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I numeri dell’eolico europeo nel 2022

Lo scorso anno è stato caratterizzato da numeri in crescita, anche se ancora lontani da quelli necessari per raggiungere i target al 2030

Pubblicato il 03 Mar 2023

I numeri dell'eolico europeo nel 2022 (fonte WindEurope)

Il 2022 è stato un anno positivo per leolico a livello europeo: secondo i dati diffusi da WindEurope nel 2022 in Europa sono stati costruiti 19 GW di nuova capacità eolica. La Germania è quella che ha ottenuto i numeri migliori, seguita da Svezia, Finlandia, Francia e Regno Unito; in Italia sono stati installati circa 525 MW, di cui 30 on shore. L’Europa dispone ora di 255 GW di capacità eolica. L’87% della nuova capacità eolica costruita in Europa lo scorso anno è stata di tipo onshore, mentre i nuovi parchi eolici offshore hanno contato per circa  2,5 GW.

La crescita dell’eolico nella Ue

Ovviamente gran parte dei 19 GW continentali sono appannaggio della UE a 27, nella quale sono stati costruiti 16 GW di nuovo eolico, il 40% in più rispetto al 2021. Nel periodo 2023-27 l’aspettativa è che l’UE costruisca in media 20 GW di nuovo vento all’anno, un dato che non sarebbe sufficiente per raggiungere gli obiettivi energetici e climatici dell’UE, che deve costruire in media 31 GW all’anno fino al 2030. Un obiettivo che sarebbe raggiungibile se l’Europa continuerà a semplificare le norme e le procedure di autorizzazione, a ripristinare segnali chiari per gli investitori e- soprattutto – a investire in modo sostanziale nella catena del valore dell’energia eolica – fabbriche, reti, porti, navi e lavoratori qualificati. 

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L’aspetto positivo segnalato dal report è che l’Europa sta finalmente facendo progressi nella semplificazione delle norme e delle procedure di autorizzazione. La nuova strategia energetica dell’UE, REPowerEU, ha dato un notevole contributo. Le misure di emergenza dell’anno scorso in materia di autorizzazioni hanno sancito per la prima volta che l’espansione delle energie rinnovabili è di “interesse pubblico prevalente”. In Germania l’interesse pubblico prevalente sta già sbloccando progetti di energia eolica che erano rimasti bloccati in tribunale. Un altro passaggio chiave in tal senso sarà la revisione – attualmente in corso –  della Direttiva sulle energie rinnovabili è fondamentale. Secondo l’associazione di categoria, occorre l’inserimento nella direttiva dell’interesse pubblico prevalente, una definizione più chiara del termine di due anni per la concessione dei permessi e un approccio basato sulla popolazione per la protezione delle specie e le nuove regole sul repowering.

“I governi stanno iniziando a semplificare le norme e le procedure di autorizzazione per le nuove energie rinnovabili. La Germania è all’avanguardia. Rispetto a tre anni fa, il tasso di autorizzazioni per l’eolico onshore è raddoppiato. Il tempo medio di autorizzazione è sceso a due anni. Altri devono seguire l’esempio. Le autorizzazioni sono ancora il collo di bottiglia numero uno per l’espansione dell’eolico in Europa”, afferma Giles Dickson, CEO di WindEurope.

Gli aspetti problematici

Un altro punto tutto sommato positivo è che la quota dell’eolico nel consumo di elettricità in Europa è in crescita, tanto che nell’UE-27+UK è ora del 17%. La Commissione europea vuole che l’eolico rappresenti il 43% del consumo di elettricità dell’UE entro il 2030. Tuttavia ci sono non poche nuvole all’orizzonte, dal momento i nuovi investimenti e gli ordini di turbine eoliche sono in calo. Nel 2022 sono stati annunciati solo 13 GW di nuovi investimenti in parchi eolici; gli stessi ordini di turbine eoliche sono diminuiti del 47% rispetto al 2021, scendendo a 11 GW. Secondo WindEurope il calo degli investimenti nell’eolico è dovuto a due motivi. Il primo è l’elevata inflazione dei prezzi dei fattori produttivi, che non si riflette sufficientemente sui ricavi degli sviluppatori. L’aumento dei costi delle materie prime e di altri fattori di produzione ha aggiunto il 25-40% al prezzo delle turbine, ma gli sviluppatori di parchi eolici sono spesso bloccati con una base di ricavi che non è indicizzata in linea con questo incremento. Il punto di vista di WindEurope è che occorrerebbe indicizzare completamente i prezzi d’asta e le tariffe. In secondo luogo, una serie di interventi poco incoraggianti nei mercati dell’elettricità da parte di diversi governi nazionali ha minato gravemente la fiducia degli investitori. L’imminente riforma dell’UE sulla progettazione del mercato dell’elettricità dovrebbe ripristinare urgentemente questa fiducia.

Più a livello industriale, la catena di approvvigionamento dell’energia eolica in Europa continua a lottare con bassi volumi (a causa di strozzature irrisolte nelle autorizzazioni) e con l’inflazione dei costi dei fattori produttivi. Ma ha assolutamente bisogno di crescere: L’Europa non ha oggi abbastanza fabbriche per costruire tutte le nuove turbine di cui ha necessità. La legge europea sull’industria a zero emissioni dovrebbe rendere più flessibili le norme sugli aiuti di Stato e facilitare le sovvenzioni e i finanziamenti per gli investimenti in nuovi impianti e infrastrutture. Ma secondo WindEurope anche i crediti d’imposta nazionali per gli investimenti hanno un ruolo fondamentale da svolgere. E la Banca europea per gli investimenti dovrebbe essere autorizzata a finanziare investimenti in singoli impianti.

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