Rinnovabili, l’ammodernamento degli impianti vale la metà degli obiettivi del PNIEC

Il report Oir di Agici mette in evidenza le prospettive del revamping e del repowering per eolico, solare e idroelettrico, ma anche la necessità di una svolta autorizzativa

19 Giu 2020

Gianluigi Torchiani

La crescita delle energie rinnovabili passa non soltanto dalla costruzione di nuovi impianti in nuovi siti produttivi, ma anche dall’ampliamento e dall’ammodernamento della capacità esistente. Anche perchè la corsa delle energie pulite è partita più di dieci anni fa, quando le tecnologie impiegate erano meno performanti rispetto a oggi e la digitalizzazione era sostanzialmente sconosciuta. Per tutti questi motivi, come ha messo in luce il rapporto Oir  elaborato da Agici Finanza di impresa, le cosiddette operazioni di revamping e repowering possono aumentare l’efficienza e produttività dei siti esistenti, contribuendo in misura consistente al raggiungimento degli obiettivi del PNIEC al 2030. In particolare, il report si concentra sulle tre fonti più importanti per le rinnovabili in Italia: eolico, solare e idroelettrico.

Le prospettive dell’eolico

Tra queste l’eolico appare la tecnologia con i margini più interessanti rinnovamento, considerato anche che alcuni impianti cominciano ad avvicinarsi ai vent’anni di età e hanno dunque subito una perdita di efficienza. Il repowering può essere ottenuto con il reblading, ovvero con la sostituzione delle sole pale (con un aumento del +16% della produzione), o da integrale ricostruzione dell’impianto con uno di dimensioni ed efficienza maggiore (con aumenti tra il +70% e il +130%). All’aumento della potenza si accompagna una riduzione del consumo di suolo e una diminuzione del numero di turbine permettendo uno sfruttamento ottimale della risorsa eolica. Esiste però una controindicazione in termini paesaggistici: impianti eolici più grandi hanno infatti un impatto inevitabile in termini paesaggistici, ovvero una delle ragioni che – soprattutto nel recente passato – hanno portato al rallentamento o alla cancellazione di determinati progetti, per via dell’opposizione delle comunità locali.

L’ammodernamento di fotovoltaico e idroelettrico

Discorso similare di può fare per il fotovoltaico che, pure, ha conosciuto un trend di sviluppo tumultuoso dopo il 2010, dunque ha un’età media più bassa rispetto all’eolico.  In questo decennio, però, le caratteristiche tecniche dei pannelli si sono evolute notevolmente, passando da un’efficienza media del 14% nel 2006 al quasi il 20% dei giorni nostri. La sostituzione di pannelli obsoleti con quelli di ultima generazione consentirebbe di aumentare la produzione fotovoltaica italiana di oltre il 40% a parità di suolo occupato. Oltre a questo c’è il beneficio della digitalizzazione degli impianti e del controllo da remoto, nonchè dello storage, che possono consentire di aumentare in maniera assai rilevante la generazione elettrica. L’ammodernamento potrebbe interessare anche l’idroelettrico , che è caratterizzato da un parco impianti di età avanzata, quasi interamente costruito prima degli anni ’70. Anche qui vi sono ampi margini di miglioramento: grazie ad ammodernamento degli impianti, manutenzione straordinaria degli invasi e applicazione di tecnologie digitali avanzate, c’è un’opportunità di aumento della produzione tra il + 5% e il +30%. Considerato che l’idroelettrico rappresenta ancora oggi la principale fonte rinnovabile italiana, è chiaro che un processo coordinato di revamping potrebbe avere un impatto significativo sull’intero sistema elettrico nazionale.

Gli ostacoli autorizzativi

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Agici, addirittura, stima come l’ammodernamento del complesso degli impianti rinnovabili consentirebbe all’Italia di raggiungere quasi metà degli obiettivi rinnovabili al 2030, senza occupare un centimetro di suolo addizionale. Eppure, nonostante queste opportunità, gli investimenti in questa fonte in Italia sono tuttavia bloccati dal’impasse sul rinnovo delle concessioni, che rende incerto lo sviluppo del settore e scoraggia gli operatori. Insomma, l’ammodernamento delle rinnovabili ha notevoli potenzialità, considerate anche le difficoltà autorizzative ed economiche nella realizzazione di nuovi impianti. Eppure, proprio i vincoli normativi e autorizzativi sono l’elemento in assoluto più rilevante che oggi rallenta anche lo sviluppo del repowering.  In particolare, l’aspetto più negativo è l’equiparazione, dal punto di vista amministrativo, degli interventi di repowering a nuove installazioni, che porta a tempistiche lunghe e procedure complicate. Il problema finanziario appare invece di minore entità: le risorse sarebbero facilmente mobilizzabili in presenza di un quadro normativo chiaro e abilitante.

Una svolta autorizzativa necessaria

“È necessario semplificare il processo autorizzativo per il revamping e repowering per poter trarre il massimo della potenzialità da questi interventi. Inoltre, bisogna lavorare allo sviluppo di competenze e di tecnologie di analisi, contestualmente all’ installazione di moduli, inverter e strutture più performanti. Un possibile approccio per la semplificazione delle procedure per impianti utility scale potrebbe essere quello di prevedere per le attività di revamping la Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata (CILA), mentre per le attività di repowering che rispettano determinati requisiti la Procedura Autorizzativa Semplificata (PAS)” ha messo in evidenza Martin Guzzetti, Head of Innovation and Technology di EF Solare Italia.

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Gianluigi Torchiani

Giornalista classe 1981, scrive abitualmente di tecnologia ed energia. Editor Gruppo Digital360

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