Scenari

Transizione energetica e decarbonizzazione: quale equilibrio tra i diversi attori

Politica, cittadini e imprese: i tre diversi attori che si confrontano con un sistema complesso tra abitudini, mancanza di azioni mirate e ricerca di idee per unire business e sostenibilità

03 Mag 2022

Dario di Santo

Direttore di FIRE e docente 24ORE Business School

Ci troviamo in un contesto storico in cui la decarbonizzazione delle nostre economie appare sempre più necessaria. Si tratta della riduzione delle emissioni di anidride carbonica e dei cosiddetti gas serra, responsabili del riscaldamento globale e delle conseguenze da esso causate, i cui impatti sul nostro Pianeta e sulle nostre vite sono sempre più evidenti, sia nell’esperienza diretta, sia nei rapporti dell’IPCC, il gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico. Per ridurre le emissioni di gas serra dobbiamo spingere sulla transizione energetica, attraverso un ricorso più esteso all’uso efficiente dell’energia e l’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili in sostituzione di quelle fossili.

Transizione energetica: il ruolo attivo dei cittadini

Transizione energetica e decarbonizzazione non sono processi che possono avvenire dall’oggi al domani, in quanto comportano non solo il cambiamento del sistema energetico, già di per sé molto complesso, ma anche del nostro modo di vivere e di produrre. Per farlo occorrono comprensione della situazione attuale e delle opzioni realmente disponibili per cambiare il sistema, costanza nel portare avanti le azioni individuate e collaborazione da parte di tutti gli attori che operano sul campo: cittadini, politica e imprese. Ciascuno di questi soggetti può e deve giocare una parte fondamentale.

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In primis, i cittadini devono prendere coscienza del fatto che questi processi debbono partire dal basso, dall’interrogarsi su come si possano modificare le nostre vite in modo da ridurre i consumi energetici. Non solo possiamo adottare tecnologie più efficienti e rinnovabili (e.g. pompe di calore, sistemi evoluti di gestione degli impianti di riscaldamento e raffrescamento, pannelli solari, etc.), ma compiere scelte consapevoli sui nostri acquisti, facendo caso all’impatto energetico ed ecologico che essi hanno (nell’uso, negli imballaggi, nella gestione degli scarti). Una buona palestra sarà anche confrontarsi con le temperature imposte di recente sugli impianti di climatizzazione.

Se usare le fonti rinnovabili è semplice, per l’efficienza energetica c’è sicuramente un problema culturale. A parole, infatti, tutti vogliono un mondo migliore, a casa come in azienda, ma nella pratica si tratta di gestire bene case, impianti e veicoli e non sempre ci si pone la giusta attenzione. Le ragioni spaziano dalla mancanza di competenze, alla carenza di dati sui consumi, alla scarsa conoscenza delle soluzioni disponibili e, non ultimo, alla pigrizia di fronte ai cambiamenti.

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Sono necessarie azioni mirate dalla politica

Affrontare un sistema complesso e delicato come quello energetico, su cui si basa non solo la nostra economia, ma la nostra vita, non può non coinvolgere il livello politico. Oggi più che mai, visto che nello scenario attuale ci sono in gioco rapporti geopolitici tra Paesi, scambi commerciali e disponibilità delle fonti energetiche necessarie per la produzione e il comfort.

Il Governo, il Parlamento e le amministrazioni dovrebbero avere una visione chiara e salda sulla necessità di realizzare la transizione energetica, definendo una strategia volta a migliorare il sistema energetico nel suo complesso. I provvedimenti attuati ad oggi come risposta al caro energia, pensati più come parziale riduzione del danno per le varie categorie di consumatori, inclusi quelli che non ne avrebbero avuto bisogno, non aiuta molto in tal senso. Viste le scarse risorse disponibili, la classe dirigente dovrebbe prima di tutto individuare i settori prioritari su cui indirizzare gli aiuti di breve termine, come gli sconti sugli oneri energetici. Contestualmente, però, è necessario indirizzare sforzi e risorse su politiche mirate a promuovere l’efficienza energetica e l’adozione delle fonti rinnovabili, rimuovendo le barriere esistenti alla loro adozione.

Ripensare il modo di fare business: le linee guida per le imprese

Anche le imprese hanno un ruolo rilevante nella transizione energetica. Oggi un’azienda non può pensare di fare business senza includere gestione dell’energia, delle altre risorse e sostenibilità nella propria visione, missione e pianificazione. I leader di mercato hanno messo questi temi al centro della propria agenda da almeno un decennio, alcuni da due. Per la proposta di valore dei propri prodotti e servizi si può partire dal business model canvas di Osterwalder, o da tool simili, avendo cura di aggiungere le voci su energia e sostenibilità alle varie celle. Per processi e filiere, cercare idee dai leader di mercato, dai think tank e dai centri di ricerca, e dialogare con i fornitori di tecnologie di processo per individuare opzioni interessanti. Le grandi imprese possono anche spingere i propri fornitori di semilavorati e componenti verso la sostenibilità, ed eventualmente supportarli nel cambiamento, specie se PMI. Chiaramente non sono processi immediati, ma sono fondamentali per il medio e lungo periodo.

La revisione dei processi interni alle imprese e delle filiere di approvvigionamento e distribuzione è una delle condizioni imprescindibili per la transizione energetica. Questo passaggio si può riassumere alle aziende in alcuni punti chiave. Innanzitutto, conviene implementare un sistema di gestione dell’energia secondo la norma internazionale ISO 50001 e collegarlo adeguatamente agli altri sistemi di gestione in essere, andando a definire una strategia energetica e un piano di azione adeguato. Infatti, in questo modo si può pensare di ridurre la domanda di energia, efficientare processi, servizi e logistica propria, e adottare fonti rinnovabili o sistemi di cogenerazione. Quest’ultima consente la produzione simultanea sia di energia elettrica, sia termica, partendo da una singola fonte energetica, meglio se rinnovabile. Inoltre, le aziende si devono rivedere con le funzioni coinvolte i processi e le filiere per verificare non solo le opportunità di ottimizzazione, ma anche quelle di modifica in ottica di riduzione delle emissioni e sostenibilità, prendendo, ad esempio, in considerazione dei cambiamenti di fornitori, dei materiali impiegati o nella logistica. Si tratta di trasformazioni che si collegano alle dimensioni della sostenibilità, attraverso la verifica degli obiettivi di sviluppo sostenibile, i cosiddetti SDG definiti dalle Nazioni Unite. Per cogliere queste opportunità è fondamentale promuovere il dialogo fra le diverse funzioni aziendali attraverso i sistemi di gestione e un’adeguata organizzazione, stimolando anche il contributo di tutti i dipendenti per idee e proposte.

Conclusioni

In sintesi, i tre attori citati devono lavorare in sinergia su tre obiettivi: riduzione della domanda di energia, adozione di fonti rinnovabili e diversificazione degli approvvigionamenti. Se il terzo punto è appannaggio degli importatori e della politica, gli altri due richiedono ancora una volta un’azione dal basso, partendo da quattro principi fondamentali alla base del concetto di efficienza energetica: circolarità, revisione dei processi interni alle imprese e delle filiere di approvvigionamento e distribuzione, revisione di prodotti e servizi secondo i canoni della sostenibilità, revisione e ripensamento degli stili di vita.

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Dario di Santo
Direttore di FIRE e docente 24ORE Business School

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