Analisi

Dove sta andando il mercato europeo dell’elettricità

Dopo la crisi energetica, che ha evidenziato criticità e limiti nell’attuale disegno del mercato elettrico europeo, la Ue ha avviato un percorso di riforma, che interessa anche l’Italia

Pubblicato il 24 Apr 2023

I mercati europei dell’energia elettrica sono stati colpiti da severi rincari a partire dal secondo semestre del 2021. Questo andamento si è verificato a causa dell’aumento dei prezzi del gas, ed è stato aggravato dall’incertezza della sua disponibilità dopo l’invasione russa in Ucraina. Tale fenomeno ha generato un aumento e una volatilità dei prezzi dell’energia elettrica all’ingrosso, insieme a una generale incertezza dei mercati. Inoltre, la bassa produzione di energia elettrica da fonte nucleare e idroelettrica ha contribuito alla crescita della domanda di gas e di combustibili fossili per compensare il mancato apporto energetico derivante da quelle fonti, sebbene si sia verificata una lieve riduzione dei consumi.

Infatti, nel 2022, la domanda aggregata di energia elettrica dell’Unione è diminuita del 3% sia rispetto al 2021 che al 2019, ed è risultata in aumento dell’1% rispetto al 2020. Tra i fattori principali alla base della riduzione del fabbisogno vi sono stati l’inverno più mite, la contrazione dei livelli produttivi dell’industria e le misure di efficienza energetica adottate da imprese, PA e cittadini, oltre che una fisiologica risposta di contrazione dei consumi legata al significativo incremento dei prezzi.

Nonostante la riduzione dei consumi e l’efficientamento energetico, l’aumento dei prezzi ha comportato pesanti aumenti delle bollette per i consumatori domestici e industriali. In molti paesi membri, gli aumenti sono stati mitigati dalle istituzioni, riducendo il prezzo effettivo pagato dagli utenti: i governi dell’Unione hanno stanziato complessivamente 646 miliardi di euro (265 la sola Germania).

Soluzioni nel lungo periodo: agire sul quadro regolatorio UE

I prezzi dell’energia elettrica si stanno lentamente normalizzando: dopo il picco raggiunto in agosto ed il rimbalzo di prezzo di dicembre 2022, gli ultimi dati relativi ai primi mesi del 2023 evidenziano una discesa dei prezzi all’ingrosso dell’energia elettrica, che hanno raggiunto i minimi da settembre 2021. Tuttavia, la riduzione dei consumi e le misure straordinarie delle istituzioni non possono essere soluzioni a lungo termine, in caso si ripresentassero simili scompensi di mercato. La crisi energetica ha riportato in auge la necessità di riformare la struttura del mercato dell’elettricità dell’Unione per affrontare la volatilità dei prezzi, accelerare ulteriormente gli investimenti nelle energie rinnovabili e migliorare la flessibilità e la resilienza del sistema elettrico.

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L’Unione Europea sta lavorando da anni per creare un mercato dell’elettricità interconnesso e liberalizzato per garantire prezzi competitivi e una circolazione efficiente dell’energia elettrica. Il quadro normativo attuale si basa su numerosi atti, di cui quattro sono stati rivisti nel 2019 in occasione dell’adozione del “Clean Energy Package”. La direttiva e il regolamento sul mercato interno dell’energia elettrica sono stati rivisti per migliorare competitività, efficienza e integrazione dei sistemi energetici, mentre il regolamento sulla preparazione ai rischi ha imposto agli Stati membri di redigere piani per far fronte a potenziali crisi dell’energia elettrica, come carenze di elettricità dovute a eventi come condizioni meteorologiche estreme, attacchi informatici o guasti improvvisi ad una centrale elettrica principale. Inoltre, è stato aggiornato il ruolo dell’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia (ACER).

Il percorso di riforma e le risposte degli stati membri

Nel 2022, La Commissione ha avviato un processo di riforma dell’assetto del mercato dell’elettricità dell’Unione (Reform of the EU electricity market) nell’ottica di garantire la sicurezza energetica, prezzi accessibili e un impegno rafforzato nelle politiche di decarbonizzazione. Da maggio dello scorso anno, si sono susseguite varie proposte aperte a pubblica discussione.

Diversi Stati Membri dell’Unione Europea hanno espresso preoccupazione riguardo alla riforma. La Francia, ad esempio, ritiene che il mercato attuale non invii corretti segnali di prezzo e che sia necessario tutelare i consumatori dall’eccessiva volatilità dei prezzi e ha pertanto proposto l’introduzione di strumenti compensativi post-vendita simili a un contratto per differenza (CfD). La Grecia vorrebbe misure più incisive e radicali, come il disaccoppiamento del prezzo dell’energia differenziando fonti termoelettriche e rinnovabili.

La Polonia ha invece sottolineato l’importanza dei meccanismi di capacità a lungo termine e ha proposto la neutralità tecnologica. Infine, sette paesi (Germania, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lussemburgo, Lettonia e Paesi Bassi) hanno sottoscritto un documento dove si propone di facilitare l’integrazione interna, garantire un mercato stabile che incentivi gli investimenti in rinnovabili, proteggere i consumatori e favorire l’adozione di contratti di lungo termine che incentivi gli investimenti.

A differenza della discussione pubblica svoltasi, nella sua proposta ufficiale, la Commissione non ha previsto interventi massicci sui mercati all’ingrosso né modifiche al meccanismo di formazione del prezzo attuale (system marginal price) o all’ordine di merito. Si è escluso, inoltre, di rendere permanenti le tasse sugli “extraprofitti” degli impianti inframarginali. Gli assi principali su cui la Commissione ha deciso di muoversi per migliorare la resilienza del sistema elettrico europeo sono tre, ovvero la tutela dei consumatori, la stabilità e la prevedibilità del costo dell’energia e l’accelerazione dello sviluppo delle fonti rinnovabili.

La proposta: valutazioni per l’Italia

Molte delle misure suggerite dalla Commissione sono, per parte non trascurabile, applicate in Italia da molti anni. Si pensi al ricorso ai CfD per l’incentivazione delle rinnovabili, al prezzo di riferimento nazionale e la suddivisione in zone di mercato, ai capacity market, alla previsione di un fornitore di ultima istanza, per citare solo alcuni aspetti. L’evoluzione prevista dei mercati europei, pertanto, attinge molto dall’attuale assetto italiano, che in questo modo mostra diverse caratteristiche di avanguardia rispetto alla generalità dei Paesi UE.

Le misure proposte per proteggere i consumatori energetici e ridurre gli effetti negativi delle fluttuazioni dei prezzi dell’energia sulle famiglie e sull’industria sono certamente vantaggiose in termini di empowerment del consumatore. Queste misure includono la possibilità di stipulare contratti multipli, combinando forniture a prezzo fisso e a prezzo dinamico e di adottare nuove modalità di condivisione dell’energia. Tuttavia, occorre considerare che molti consumatori hanno scarse conoscenze di base del mercato energetico, quindi sarà necessario fare uno sforzo per formarli per offrire loro opportunità di scelte efficaci ed efficienti.

Un’altra misura della proposta riguarda la promozione della sostenibilità economica dei contratti dei fornitori con i clienti finali attraverso l’attuazione di strategie di hedging, con copertura obbligatoria. Ciononostante, questa potrebbe non essere la strada migliore da adottare per favorire la concorrenza nel mercato elettrico. In alternativa, sarebbe ipotizzabile intervenire sottoponendo i fornitori a prove di stress regolari che valutino la propria sostenibilità e, nel caso, adottare correttivi ad hoc.

Le aziende potranno inoltre tutelarsi ricorrendo a contratti di lungo termine (PPA) per l’acquisto di energia rinnovabile che potranno essere garantiti (almeno in parte) dagli Stati. In quest’ottica, sarebbe importante lavorare affinché il ricorso ai PPA non sia solo appannaggio dei grandi consumatori, ma diventi un’opportunità praticabile anche per le PMI.

La BEI sta lavorando ad un progetto pilota in questo senso. Se, in precedenza, si erano evidenziati i punti di forza delle regole del mercato elettrico italiano rispetto agli altri Stati membri, al contrario, se si guarda ai PPA, il nostro Paese evidenzia ampi margini di miglioramento. L’Italia, infatti, appare significativamente indietro, in confronto ai maggiori partner europei, per numero di deal conclusi e di potenza impegnata.

Nel complesso, appare fondamentale rispondere all’esigenza di fornire tutele ai consumatori e alle aziende, ma i nodi da sciogliere appaiono numerosi. Bisognerà attendere i nuovi sviluppi sulla riforma nel corso del 2023: la proposta della Commissione dovrà verosimilmente affrontare un percorso non scontato e il processo di riforma sarà influenzato dalle scelte della Presidenza di turno del Consiglio europeo, che spetterà alla Spagna nel secondo semestre del 2023.

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Cristina Orlando

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