Analisi

Come l’Italia può aumentare l’installazione di grandi impianti da fonti rinnovabili

Un recente studio Althesys mette in evidenza come solo un decimo dei progetti presentati negli ultimi tre anni sia stato effettivamente realizzato

Pubblicato il 01 Mar 2024

La transizione energetica sta caratterizzando il settore energy nel XXI° secolo

Per centrare gli obiettivi al 2030 in materia di energie rinnovabili l’Italia deve trovare spazio per i grandi impianti. Anche perché i progetti non mancano di certo: è quanto evidenzia lo studio realizzato da Althesys, in collaborazione con European Climate Foundation, “Lo sviluppo delle rinnovabili e il paesaggio italiano”, le cui prime anticipazioni sono state presentate in questi giorni in un apposito evento che si è tenuto alla Fiera di Rimini. La ricerca ha messo a confronto i progetti rinnovabili dal 2021 al 2023 con l’effettivo installato, evidenziando un gap notevole tra i progetti presentati e le effettive installazioni.

Un numero ridotto di installazioni

In particolare, emerge che le richieste di autorizzazione raccolte negli ultimi tre anni per gli impianti utility scale sarebbero sufficienti a centrare gli obiettivi del PNIEC al 2030 (80 GW). Ma i titoli effettivamente rilasciati sono in realtà dieci volte inferiori alle richieste. I progetti in valutazione non riescono a essere processati nei tempi previsti e le nuove installazioni in questi tre anni si sono fermate a 10 GW.
Frenando così il rinnovato interesse degli operatori di mercato verso gli impianti utility scale: dai 17 progetti di taglia maggiore di 5 MW al mese del 2021 si è passati ai 42 progetti di taglia maggiore di 10 MW al mese del 2022 per finire ai 57 progetti di taglia maggiore di 10 MW al mese del 2023. Le richieste annue sono aumentate da poco più di 200 progetti totali del 2021 ai 500 del 2022, a quasi 700 nel 2023. Anche la taglia media dei nuovi progetti per il fotovoltaico è aumentata negli anni: da 30 a oltre 40 MW per progetto, tanto che nel 2023 un terzo dei nuovi impianti rinnovabili può essere definita come utility scale.

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L’impatto delle rinnovabili

Eppure il solare resta oggi in larga parte residenziale-commerciale, con il 64% delle installazioni 2023 di potenza inferiore a 1 MW. Ecco perché nello scenario 2035 di completa decarbonizzazione del sistema elettrico nazionale il ricorso agli impianti a terra è ritenuto necessario sia per ragioni economiche che per insufficienti superfici alternative. L’indicazione che arriva dal report non è comunque quella di procedere con un rilascio delle autorizzazioni a tappeto e in maniera automatica: come tutte le forme di produzione energetica, anche le rinnovabili hanno un impatto sul territorio, seppur meno significativo di trivelle, centrali termoelettriche, raffinerie e rigassificatori. Piuttosto, serve una corretta valutazione sulle aree idonee, tenendo conto che ogni territorio e ogni superficie ha le proprie specificità, con diversi potenziali, diversi costi e diversi impedimenti morfologici, ecologici e paesaggistici.

La necessità di un maggiore coordinamento

In particolare, secondo lo studio occorre anzitutto un maggiore coordinamento tra organi dello Stato, suggerendo di percorrere la strada maestra di responsabilizzare i territori nella produzione energetica locale. Ridurre la dipendenza esterna, trasferire parte dei benefici delle rinnovabili con la riduzione dei prezzi per favorire la partecipazione attiva delle comunità sono alcuni degli elementi su cui puntare. Ma serve anche una maggiore attenzione alle ricadute locali dei benefici e dei vantaggi legati alle rinnovabili. Un contributo può arrivare dalle comunità energetiche, che coinvolgono attivamente cittadini e attività produttive, dando loro benefici tangibili. “La pianificazione del territorio deve contemperare produzione energetica e tutela dell’ambiente e del paesaggio, permettendo, al contempo, alle amministrazioni di rilasciare le autorizzazioni in modo agile e funzionale ai target 2030 – ha sottolineato il Ceo di Althesys Alessandro Marangoni, che ha guidato il team di ricerca -. Le comunità sono chiamate a svolgere un ruolo attivo nello sviluppo delle energie pulite, partecipando ai processi decisionali e godendo dei benefici ambientali, sanitari ed economici creati dagli impianti che ospitano”.

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