Piano Sud 2030, ecco cosa prevede in materia di sostenibilità ambientale

Nel piano approvato a febbraio 2020 ci sono le misure per l’utilizzo delle energie rinnovabili, il potenziamento dei trasporti e lo sviluppo dell’economia circolare. Attenzione anche verso sostenibilità e riduzione delle emissioni

07 Apr 2020

Cecilia Bottoni

dott.ssa in scienze politiche

Per far fronte alla necessità di coesione e, forse soprattutto, di investimenti, del Mezzogiorno d’Italia, lo scorso 12 febbraio 2020 il governo ha presentato il Piano Sud 2030.

Il Piano ha l’obiettivo di individuare quali sono le risorse da attivare e i relativi progetti da realizzare, le missioni che definiscono i bisogni da affrontare, le prime azioni da compiere nel 2020 secondo quelle opportunità per le quali non è più tempo da rimandare, le politiche strutturali e misure urgenti per l’impresa e il lavoro, i nuovi metodi per una rigenerazione amministrativa, i nuovi modelli per la politica territoriale e le alleanze per incrementare “la partecipazione al Sud”.

Le misure da implementare nel breve termine, ovvero nel triennio 2020-2022, sono quelle che consentono la massimizzazione dell’impatto delle misure previste nella Legge di Bilancio 2020, con il fine di incrementare gli investimenti pubblici nel Mezzogiorno, agendo sul riequilibrio della spesa ordinaria e l’accelerazione della spesa aggiuntiva, sia in termini di competenza sia di cassa.

Utilizzo energie rinnovabili, potenziamento dei trasporti, economia circolare

Nelle “prime azioni nel 2020” compare la sezione intitolata “Un Sud per la svolta ecologica”, che indica alcune misure per l’utilizzo delle energie rinnovabili, il potenziamento dei trasporti e lo sviluppo dell’economia circolare. La sfida verso un’Europa più verde e a basse emissioni di carbonio richiede rilevanti investimenti su progetti energetici, ambientali e di mitigazione degli impatti negativi sul clima. Il progetto dell’Unione Europea per un’Europa decarbonizzata pone come data per la realizzazione dell’obiettivo il 2050, prevedendo un sostanziale punto di svolta nel 2030. Per rispettare le linee guida per il lungo periodo, la prospettiva della nuova Commissione europea e i progetti approvati della Legge di Bilancio 2020 portano in primo piano la costruzione di un Green Deal, il quale deve vedere l’azione sinergica di Unione Europea e Italia.

Per il Sud, la nuova svolta verde dell’economia e della società può rappresentare un’occasione unica, dopo decenni, per non limitarsi a inseguire i processi di sviluppo più avanzati ma per anticipare e sperimentare nuove vie di produzione e di benessere. Seppur ancora non sia presente un indirizzo politico coerente, il tessuto produttivo meridionale esprime una grande vitalità nel comparto biotech. Si tratta di realtà ancora poco consistenti (delle 641 imprese attive nel 2018 a livello nazionale, 111 sono localizzate nel Mezzogiorno) ma contraddistinte da un vivace dinamismo. Nell’ultimo decennio il numero di imprese nel settore localizzate al Sud cresce a ritmi importanti: +68,5% rispetto al 2008 e contro un +28,9% nel Centro-Nord (ENEA-Assobiotec, 2019). Un dato simile segnala le potenzialità del Mezzogiorno in un settore in grado di provvedere al rilancio dell’attività produttiva, tenendo sempre ben presente la necessità di soddisfare standard ambientali sempre più stringenti.

Il “reddito energetico” per le famiglie

La collocazione dell’Italia sul sentiero dello sviluppo sostenibile dipende dalla potenzialità che il Sud riuscirà ad esprimere, anche in considerazione degli effetti negativi stimati del mutamento climatico, che impatterebbero maggiormente sull’area meridionale. Se l’Italia continua a registrare significativi progressi, e il Sud in particolare, nel ricorso alle fonti rinnovabili per la generazione elettrica, allora arriveranno a corrispondere ampi margini di miglioramento nell’ambito dell’efficienza energetica dell’edilizia pubblica e privata. L’impegno nella transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio, idealmente ipotizzando il phase-out dello stesso, deve orientare una politica di investimento tesa a dimostrare che, in un’economia matura ad alta intensità di know-how, l’attività industriale e la qualità dell’ambiente non devono essere in contraddizione l’una con l’altra, ma devono essere perseguite in modo simultaneo e integrato.

Una delle principali iniziative che il Piano Sud 2030 prevede per la svolta ecologica in materia di energia è il “reddito energetico” per le famiglie. L’obiettivo che si intende perseguire è quello di favorire la diffusione delle energie rinnovabili attraverso l’aumento della generazione distribuita e degli impianti di piccola taglia. Questo genere di impianti è finalizzato all’autoconsumo, dal quale si prevede una conseguente riduzione delle emissioni relative alla produzione energetica delle utenze domestiche: incoraggiare l’autoconsumo significo combattere allo stesso tempo la “povertà energetica” delle fasce di popolazione meno abbienti del Mezzogiorno, attraverso il risparmio in bolletta.

Un Fondo nazionale reddito energetico per il fotovoltaico

La linea d’intervento che il Piano punta a realizzare prevede la realizzazione di un Fondo nazionale reddito energetico per l’acquisto di impianti fotovoltaici. Il fondo rotativo proposto dal piano è suddiviso in due sezioni: la prima riguarda i contributi in conto capitale, per la concessione di incentivi diretti all’acquisto degli impianti fotovoltaici; la seconda fornisce garanzie a favore di finanziamenti bancari finalizzati all’acquisto degli impianti stessi. Il risparmio in bolletta, chiarisce il documento, si ottiene tramite l’autoconsumo di energia elettrica prodotta dall’impianto fotovoltaico.

Lo strumento attuativo è costituito dalla rimodulazione del “Piano operativo imprese e competitività FSC 2014-20”, di competenza del ministero dello Sviluppo Economico. Viene precisato che, con decreto del MISE saranno definite le modalità operative e i requisiti dei beneficiari. Il medesimo decreto fornirà le indicazioni per le modalità di coinvolgimento del Gestore dei Servizi Energetici nell’adattamento ed evoluzione del meccanismo di “scambio sul posto”, ovvero la compensazione dell’energia elettrica prodotta e immessa in rete in un certo momento con quella prelevata e consumata in un momento differente da quello della produzione, al fine di rialimentare il fondo rotativo, attraverso la restituzione della quota di finanziamento bancario nel caso di garanzia statale.

Sperimentazione dell’economia circolare

Accanto all’incentivazione per l’utilizzo di energie rinnovabili nella produzione di elettricità, in particolar modo attraverso l’impiego di pannelli fotovoltaici, il piano presenta una modalità di sperimentazione dell’economia circolare. In questo caso, il fine da incentivare è favorire il posizionamento italiano nel segmento del riciclo e riuso dei prodotti igienici assorbenti, concorrendo allo stesso tempo alla riduzione delle emissioni. Nel documento si legge che tale iniziativa è coerente con le linee guida varate nel 2017 dal titolo “Verso un modello di economia circolare per l’Italia”, poiché presenta caratteristiche di disassemblabilità, riciclabilità, riutilizzo, raccolta, rigenerazione. L’intervento ideato nel Piano ha in sé l’idea della realizzazione di una rete con tecnologia italiana per il riciclo completo dei prodotti per l’igiene della persona, con i seguenti passaggi: posizionamento in città pilota del Mezzogiorno di smart bin, dispositivi per la raccolta differenziata accessibili digitalmente e con alimentazione al 100% sostenibile; conferimento della raccolta a impianti di trattamento; immissione delle “materie prime seconde” sul mercato.

Per attuare il progetto il ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare adotterà un atto di indirizzo sull’iniziativa. Le regioni saranno coinvolte per quanto riguarda la responsabilità per le autorizzazioni relative agli impianti di trattamento dei rifiuti. I comuni poi si occuperanno dell’organizzazione e affidamento del sistema di raccolta differenziata per i prodotti igienici.

Sostenibilità e riduzione delle emissioni

Accanto al fotovoltaico e il progetto di un’economia circolare, il piano volge ancora una volta l’attenzione verso la sostenibilità e la riduzione delle emissioni. Il tema in oggetto è il miglioramento del servizio di trasporto pubblico. L’azione da intraprendere è quella di rendere gli spostamenti, nelle regioni del Mezzogiorno, sostenibili: in modo particolare, si fa riferimento a quegli spostamenti effettuati mediante il trasporto ferroviario regionale e interregionale, il trasporto metropolitano e suburbano e i collegamenti con le aree interne. Nel documento si sottolinea che i cambiamenti che si intendono mettere in pratica non riguardano solamente i mezzi ma anche le condizioni di servizio dei pendolari, a partire dalla riduzione dei tempi di percorrenza. Inoltre, un risultato atteso è la riduzione della congestione del traffico, attraverso l’aumento dell’utilizzo dei mezzi pubblici e dell’incremento degli spostamenti su mezzi a basso impatto. Ciò che ci si aspetta dall’attuazione del piano è quindi la riduzione significativa delle emissioni di CO2.

Parlando concretamente, l’intervento dovrebbe consistere nell’acquisto di nuovo materiale rotabile, nell’elettrificazione di alcune linee con servizio fornito ancora da locomotori diesel, nell’acquisto di nuovi vagoni per metropolitane e treni suburbani e nel miglioramento della condizione delle stazioni ferroviarie urbane. Anche in questo caso, il governo centrale richiede la partecipazione delle regioni e dei comuni del Sud, i quali si devono impegnare con un’assistenza tecnica specifica per redigere i piani urbani per la mobilità sostenibile (PUMS). Sarà loro compito altresì provvedere al rinnovo del parco rotabile su gomma con nuovi autobus meno impattanti per l’ambiente, in particolare nelle aree interne. Il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti provvederà all’allocazione di risorse nei confronti di regioni, comuni, città metropolitane che procederanno agli affidamenti con avvisi pubblici di manifestazione d’interesse e procedure negoziate per le linee di intervento.

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Cecilia Bottoni
dott.ssa in scienze politiche

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