Smart City

Milano, il biometano può cambiare i trasporti urbani

Secondo uno studio presentato recentemente, le oltre 200.000 tonnellate di rifiuti organici della Città metropolitana potrebbero essere utilizzate per alimentare quasi 40.000 autovetture

18 Dic 2019

Il settore dei trasporti è chiamato a imboccare con forza la strada della decarbonizzazione, diminuendo la sua dipendenza dai combustibili fossili. Al momento rappresentano la fonte energetica predominante con le conseguenze ambientali, in termini di inquinamento e produzione di CO2, che ben conosciamo.

Unalternativa percorribile è quella dei biocarburanti e, in particolare, del biometano: uno speciale combustibile ricavato a partire dagli scarti dei rifiuti organici che, dopo essere stati sottoposti a un processo di fermentazione e a uno successivo di purificazione, ha delle rese energetiche paragonabili a quelle del metano di origine fossile.  

Non a caso, il biometano è tra le fonti rinnovabili indicate dall’Unione Europea per rispettare il traguardo previsto dall’Accordo di Parigi, nel tentativo di mantenere il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C. In particolare, potrebbe rivelarsi particolarmente utile per l’impiego in veicoli, mezzi aziendali e trasporti pubblici. 

Il biometano per la Smart Mobility

Questa possibilità è stata raccolta dalla Città metropolitana di Milano nell’ambito della sua strategia di transizione energetica: l’obiettivo di lungo termine è di arrivare ad alimentare 39mila automobiliriciclando la quasi totalità delle 200mila tonnellate di rifiuti prodotti sul suo territorio.  

Un modello di mobilità sostenibile finalizzato alla riduzione dei consumi e soprattutto delle emissioni. Questi e altri sono presenti nello studio  “Biometano. Potenzialità nella Città metropolitana di Milano e ruolo di Gruppo CAP”, realizzato da Kyoto Club e presentato a Palazzo Isimbardi in occasione del Convegno Economia circolare: da prospettiva a strategia industriale, alla presenza di ATO (Ufficio d’Ambito Territoriale) e Città Metropolitana di Milano. 

“Ciò che emerge dallo studio, e fa parte dell’obiettivo che ci eravamo prefissi, è la grande potenzialità del nostro territorio, dove abbiamo aziende e impianti eccellenti che possono lavorare in sinergia con la pubblica amministrazione per fare economia e rigenerare l’ambiente. Crediamo che il nostro ruolo non sia più solo quello autorizzativo ma soprattutto quello di ente facilitatore e promotore dell’innovazione” ha dichiarato Roberto Maviglia, consigliere delegato di Città metropolitana di Milano. 

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I rifiuti organici per l’alimentazione delle automobili

Secondo il recente rapporto di ISPRA, la Città metropolitana di Milano produce circa 215 mila tonnellate all’anno di umido e dispone di una capacità impiantistica per il trattamento anaerobico pari a 90.000 tonnellate. Grazie agli impianti del Gruppo CAP (presenti Pero, Bresso, Robecco sul Naviglio, Sesto San Giovanni, Peschiera Borromeo, Cassano d’Adda, Trucazzano), si potrebbero trattare tramite processi di digestione anaerobica ulteriori 107 mila tonnellate/anno di umido

Un passaggio è reso possibile dal Protocollo d’Intesa sottoscritto da Città metropolitana di Milano, ente autorizzativo degli impianti e propositivo di cicli bioeconomici integrati, e Gruppo CAP, gestore del servizio idrico integrato dei 135 comuni dell’hinterland milanese. L’obiettivo è di costruire un modello economico in grado di produrre biometano dalla sezione umida della FORSU (Frazione Organica del Rifiuto Solido Urbano), estendendola agli impianti di depurazione già presenti sul territorio

I rifiuti organici trattati permetterebbero di alimentare circa 39.000 automobili, un numero pari a circa 2,5 volte il numero delle auto a metano circolanti nella Città metropolitana di Milano, per dare avvio a un modello di mobilità sostenibile finalizzato alla riduzione dei consumi e soprattutto delle emissioni. 

Immagine fornita da Shutterstock.

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