Per i soli impianti risultati in posizione utile, effettuata la valutazione tecnica e amministrativa dei requisiti previsti, il GSE dispone l’accesso agli incentivi.  Per maggiori informazioni sui requisiti e sui criteri di applicazione del decreto è possibile fare riferimento alla sezione dedicata del portale del GSE raggiungibile al seguente link: D.M. 04/07/2019. 

Delle 6 Missioni in cui sono suddivisi gli investimenti del PNRR, ben due si focalizzano sui temi della decarbonizzazione e del ricorso a fonti energetiche green. La Missione 2 dedicata a rivoluzione verde e transizione ecologica, in particolare nella Componente 2 (M2C2), destina 23,78 miliardi di euro a sostegno di energia rinnovabile, idrogeno, rete e mobilità sostenibile. Anche la Missione 3 punta alla decarbonizzazione e alla riduzione delle emissioni, ma soprattutto attraverso il potenziamento della rete ferroviaria (24,77 miliardi di euro) per ribaltare la percentuale del traffico che oggi vede il 90% dei passeggeri muoversi su strada.

Immagine fornita da Shutterstock

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Claudia Costa

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